Una manovra più giusta. Le proposte di SEL

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Sappiamo che siamo in una situazione di estrema emergenza, nel pieno di una crisi scatenata dalla finanza globale e aggravata dall’inerzia prolungata del governo Berlusconi e dagli altri governi europei, ma inutile illudersi: con una manovra tutta schiacciata sul lato delle imposte, che soffoca i ceti medio – bassi, non ne usciamo. Dobbiamo ripartire da parole d’ordine che sappiano coniugare crescita ed equità. Colpire i grandi patrimoni, far pagare chi può permetterselo, e chi fino ad oggi non lo ha fatto.

Patrimoniale. Una patrimoniale straordinaria da 200 miliardi per ridurre lo stock del debito ed una ordinaria biennale da 5 miliardi all’anno il cui gettito sia investito per una prospettiva credibile e una crescita sostenibile sarebbe un segnale di inversione del trend del debito, unico modo per uscire dalla crisi evitando l’aggressione dei mercati. Tentare di ridurre il debito nel breve periodo con misure aggressive è infatti quello che i mercati vogliono farci credere sia l’unica soluzione, ma solo per ritornare a speculare sulle debolezze strutturali. Serve, invece, una riduzione tendenziale credibile del debito nel lungo periodo. Un po’ come accadde quando entrammo nell’euro: nessuno ci chiese di rispettare il parametro del debito al 60% del PIL subito, ma di avere un trend di debito decrescente negli anni seguenti all’ingresso della moneta unica.

No tax area per la generazione mille euro. Vanno ripensate misure di intervento per i giovani. Una delle azioni immediatamente eseguibili è la creazione di una no tax area per gli under 35, che garantisca la salvaguardia fiscale totale dei redditi sotto i 6.000 euro annui. Questa fascia di esenzione comporterebbe la messa in sicurezza di quei redditi bassi collegati ad occupazioni precarie, garantendo alla “generazione 1000 euro” un aiuto immediato e vitale. La “foglia di fico” rappresentata dalle previste agevolazioni fiscali per le imprese che assumono giovani viene in realtà annullata dagli spostamenti dell’età pensionabile. Con la No tax area, gli under 35 che non beneficiano delle usuali deduzioni pagherebbero il 23% solo sulla differenza e non sul totale.

Più Europa. Servono idee per salvare non solo il Paese ma la tenuta stessa dell’Unione Europea. Come la creazione di una autorità di rating europea, l’euro-project bond, il ruolo della BCE a sostegno delle difficoltà dei singoli Paesi e dell’Ue nella sua interezza, la sottoscrizione di accordi internazionali Italia-Svizzera sul controllo e l’identificazione dei flussi finanziari.

Sul lato delle entrate, ancora, si può, si deve aumentare l’aliquota sui capitali scudati fino al 20%, segnando una distanza netta con gli abusi perpetrati dall’ex premier, attuare una seria politica di lotta all’evasione e alla corruzione, introdurre una tassa sulle emissioni di co2 e sugli immobili di lusso.

Infine, va attuata una riduzione drastica della spesa militare del nostro Paese di 1,5 miliardi di euro nel 2012 e di 2,5 miliardi negli anni successivi, con l’obiettivo di riportare la nostra spesa effettiva sotto lo 0,9 per cento del Pil contro l’1,4 per cento effettivo di oggi.

Servono misure strutturali e simboliche, più partecipazione, più ascolto delle parti sociali e sindacali, maggiore giustizia sociale. Vedremo se la ricetta del governo tecnico saprà traghettarci oltre la crisi. Viceversa, se a febbraio parleremo di un’altra manovra correttiva, vorrà dire che sarà forse il tempo di tornare alla sovranità popolare e, perché no, ad una idea del tutto alternativa di crescita e sostenibilità, alternativa al populismo berlusconiano che ci ha condotto nella melma, alternativa al liberismo temperato del professor Monti.

Massimiliano Smeriglio

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Felice Di Giandomenico 11 gennaio 2012 - 10:02

Cari compagni, io dico soltanto una cosa. In un paese dove ancora si continua, nonostante tutto, a turlupinare i cittadini (il caso Malinconico è l’ultimo della serie), dove gente per bene arriva all’atto estremo di suicidarsi perché, perdendo il lavoro, sente di aver perso la propria dignità (emblematico il caso dei due coniugi di Bari), dove l’unica impresa in attivo è la mafia, dove sono a rischio migliaia di posti di lavoro, nonostante il 31% e passa di disoccupati soprattutto tra le file die giovani, dove stipendi medio-bassi vengono ben salassati costringendo famiglie e lavoratori ad assistere ad vertiginoso calo della qualità della vita, dove il potere d’acquisto perde di giorno in giorno il suo valore, dove gente come Marchionne fa di tutto per annientare i diritti sindacali più elementari silurando la FIOM, dove la politica (soprattutto quella che ama definirsi di sinistra ma che non lo è) rimane appecoronata senza avere le palle di dire esplicitamente le cose così come stanno effettivamente – così come fa da tempo il compagno Giorgio Cremaschi tanto per intenderci – l’unica voce “a sinistra” che si sta levando con una certa energia tant’è che la FDS lo vorrebbe proporre come proprio leader. Credo che per la sinistra (vogliamo chiamarla radicale?) stiano sfumando preziose opportunità di mettersi seriamente al fianco delle gente e lottare insieme alla gente per rivendicare diritti che sono dovuti alla gente. Nichi Vendola parlava spesso di felicità, di serenità, addirittura di possibilità di potersi andare a mangiare un pizza ogni tanto senza sentirsi in colpa.
Dobbiamo ritornare a quell’ottica, cari compagni, non possiamo può andare avanti teorizzando su proposte che comunque rimangono lettera morta. Vogliamo lavorare sulle proposte? Bene si coinvolga di più e meglio la base del partito e si inizi a mettere a punto seminari di studi, incontri, dibattiti attraverso i quali crescere tutti.
Gli italiani sono abbastanza schifati dalla politica e non torto. Di melma , anche dopo Berlusconi, n’è rimasta tanta anzi, ora è ancora più mefitica visto e considerato che c’è un rimescolamento continuo che ne amplifica l’olezzo.

Giuseppe 11 gennaio 2012 - 09:01

Hai ragione Felice: è ora che la sx invece di aggirarsi smarrita e limitarsi a commentare, per quanto bene, la situazione si alzi in piedi, inizi a scrivere un programma alternativo alle politiche borghesi che pd e pdl e casini stanno avallando. E quando tutto sarà nero su bianco si vedrà chi ci starà e chi no. Da quello che leggo penso che le convergenze saranno possibili solo tra chi sta a sx del pd (se non prevarranno altre logiche). Allora il problema sarà di prendere atto che una riaggregazione della sx è più che mai necessaria, anche per dare alla gente una prospettiva credibile di cambiamento. Abbandonare subito l’esperienza dell’arcobaleno è stato a mio avviso un errore: il voto utile può funzionare una volta, ma poi i nodi vengono al pettine, casomai occorreva radicalizzare di più quella formula, riempirla di contenuti e cominciare a battere la grancassa tra la gente.
Giuseppe

Felice Di Giandomenico 10 gennaio 2012 - 16:27

Concordo pienamente con quanto scritto da Alessandro Penati su la Repubblica del 9 gennaio scorso riguardo al “blitz” delle Fiamme Gialle in quel di Cortina che, in un paese sufficientemente civile, dovrebbe rappresentare una norma e non un’eccezione.
E sono anche d’accordo sul fatto che di demagogia di bassa lega su questo evento ce n’è stata fin troppa; mi rifiuto di pensare che uno Stato degno di questo nome non sappia chi è in linea con il fisco e chi no. Il tutto ha il sapore di un contentino da offrire ad una popolazione già abbastanza provata da una manovra che penalizza chi si guadagna da vivere onestamente mettendo sempre più alle corde i pensionati, i precari, i disoccupati, i giovani…
Sembra proprio che il destino di noi italiani sia quello di essere presi in giro da tutti; prima avevamo Berlusconi, che ci ha preso in giro attraverso le sue pagliacciate e il suo sconsiderato e idiota ottimismo; ora abbiamo Monti che, attraverso il suo “rigore” e la sua “sobrietà”, col sorriso sulle labbra, continua a colpire le classi sociali più deboli, somministrando di tanto in tanto un cauto ottimismo come dire, il cetriolo va sempre in ….. all’ortolano.
In tutto ciò la politica balbetta, rimane ai margini, osserva passivamente, eccezion fatta dei gracidii di Cicchitto, Lupi e company che ovviamente si sono scagliati contro le rilevazioni della Guardia di Finanza a Cortina. O anche della quotidiana cagnara della Lega che, se da una parte sfodera le armi contro questo governo, dall’altra investe soldi fuori Italia facendo infuriare la propria base.
Eppure ci stavano quasi riuscendo a rifarsi la cosiddetta verginità.
La permanenza così prolungata del post di Massimiliano Smeriglio sul sito di SEL la dice lunga su come si stia vivendo un momento di empasse politica da cui sembra difficile uscire.
Possibile che questo nostro discutere non stimoli ai nostri dirigenti altre proposte, altri programmi, altre iniziative da portare avanti per tentare almeno di abbozzare una lotta contro misure economiche che stanno sfiancando il paese?
Come mai tutto questo silenzio? Si, si postano articoli senza dubbio interessanti, ma dell’attuale situazione politica, di un programma da portare avanti, di idee ma mettere in campo niente di niente. Resteremo tutti fermi su questo post per un altro mese? Ma il mondo va avanti.
Anche nel forum mancano discussioni, appaiono solo messaggi incomprensibili dei quali ho chiesto spiegazioni senza riceverne. Giuro che non sono in vena di polemiche ma credo che sia giunto il momento di darsi tutti una mossa, i problemi sono tanti e devono essere affrontati se non altro per evitare di essere raggirati e presi in giro, questa volta con i guanti bianchi e con sobri sorrisi di circostanza.

Giuseppe 10 gennaio 2012 - 12:57

Dimenticavo: questo sistema sarà sempre più ingiusto proprio perchè ha privatizzato i mezzi di produzione, privatizzato i profitti e socializzato le perdite. Forse il problema che tu dici è che la socializzazione non è stata completata e ai soviet si è sostituita una burocrazia di partito, che è un’altra cosa.
giuseppe

Giuseppe 10 gennaio 2012 - 12:50

Cf, forse il problema è che la gente comincia a capire quale sia la posta in gioco e quali i disegni dei detentori dei mezzi di produzione, e dove questi disegni li porteranno: verso condizioni di vita di miseria, verso una pauperizzazione sempre più accentuata. Per questo i vecchi schemi di un “riformismo” che di riformismo ha solo quello che i padroni (credo che esistano ancora, o non si può dire?) impongono, non funzionano più. Alla stupidità e alla creduloneria c’è per fortuna un limite! Mi sembra che voi della sx “moderna” abbiate perso ogni ponte con la storia del movimento operaio, state diventando tutti tanti bravi professori alla Ichino che studiano come accompagnare le masse verso il baratro accompagnando l’operazione con belle parole. Ma ciò che vi smentisce è la realtà dei fatti: non sono i mercati, la crisi e nemmeno i puffi la causa dell’ingiustizia ancor più dilagante che ci sta sommergendo, ma è questo sistema che voi avvallate e vi affannate a voler puntellare tra una guerra e l’altra e tra una sottrazione di ricchezza e di diritti e l’altra.
Non c’è l’ho con te, sia chiaro, come tu non con me, si tratta solo di constatare che stiamo da due parti opposte della barricata.
@ Elson:
un po’ di colpa però l’hanno anche quel 50% (o più) che non sa avere una coscienza di classe nemmeno nei periodi più neri, di cambio epocale. Ma del resto in troppi sono più preoccupati di perdere il cellulare o l’uscita domenicale agli outlet che di tutto il resto che si muove sotto al cielo.
Giuseppe

Cf 10 gennaio 2012 - 12:25

Seguire lo svolgersi della discussione apertasi sull’articolo di Smeriglio risulta, a mio modesto avviso, particolarmente interessante.
Interessante perchè utile a comprendere alcune dinamiche evolutive dell’attenzione che si manifesta intorno al progetto di SEL che meritano di non essere trascurate.
In particolare ciò che emerge è un progressivo distacco di una parte significativa di coloro che nel tempo si sono interessati al suo progetto e la riduzione dei partecipanti alla discussione, progressivamente sempre più marcata, a quei soggetti che esprimono una critica aperta ed assolta nei confronti del centrosinistra. Si noti bene, NON un progressivo spostamento generale degli interventi verso determniate posizioni (che esprimerebbe con chiarezza un orientamento preciso dei sostenitori del progetto di SEL) ma un progressivo abbandono della discussione monopolizzata sempre più da pochi soggetti con posizioni chiaramente orientate. Sia chiaro, non vorrei essere frainteso, la mia NON è una critica nei confronti di coloro che giustamente esprimono le loro posizioni con coerenza e legittimamente o un invito alla censura nei loro confronti. Ciò che mi interessa è evidenziare il fenomeno e cercare di riflettere su di esso.
Il mio personale e parziale punto di vista è che SEL come progetto raccolga attorno a se interesse e generi aspettativa (i sondaggi sulle intenzioni di voto, per quanto occorra maneggiarli con cautela, esprimono un orientamento chiaro in tal senso) e che questa a sua volta generi partecipazione (in diverse forme a partire dalla discussione sul sito) ed in particolare che questo interesse/aspettativa sia strettamente legato al desiderio di una parte di elettorato progressista italiano (una parte non trascurabile a mio parere) di una maggiore caratterizzazione sociale delle scelte politiche dei loro partiti di riferimento (ed in tal senso ritengono che SEL possa incidere su questo orientamento). Partecipazione che però adesso si stà significativamente affievolendo e che probabilmente rappresenta il primo campanello di allarme di un inizio di disaffezione/distacco rispetto alle aspettative generate da SEL. Ovviamente si tratta di fenomeni che interessano molti aspetti, incluso il rapporto con i media, ma che a mio avviso hanno come “nocciolo” l’incertezza dei rapporti con gli altri partiti del centrosinitra, a partire dal PD. Incertezza che – a mio avviso – nasce sia dalla mancanza di un posizionamento netto da parte della dirigenza di SEL che per paura di perdere una parte di potenziale elettorato o delle conseguenze di una maggiore autonomia politica rispetto agli orientamenti dei sindacati facenti riferimento alla CGIL sceglie un atteggiamento di basso profilo non privo, tra l’altro, di una certa incoerenza.
Così chi cerca di approfondire il progetto di SEL attraverso le dichiarazioni della dirigenza e sul sito (leggendo articoli e commenti) ricava la sensazione che tra centrosinistra e SEL ci sia un allontanamento che non potrà che portare a percorsi distinti. Ed è questa sensazione sempre più prevalente che – a mio avviso – rappresenta la ragione prima della tendenza in corso di perdita d’interesse attorno al suo progetto. Che sia questo il fenomeno in atto e che dipenda da queste dinamiche non è difficile da comprendere, basta guardare alle dinamiche del consenso elettorale della sinistra italiana degli ultimi 10/15 anni che si è sempre marcatamente distinto non in conseguenza delle idee professate dai partiti ma da come questi si posizionavano (soprattuto da come veniva percepito il loro posizionamento; autentico e/o di comodo) rispetto alla coalizione di centrosinistra e da come si comportavano quando ne facevano parte (lealmente o se erano la causa di frizioni/rotture). Perchè – ed è questo che la dirigenza della sinistra italiana (incluso quella di SEL) fanno ancora fatica a comprendere – la maggioranza dell’elettorato progressista in Italia NON è rappresentato prevalentemente dal mondo operaio (ed ovviamente neanche dai ceti più abbienti) ma dal cosidetto “ceto medio riflessivo”, formato da persone di medio/alta cultura (anche se nella maggioranza dei casi con redditi medi o medio/bassi) che sono informati e soprattutto che hanno un approccio ancorato alla realtà (pur avendo chiare aspirazioni a costruire un mondo più equo e giusto). Un gruppo di soggetti che pur nella chiarezza delle loro idee (che possono essere su singoli temi anche molto più progressisti delle posizioni più radicali a sinistra) sono ben consapevoli del valore primo della democrazia e del governo (che ritengono premessa inprescindibile per ogni cambiamento) e della complessità della società in cui vivono (ritenendo dunque che i cambiamenti sono lenti e progressivi e che contano più i fatti delle parole e degli slogan) e che pertanto considerano “non negoziabili” la collocazione (che deve essere di coalizione per avere la concreta possibilità di vincere le elezioni) e l’atteggiamento riformista (orientato al cambiamento a partire dallo stato presente delle cose) e concreto (che non sfugge davanti alle contraddizioni che si devono affrontare). Un gruppo di soggetti che è sicuramente interessato ad orientare in senso più “progressista” l’attuale centrosinistra italiano ma che non è disposto ulteriormente a tollerare i personalismi ed i particolarismi così cari ad una parte della sinistra italiana che ha sempre ragione e mai torto, che con il 3/4% dei voti pretende sempre di dettare la linea (sottraendosi agli impegni di coalizione assunti precedentemente giusto per otetnere qualche seggio in parlamento) e che non è neanche in grado di distinguere le profondissime differenze che passano tra l’attuale governo del prof. Monti e quello precedente (e che giudicano le scelte senza tener conto del contesto specifico, sia parlamentare che economico, in cui ci troviamo) o che, nel mondo globalizzato di oggi, ragiona ancora come se esistessero gli stati-nazione dell’800 con un’economia sostanzialmente chiusa al loro interno o ancora crede che la soluzione ai problemi sia la “socializzazione dei mezzi di produzione” (come se il ’900 ed i totalitarismi fossero passati invano).
Posso sicuramente sbagliarmi, ma la mia impressione è che se SEL non decide con coraggio una collocazione chiara e definitiva rispetto al PD ed al suo orientamento (che può e deve essere oggetto di discussione e critica, ma costruttiva) e si attarda ancora in mezzo al guado nella speranza di un diradamento della nebbia (l’attuale contesto sociale e d economico del paese) che gli consenta di vedere con maggior chiarezza quale sia la sponda giusta verso la quale dirigersi, con ogni probabilità non raggiungerà né l’una, né l’altra fienndo con l’annegare lentamente.

Elson 10 gennaio 2012 - 10:00

Sottotitolo:
“Il Governo Monti, i mercati, gli investitori e gli elementi di Giustizia.”

Monti-Padron Bersani non ha inserito nessun elemento di Giustizia, nella sua manovra, né ne potrà inserire.

Tutto quello che Monti-Padron Bersani farà, sarà accentrare la ricchezza che c’è, ancor di più nelle mani di alcuni.
Questo al fine di creare una parte “ufficiale” del Paese Italia, che risulti essere tonica e corroborata.

Ma gli investitori lo vedono eccome che si tratta di un artificio senza vere solide basi!

Monti-Padron Bersani condanna alla necrosi definitiva quelle parti della Nazione che ha trovato già agonizzanti, cercando così di salvare, di un corpo immaginato e gravemente compromesso, cuore, reni, fegato, cervello: gli organi vitali.

Monti-Padron Bersani, così facendo, nega la possibilità dell’inserimento di elementi di Giustizia.
Non a caso Napolitano parla di interventi fuori dagli schemi!

Ma gli elementi di Giustizia sono la cosa che i mercati, e gli imprenditori seri, cercano di più in assoluto, perché da detti elementi scaturiscono certezze e stabilità!
Un contesto senza elementi di Giustizia, al contrario, attirerà solo speculatori senza scrupoli.

Non li ha inseriti, Monti-Padron Bersani, ma non li avrebbe potuti, e non li può, comunque inserire: per sua intrinseca natura!
In quanto il G. Monti-Padron Bersani è un governo “Ingiusto” per nascita!
Perché è un governo imposto da Napolitano e dall’attuale Parlamento!
NON è un Governo “Giusto”, ovvero: Democratico, aderente alla volontà del popolo sovrano!

Basti pensare che a Governare, oggi, senza nessuna legittimazione sostanziale, c’è un PD che non solo PERSE le elezioni nel 2008, ma che vanterebbe un rapporto di forze in Parlamento derivante dal voto del 2008 ottenuto presentandosi con una coalizione, insieme all’IdV, guidata da Veltroni, che oggi non esiste proprio più!
E presentandosi in un contesto, e con un programma, che con gli eventi attuali, non hanno niente a che vedere!
E ora, incredibilmente, ed “impossibilmente”, quel PD, che PERSE le elezioni del 2008, ed in ragione di quelle elezione, sta tranquillamente al governo del Paese! Nella maggioranza!
Governa, pure avendo perso!
Più “illegittimo” di così?
Ma come potrebbero, i mercati, gli investitori, fidarsi di una classe politica e istituzionale così?
Investire in un Paese nel quale governa chi ha PERSO le elezioni?

Ma chi ci va, ad investire, tranquillo, sotto un Governo ed un Parlamento non legittimati dalla volontà popolare?
Scherziamo?

Basti riconsiderare l’affermazione di Napolitano, più o meno questa: “siccome gli italiani non hanno protestato, vuol dire che hanno accettato, per cui la manovra e stata cosa democratica!”!
Alla faccia della Democrazia!
E lo scrutinio a voto segreto, allora, cosa servirebbe a fare?
A niente! Infatti, nelle dittature, il voto non serve proprio a niente!

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Quanto alle alternative di governo, non sono i numeri, quelli che mancano, se solo prendessimo in considerazione il rapporto Bank’Italia che dichiara il 50% delle famiglie italiane relegato a vivere (?) con il 10% della ricchezza nazionale!
È la volontà dei vertici politici, che non c’è!
E non c’è perché essere “giusti”, ovvero utilizzare quel 50% di poveri per andare al governo, vorrebbe dire poi ripartire la ricchezza anche tra loro!
Dividere la ricchezza anche con loro!
Ma siccome di ricchezza “in creazione”, al momento non ce n’è, “dividere la ricchezza” adesso, con quel 50% di poveri, vorrebbe dire togliere qualcosa a chi ce l’ha: in primis, alle consorterie di partito, ai foraggiamenti dei sodali di casacca, ai gli amici e ai parentadi “sistemati” nella PA e nelle realtà para-statali lottizzate.

Giuseppe 10 gennaio 2012 - 09:13

Io parlavo non tanto dei vertici dei partiti quanto della gente che subisce le ingiustizie di questo sistema iniquo fondato su falsi valori che impoverisce le masse e arricchisce pochi e che, pur trovandosi in prevalenza su idee di sx si divide in mille rivoli impedendo di fatto la costruzione di una alternativa al sistema borghese.
A quale socialismo? Perchè, hai bisogno di un modello? Lungi da me l’idea di un modello. Se sei cristiano, magari prova a ragionare quanto di socialista vi sia nelle parole del Cristo. Non dare limiti ai tuoi sogni!
Ma sew proprio vuoi partire da qualcosa di concreto pensa al socialismo di Gramsci e dei consigli operai. Vi sono dei punti fermi nel socialismo, per evitare tanta miseria e ingiustizia, tante guerre e tanta fame basterebbe almeno la socializzazione dei mezzi di produzione.
Giuseppe

Fabio Roggiolani 9 gennaio 2012 - 13:20

Nel 1972 aderii ai cristiani per il socialismo, poi dopo alcuni anni mi rei conto che dovevamo chiamarci per la liberazione perchè i socialismi realizzati nel mondo rappresentavano l’esatto contrario dell’idea di libertà con cui avevamo invaso le piazze.
Don Milani e Don Mazzi assieme alle lotte contro ogni discriminazione e per ogni libertà anche individuale.
A quale socialismo pensi caro giuseppe dovremmo riferirci?
A quale delle linee rosse aderire per il futuro?
E a proposito di rosso ma che ci vedi di rosso in dipetro e grillo?
Senza offesa ma le alleanze degli scontenti non hanno MAI funzionato.

Giuseppe 9 gennaio 2012 - 12:14

A proposito di alternativa, un sondaggio mandatomi da un compagno del PDCI:
SEl + FEd + IValori + Grillo = 7+3.5+5.5+7= 23%
che divisi non contano nulla ma uniti…
Giuseppe

Giuseppe 9 gennaio 2012 - 10:43

Un blocco sociale contro il regime dei banchieri

di Lucio Garofalo

La crisi odierna è inequivocabilmente dovuta a fenomeni di sovrapproduzione e sottoconsumo, in sostanza deriva da una restrizione dei mercati che è un effetto della variazione della morfologia sociale. L’enorme rigonfiamento della massa proletarizzata, con la riduzione di gran parte dei ceti medi alla condizione salariata, significa che non ci sono abbastanza compratori per le merci: il proletariato non può ricomprare tutte le merci che esso stesso ha prodotto. Ma ciò rappresenta un’antinomia del capitalismo, dato che non può esistere una società composta esclusivamente da borghesi e proletari.

La razione di miseria obbligatoria imposta a paesi come Portogallo, Grecia, Italia, Spagna e progressivamente a tutti i popoli europei, non basterà a fermare la caduta di rendimento del capitale finanziario, per cui serviranno altre manovre finanziarie che spingeranno sempre di più verso una condizione di insopportabilità dei sacrifici imposti ai proletari. Ormai il capitalismo non ha più nulla con cui tacitare la protesta sociale, anzi, per sopravvivere è costretto ad estorcere sempre di più e in dosi sempre maggiori.

Se Obama è costretto a raddoppiare i fondi sociali di assistenza con cui vengono finanziati sottobanco i grandi supermercati dei distretti popolari al fine di non fare esplodere rivolte, se in Europa si procede all’abolizione di ogni copertura di welfare (pensioni, sanità, scuola, ecc.), se neppure uno solo dei grandi economisti borghesi è stato in grado di prospettare un modo per uscire dalla crisi e stabilizzare l’economia, tutto questo procedere verso il disfacimento totale del capitalismo ha una sua ragione d’essere ed è l’irrazionalità del capitalismo rispetto alle ragioni dell’intera umanità.

Oggi la miseria obbligatoria imposta dal proconsole della BCE per l’Italia, Mario Monti, al solo fine di garantire il pagamento degli interessi del debito pubblico italiano al capitale finanziario internazionale può valere qualche settimana di ripresa dei titoli italiani. Più del 97% di questi titoli sono incettati dalle banche che esigono i pagamenti, pena il default: sono le grandi banche mondiali, a cui la BCE e le banche italiane sono consociate. Di ripresa nemmeno l’ombra, anzi prosegue la liquidazione sistematica dell’industria e del piccolo commercio. La crisi abbatte chi non è abbastanza forte da resisterle: si contano già 60-70 mila piccoli esercizi commerciali chiusi con relativo numero di disoccupati, per lo più clandestini, dato che erano clandestini anche come lavoratori. Questa ecatombe forza il mercato in direzione dei grandi gruppi commerciali, cioè dei grandi supermercati nei quali i prezzi sono stabiliti nell’ambito dei commerci internazionali. Ci avviamo verso un commercio con forti connotazioni autocratiche, verso cui i consumatori non dispongono di alcun mezzo di influenza e di contrattazione.

Al momento i grandi centri commerciali mantengono i prezzi al di sotto di quelli del piccolo commercio, fa parte della strategia per liquidare quest’ultimo e la quantità di merci vendute assicura ai grandi gruppi margini soddisfacenti di profitto, dato anche che possono servirsi di lavoro precario a basso costo. Quando essi avranno imposto condizioni di monopolio, allora potranno esercitare tutta la loro forza per spremere i consumatori.

Il piccolo commercio è stata una delle attività fondamentali della piccola borghesia urbana. Le sue attuali condizioni di reddito non sono dissimili da quelle dei proletari. Ma molta della sua sopravvivenza dipende dall’evasione fiscale sistematica, da essa concepita come lotta di sopravvivenza contro lo Stato e la concorrenza. Essa è oggi un rimasuglio di ciò che era quando il fascismo la mobilitò contro il movimento operaio.

Crollata l’illusione berlusconiana in cui essa si riconosceva completamente, oggi la piccola borghesia urbana si trova sul baratro della sua scomparsa come ceto sociale. Il capitale finanziario la sacrifica per acquisire il potere enorme di monopolizzare i commerci e utilizzarlo come forma di controllo e pressione sociale. E’ noto che i capitali dei grandi gruppi commerciali sono consociazioni internazionali gestite dalle banche.

E’ evidente che per gli ultimi residui della piccola borghesia urbana e commerciale le prospettive future sono uno status di proletarizzazione, disoccupazione e precarietà. Ma bisogna stare attenti poiché è proprio da questi ambienti sociali che stanno riemergendo le tesi complottiste, l’antisemitismo di ritorno, il razzismo contro gli extra-comunitari.

Di fronte alla proletarizzazione forzata della piccola borghesia urbana, il proletariato non può più combattere con gli strumenti, ormai anacronistici, della democrazia parlamentare borghese, un nemico di classe che ha finalmente gettato la maschera, uscendo allo scoperto e ponendosi direttamente al vertice di Stati come Italia e Grecia.

Un’analisi della situazione che sia attendibile, onesta e coerente, non può non generare una presa di posizione ferma ed intransigente di fronte all’inasprimento della crisi e alle soluzioni “lacrime e sangue” adottate dai governi in un quadro capitalistico. Governi che non sono più condizionati in modo occulto e latente, come succedeva all’interno dei precedenti scenari parlamentari, da lobby che fanno capo alle grandi banche d’affari e all’alta finanza, ma sono un’emanazione diretta e palese del potere capitalistico, poiché al vertice degli Stati, in Grecia e in Italia, si sono insediati ufficialmente dei regimi guidati da tecnocrati e alti funzionari del sistema bancario e finanziario internazionale.

Su questo punto non si può non concordare, a meno che non si voglia negare l’evidenza.

In un quadro di crescenti ingiustizie e diseguaglianze sociali, è inevitabile che le proteste, frutto della disperazione dilagante, non saranno più facilmente gestibili con gli strumenti tipici della legalità costituzionale e della democrazia liberale borghese, e da semplici movimenti di indignazione e contestazione pacifica e non violenta, potranno assumere la forma delle rivolte o dei tumulti di massa, ovvero una veste insurrezionale.

Pertanto, serve la formazione di un blocco sociale e popolare, di impronta classista, che sia in grado di esercitare un ruolo antagonista, intransigente e deciso, contro il regime dei banchieri, che è (per l’appunto) un’emanazione diretta e palese, persino dichiarata, di un blocco economico molto agguerrito che fa capo agli affari (di classe) del sistema bancario e dell’alta finanza internazionale, che sono evidentemente contrapposti in maniera irriducibile agli interessi del mondo del lavoro produttivo e salariato, precisamente a quelli delle classi operaie e, più in generale, delle masse proletarizzate.

Ma come e con quale durata temporale si potrebbe conseguire un simile obiettivo? E con quali metodi di lotta è possibile, oltre che necessario, agire per concretizzare tale progetto? Ed è un traguardo di breve termine, o di medio e lungo periodo? Sempre che sia realizzabile. Inoltre, ammesso che lo sia, il processo dovrà e potrà svilupparsi dal basso, quindi compiersi in modo spontaneo ed auto-organizzato, o dovrà essere diretto dall’alto, cioè da un soggetto politico che si configuri come avanguardia rivoluzionaria?

A tutti questi interrogativi, che non sono affatto accademici, astrusi o peregrini, bensì estremamente pratici, occorrerebbe dare una risposta. Una risposta che eventualmente può giungere solo dal basso, ovvero dal magma ribollente delle lotte sociali e materiali.

Un solo commento: credo che la storia insegni che un movimento come quello evocato alla fine dell’articolo possa nascere non dallo spontaneismo di una classe ma guidato da un partito con solide basi teoriche in grado di indirizzare le diverse spinte di una base che finirebbe inevitabilmente per disperdersi in mille rivoli che porterebbero a non concludere nulla e quindi a lasciare al sistema tempi emodi per sopravvivere a se stesso. Il problema è crearla questa forza.
Giuseppe

Giuseppe 9 gennaio 2012 - 09:58

A chi dice che occorrerebbe contrapporre la costituzione al capitale/liberismo: la ns costituzione è stata frutto di un compromesso tra forze politiche e sociali aventi diversi orientamenti, è sicuramente molto avanzata anche perchè allora non vi erano quei partiti spazzatura che esistono oggi, ma oltre ad essere rimasta lettera morta ha comunque dei limiti, e mi spiego, riallacciandomi anche alle perplessità di Elson (che saluto) sul chi votare.
Avete visto ieri sera la trasmissione di Iacona sulla Tunisia? Al di la di mille altre considerazioni io ne faccio una semplice semplice: in quel paese è stato cacciato un dittatore che sveva affamato il proprio popolo ma non è stata minimamante intaccata la struttura dei rapporti di proprietà che generano quelle ingiustizie sociali, che perpetuano l’immensa ricchezza di pochi a fronte della miseria di molti. E in quel paese le cose continueranno ad essere così, e ciò fino a che non si realizzerà la sola rivoluzione davvero importante: quella dei rapporti di proprietà. Tutto il resto è fumo negli occhi, è un aggiustamento di facciata che non altera la natura dei problemi. Per questo credo che sia necessaria una costituzione di tipo socialista e per questo credo che sia necessario votare un partito di classe, altrimenti fra qualche mese/anno saremo ancora qui a ragionare su quanto ci siamo impoveriti.
Giuseppe

Elson 8 gennaio 2012 - 13:12

Perché, secondo me, lo spread resta alto.
Perché nella Manovra Monti, a ben guardare, non c’è niente di niente!
Cosa ha fatto, Monti?
Di fronte ad un Paese allo sfascio, incancrenito da corruzione, evasione, Mafia, magna-magna generale, zavorrato dagli “stipendifici” (tutte quelle “formule” “utili” a “sistemare le consorterie di partito, i sodali di casacca, gli amici e i parentadi), ha semplicemente cercato di ridare una parvenza di “tono” ai conti pubblici!
Come?
Intanto, andando a ipotecare una cosa che, nelle condizioni in cui stiamo, fa solamente ridere: il futuro!
Perché allungare l’età pensionabile di 10 anni, è ipotecare il futuro!
Ma si tratta di un futuro che ha alla base il marciume, l’abusivismo edilizio a sfregio, le carceri da schifo, con i nostri politici indegnamente alle Maldive: il massimo del peggio!
Non è l’allontanare l’età pensionabile, che può certo convincere chi decide del nostro spread!
Allontanare l’età pensionabile avrà senz’altro ridato un certo “tono” ai conti dello Stato, in quanto si tratterebbe formalmente di un risparmio di spesa, ma solo come parvenza!
Questo risparmio di spesa, e gli osservatori internazionali lo vedono bene, Monti lo vorrebbe fare su una massa di morti di fame!
Su una massa di lavoratori costituita in parte da “imbucati”, che consumano senza produrre niente, in parte da lavoratori in procinto di perdere il posto di lavoro, ed in parte su lavoratori in cassa integrazione e in mobilità: questo “vedono”, secondo me, gli osservatori internazionali!
Monti, con l’IMU e l’IVA al 23%, fa due cose assolutamente deleterie, dannosissime per il nostro Paese:
- la prima, ma non la più importante, sposta semplicemente in avanti la soglia che divide i conti dello Stato, i conti pubblici, da quelli privati: questa “scelta”, come quella delle pensioni, non crea assolutamente nulla! Non crea nessuna ricchezza! Il Paese è esattamente lo stesso Paese scassato di prima!
Solo, i conti Pubblici, sembrano un tantino più corroborati!
Ma è solo un patetico maquillage! E “gli altri”, lo sanno!

- la seconda cosa, e la più importante, che Monti NON FA, introducendo l’IMU e l’IVA al 23%, come del resto NON FA allontanando l’età pensionabile, è l’introdurre elementi essenziali e fondamentali di Giustizia! Monti, in altre parole, limitandosi a mistificare la superficie delle cose, lancia contestualmente il segnale che l’Italia, nella sostanza, intende proseguire con gli atteggiamenti ed i comportamenti di sempre!

E “proseguire come sempre, sotto sotto (ma nemmeno tanto “sotto”!), vuol dire continuare, insistere con gli “stipendifici”, con i politici alle Maldive mentre si risolve la situazione carceraria con il decreto “svuota carceri”, che in sostanza significa assolvere senza processo i responsabili dello stato delle nostre carceri, e depenalizzare tanti reati detti forse “minori”, che minori non sono!
Vuol dire andare avanti a braccetto con evasione, corruzione, con la Democrazia Sospesa: perdere il pelo, ma non il vizio!
In un Paese così, forse gli speculatori sarebbero interessati ad investire, gli avvoltoi: non certo gli imprenditori seri! Quelli che hanno bisogno di certezze, di sicurezze, di Giustizia!

A ben guardare dall’esterno, nella Manovra Monti, di buono, non c’è proprio niente di niente!

Ed è per questo che Monti, io penso, va facendo il giro delle sette chiese: per chiedere all’UE di modificare, rendendole più “tenere”, più “abbordabili”, le condizioni di “accesso”: perché, altrimenti, lui, e l’Italia (ingessata dalle stesse lobby di sempre), nella forma forse sì, ma nella sostanza, non gliela farà mai!

Perciò non si è fatto pagare: il caso, era troppo disperato!
Il fallimento avrebbe reso il “farsi pagare” dequalificante per la propria reputazione: non ha inteso rischiarla!

Fatalmente, Monti e Napolitano (NAPOLITANO HA SEMPRE RAGIONE!), evitando le elezioni, si son potuti solo illudere di eludere le lobby che tengono, da sempre, ingessata l’Italia!
Sono queste che, paradossalmente, proprio attraverso Monti, e proprio attraverso il nostro Parlamento per così com’è, hanno, nella sostanza, impedito qualsiasi vera manovra “liberatoria”.

E non a caso, mi si corregga se sbaglio, lo spread resta alto come la tensione nelle città, come gli omicidi a Roma, come i suicidi per questioni legate al lavoro, come la coesione sociale a rischio!

Elson 8 gennaio 2012 - 12:06

Il Gran Professorone Monti: “Gli evasori mettono le mani nelle tasche degli italiani!”.

Non è vero: è lo stesso Monti, che ce le mette, e intendo dimostrarlo.

Monti, alla stregua degli evasori fiscali!

Intanto mi meraviglio di come ci sia servita la Bocconi, per forgiare la “forma mentis” alienata dall’ABC dell’Educazione Civica, della quale Monti va facendo sfoggio senza vergogna!
E mi meraviglio di come la Bocconi non lo ripudi come studente e come docente!

La Bocconi? Da evitare!

Il Gran Professorone Monti usa imprudente la proprietà transitiva (se A=B, e B=C, A=C), e ne resta fatalmente vittima!

Andiamo a vedere!

Cosa intende dire Monti, se non che lui è costretto ad aumentare il carico sulle nostre groppe, per compensare gli introiti mancanti a causa dell’evasione fiscale?
Per cui, eliminando le fasi intermedie, sarebbero gli evasori, in ultima analisi, a mettere le amni nelle nostre tasche.
Intende questo, no?

In altre parole, pubblicamente afferma che ha dovuto allungare l’età pensionabile di 10 anni, ha dovuto introdurre l’IMU, l’IVA al 23%, e tutto il resto, per coprire anche la parte non versata dagli evasori!

È questo il senso della sua affermazione: giusto?

Per cui, per quanto lo riguarda, lui, i conti dello Stato, li ha sistemati: ridistribuendoli sulle groppe dei soliti asini!
Bene!

Se così fosse, e se il Gran Professorone Monti non fosse un manipolatore, un profittatore, dovrebbe allora riconoscere di non avere nessun diritto di proprietà, sui soldi che la Guardia di Finanza recupererà dall’evasione fiscale!

Se, per sua stessa ammissione, gli evasori han messo le mani nelle nostre tasche, quando la GdF le mette nelle tasche degli evasori, “estraendone” somme di denaro, Monti, se fosse onesto, sapendo appunto che si tratta di soldi nostri, ce li dovrebbe rendere senza esitare: col cavolo!

Monti sa che sono soldi nostri, ma se li tiene lo stesso!

Ce li dovrebbe rendere, e non attraverso presunti ed ipotetici “servizi pubblici”!
No!
Per quelli abbiamo già pagato con i 10 anni in più per la pensione e tutto il resto!
Ce li deve restituire nominalmente!
Li deve restituire a chi paga le tasse!
Perché le tasse si pagano soggettivamente, nominativamente: non “indistintamente” e “anonimamente”!
I soldi, frutto delle azioni della GdF che Monti NON ci restituisce, SONO I NOSTRI!
Per sua stessa ammissione!

Non restituendoceli, È IL PRIMO LUI, MONTI, e non solo gli evasori, a mettere le mani nelle tasche degli italiani!

Come volevasi dimostrare!

Tonino Fornaro 7 gennaio 2012 - 17:48

Torno sulla funzione di questo sito.SEL non ha un giornale e neanche una TV,mi sembra che questo sia l’unico mezzo di comunicazione tra la struttura nazionale e gli iscritti,i dirigenti e amministratori locali e coloro che prestano qualche attenzione verso SEL.Allora trovo molto limitante che i dirigenti nazionali non interloquiscono con quanti scrivono su questo blog o ,almeno,con coloro che lo chiedono esplicitamente.Non è un fatto di sola poca attenzione o di scarso interesse verso il corpo del proprio partito. Ma si tratta di costruire la massima unitarietà di una linea politica che possa essere condivisa e di alto livello come la realtà richiede. L’esempio viene dal dibattito sul post di Smeriglio :partito con un certo spessore ,via via si è sfilacciato in una miriade di argomenti che hanno quasi nulla a che fare con il tema.Un intercalare dell’autore o di membri della presidenza nazionale che si occupano delle questione poste,avrebbero aiutato a tenere alto il confronto e renderlo proficuo per l’elaborazione politica partecipata di SEL

Elson 7 gennaio 2012 - 12:21

@ Giuseppe

penso che per cambiare questo stato di cose dovremmo provare a partire da alcune considerazioni.
Ne azzardo un paio:
1- l’onestà, paga?
2- i poveri sono numerosi, in Italia, almeno quanto i ricchi e i benestanti messi insieme.

1- il primo quesito è di fondamentale importanza, per decidere cosa c’è da fare! Io noto come il mio Comune, e immagino anche quelli sparsi per tutta Italia, sia sempre con i debiti fino al collo! Qualche volta penso si sia sfiorata anche la bancarotta! Però, salvo casi sporadici ed occasionali, se c’è una cosa delle quale proprio non sembrano preoccupati i nostri amministratori, quella è proprio il debito!
Sono preoccupati di quella tale festa, per quel determinato evento, su come ottenere, per poi spendere, milioni dalla Regione, dallo Stato, dall’UE, i Fondi “PIP” e i fondi “POP”… Anzi! Quanto al debito delle casse comunali, quello, mi è sembrato, a volte è stato proprio il pretesto per averci un “aiutino” dai vari governi in carica! O per averci comunque “un occhio di riguardo”!
Sarò ingenuo, ma credo che siano queste le ragioni, o molto simili, per cui la Merkel è contraria agli Eurobond!
Innanzitutto il debito di un Ente Pubblico, va considerata una vera e propria manna, se visto dalla parte dei creditori: si tratta di soldi che, altrimenti, nella “normalità”, non si sarebbero nemmeno sognati di incassare!
Dietro a detti debiti poi, sospetto ci possano essere le Banche, con i loro i interessucci!
Ora sarebbe “curioso” approfondire se tra i creditori dei debiti pubblici dei vari enti pubblici, e gli amministratori di questi, ci possa essere un qualche legame.
In altre parole, sarebbe curioso, e doveroso, appurare che i debiti non siano ennesimi foraggiamenti delle consorterie di partito!
Ho notato ad esempio, un’altra cosa, tanto per disquisire sull’onestà: le scuole pubbliche che, per mancanza di palestre pubbliche, portano i ragazzi a fare ginnastica presso centri sportivi privati! Bello, averci i centri sportivi privati dove portare i ragazzi, quando di palestre pubblico-scolastiche non ce ne dovessero essere! Ma sarà tutto fatalità, o non sarà piuttosto tutto studiato tacitamente a tavolino?
Possibile che i soldi per i fuochi pirotecnici, per le gite scolastiche, e per mille altre str”Beep!”te si trovino, e quelli per fare almeno UNA palestra per tutte le scuole, no?
E ai proprietari di quei centri sportivi privati, cosa fa, alla fine, più gioco? Che le palestre pubbliche ci siano, o che non ci siano? E sospettare una specie di silente accordo tra detti centri sportivi e la politica, sarà fantascienza, o cosa?

Perciò, decidere: vogliamo essere onesti fino in fondo?
Vogliamo provarci?
Perché di spazio, su questo fronte, credo ce ne sia un’infinità.

-2 secondo argomento: i numeri per avere peso in democrazia.
Il rapporto Bank’Italia afferma che al 50% delle famiglie italiane è dato di vivere con il 10% (?) della ricchezza nazionale. Questo, secondo me, significa che a schierarsi definitivamente e sostanzialmente con i poveri, quanto a numeri, dovrebbe assicurare un certo peso. Non dico al 100% di quel 50% di famiglie italiane, però, a regime, non mi spaventerebbe azzardarne un 75%!
L’alternativa, perciò, secondo me, potrebbe essere quella di costituire un partito dei poveri che faccia esclusivamente gli interessi di questi, senza stare a guardare assolutamente nient’altro!
Un partito, in altre parole, che sia l’antitesi di tutti i partiti del momento, che fanno, al contrario, gli interessi dei ricchi, dei benestanti, delle proprie consorterie.
Questi partiti attuali han fatto gli interessi dei ricchi, dei benestanti, degli imbucati, strafregandosene altamente delle sorti della Nazione, come prima cosa! Basti vedere a punto ci hanno ridotto! E strafregandosene, se fosse possibile “ancora di più!”, delle tutele minime per quel 50% di poveri!
Ora, secondo me, come sta “evolvendo” (?), la situazione?
Sta evolvendo come (sembrerebbe!) fu per il Titanic: si mettono in scialuppa di salvataggio ancora quei ricchi e quei benestanti, gettando a mare, amputando, la pare povera della Nazione!
Come fece Calboni con Fantozzi quando, con un conto salatissimo da pagare in quel locale notturno, gli tolse dalle dita le ultime 52mila lire per pagarcisi una puttana: “Be’, dammele va: che la mia li vuole anticipati!”: siamo, più o meno, allo stesso livello!
Ci chiedono di lavorare 6 anni di più, di pagare IMU e IVA al 23%, per poter mantenere in piedi i 7.800 “stipendifici” nei quali sono “sistemati” i sodali di casacca e i parentadi!
Perciò non non dovremmo farci nessuno scrupolo di contrapporre agli attuali partiti, il partito dei poveri: un partito che, così ha fatto e continuano a fare i ricchi, i benestanti, gli imbucati, “democraticamente”, ovvero “con la forza dei numeri”, pensi solo ed essenzialmente ai propri interessi!
Come hanno risposto i paesi in via di sviluppo, circa l’immissione di anidride carbonica nell’atmosfera, ai Paesi occidentali sviluppati?
«Fino a ieri avete inquinato voi, “allargandovi” a piacimento, senza senza porvi il problema?, Ora tocca a noi: anche noi vogliamo avvalerci della nostra “parte di inquinamento” che ci spetta! Il Pianeta va a ramengo? E chi se ne frega? Voi ne siete fregati, quando inquinavate? Ed ora saremo noi, a non fregarcene più di tanto!»: questa è la risposta da dare al Sistema. «Ieri avete mangiato voi, ricchi, benestanti, politici, banche e compagnia bella? Oggi mangiamo noi! Non c’è rimasto niente? Ci mangeremo pure quel “niente”! Il Paese non si salverà? E chi se frega! Moriremo a pancia piena, mentre voi vorreste che morissimo a pancia vuota!».
Naturalmente il quadro catastrofico a causa della ipotetica vittoria dei poveri sui ricchi, per come presentato, non si realizzerà, perché i ricchi faranno di tutto e di più, per non mollare le grinfie dai loro privilegi! Perfino instaurare una dittatura in nome della libertà!
Ma questo, a noi, interesserà relativamente: lo si dovrà affrontare dopo! L’importante è che inizi ad esserci una vera, fattiva contrapposizione tra poveri da una parte, e ricchi, benestante, mestieranti della politica dall’altra!
Come?
Fondando, penso, appunto un partito dei poveri, che favorisca i poveri al di là degli interessi nazionali!
Un partito che nasca per, “democraticamente”, letteralmente mangiarsi quello che c’è rimasto da mangiare! Che faccia ad esempio una legge che permetta, ad esempio, nella Pubblica Amministrazione, a parità, ad esempio, di titolo di studio, l’avvicendamento tra disoccupati ed occupati!
Quelli che hanno potuto lavorare nella PA per un certo numero di anni, diventeranno i disoccupati, ed i disoccupati diventeranno i nuovi occupati! Cose del genere, fatte “democraticamente”, attraverso leggi “regolarmente” approvate dal Parlamento!
Tranquillo! Noi pensiamo a fare la nostra parte, che poi (ma non dobbiamo dirlo in giro!), un equilibrio si troverà!
Ad esempio, l’equilibrio potrebbe consistere, per il caso sopra citato, ad un addivenire ad una specie di contratto di solidarietà, nel senso che non si procederà al licenziamento dei Dipendenti Pubbivi, ma che si chiederà (si “imporrà”!) a questi di lavorare, ad esempio, un’ora di meno, con una retribuzione opportunamente ridotta per quell’ora, per poter fare lavorare, sempre ad es., almeno 4 ore al giorno dei disoccupati.
Poi si potrebbe andare a vedere i mono-redditi cercando di penalizzarli meno dei pluri-redditi… ma qui, staremmo già in uno stato avanzato…
Oppure, per togliere i 6 anni di lavoro in più imposti da Napolitano-Monti-Berlusconi, per andare in pensione, ricalcolare per tutti, anche per i già pensionati, la pensione con il contributivo! Poi andando a stabilire della soglie oltre le quali non si potrà scendere…: l’importante è, credo, inserire degli elementi dirompenti! Qualcosa che frantumi, per poterci avere un minimo di spazio di manovra per riassemblare secondo una concezione più vicina ai nostri punti di vista.
Stare lì, a chiedere a bersani ed alla Camnusso che abbia pietà di quelli della classe del ’50, con 40′anni di contributi versati, presa come cosa a sé, penso che non serva assolutamente a niente, nell’ambito di un quadro generale.

Io non chi votare sin dalle prossime amministrative: il PD, dopo le due enormi fregature che ritengo ci abbia dato: lo scalone Prodi dei 5 anni nel 2006, e quello dei 6 anni oggi, non lo voterò manco morto! SEL, che definisce la posizione di Bersani e del PD, “un atto di assoluta generosità nei confronti del Paese”, nemmeno!
Di Pietro mi pare faccia il doppio gioco: critica Monti, e ne fa nascere l’esecutivo dandogli la fiducia. Quando prima aveva pubblicamente assunto l’impegno che non gliel’avrebbe data!
Dice che vigilerà provvedimento su provvedimento, e poi, in commissione lavoro, vota la manovra Monti così, com’è, senza eccezioni!
Prima dice che il conto, questa volta, lo dovrà pagare chi non lo ha pagato mai: evasione e corruzione, e poi la frase diventa: “non si possono chiedere sacrifici ai poveri, se anche i ricchi non danno QUALCOSA!”.
Per cui IdV: no!

Chi ci rimane?
Grillo?
Non l’ho analizzato abbastanza, ma di Grillo, per quel poco che ne so, non tutto mi convince!

O non voterò, oppure, proprio a sfregio, per fare confusione, alla: “do’ cojo, cojo!”, voterò Lega!

Ma anche la Lega, temo, stia rispondendo ad una precisa strategia!

Ci vorrebbe una cosa fatta da noi.

Ambri 6 gennaio 2012 - 22:55

x luciano chiodo,

se utilizziamo la costituzione come arma da contrapporre al liberismo credo che possiamo avere una grande opportunità di cambiamento, se ci facciamo dettare gli argomenti dal capitalismo non abbiamo scampo, sono dei maestri di qualunquismo, demagogia e retorica.
Dobbiamo andare al sodo, sbattiamogli la costituzione in faccia e liberiamoci una volta per tutte della parola dipendente perchè questo sottointende uno stato di inferiorità e non possiamo permettecerlo, un saluto

Luciano Chiodo 6 gennaio 2012 - 21:34

AMBRI, sono certamente d’accordo con il tuo commento del 6 gennaio 2012 – 19:50.
La Costituzione dovrebbe essere il riferimento principale per la nostra iniziativa politica, basti dire che il concetto che sta passando in Europa, e di cui il Governo Monti è espressione, è che PER SUPERARE LA CRISI ECONOMICA BISOGNA RINUNCIARE ALLA DEMOCRAZIA. Così la Grecia ha dovuto rinunciare al Referendum, in Italia abbiamo dovuto rinunciare alle Elezioni, nei luoghi di lavoro bisogna rinunciare allo Statuto dei Lavoratori.
Di fronte a questa realtà dovremmo fare ben altra azione politica di quella che stiamo facendo attualmente.

Ambri 6 gennaio 2012 - 19:50

x luciano chiodo,
è proprio questa la vera questione da sollevare, leggi:

La Costituzione riconosce i diritti umani più importanti: libertà di pensiero, di religione, di associazione, di stampa, di movimento, libere elezioni con voto segreto. Tutela le minoranze linguistiche, riconosce il diritto al lavoro, stabilisce l’uguaglianza dei cittadini e si impegna a rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana, promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica, tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico, sancisce la parità uomo-donna, riconosce il diritto di sciopero.
Stabilisce il primato della politica sull’economia e della solidarietà sul profitto economico individuale.
In sintesi, la Costituzione stabilisce le regole del gioco democratico, all’interno del quale i cittadini esercitano la loro libertà.

qua si sta calpestando la costituzione, SEL QUESTO LO DEVE SAPERE

Luciano Chiodo 6 gennaio 2012 - 18:59

AMBRI e FELICE, credo nel confronto democratico e nel contributo intellettuale che ognuno può dare individualmente. solo così può funzionare un’Organizzazione Collettiva, come avrebbe dovuto essere SEL.
Detto questo, AMBRI,confesso che non capisco cosa intendi dire con “………… massima espressione democratica che si possa desiderare all’interno di un azienda cioè non + 1 padroni ma tutti padroni di noi stessi, con regole certe e di buon senso, non + ricchi sfondati ma una giusta redistribuzione della ricchezza.” Purtroppo i “padroni” oggi vogliono rafforzare ulteriormente il loro potere gerarchico, anche cercando di mandare in soffitta lo Statuto dei Lavoratori (che è la Costituzione nei luoghi di lavoro), e il Contratto Nazionale, che secondo me è un o strumento di difesa insostituibile.
FELICE, mi sembra che la pensiamo allo stesso modo, per questo sono in SEL dalla sua nascita, e prima ero in SD. MA OGGI SONO MOLTO DELUSO.

Ambri 6 gennaio 2012 - 14:30

x LUCIANO CHIODO,
non discuto quanto esprimi, sono d’accordo.
la questione è un’altra e rigiuarda le forme di rappresentanza adottate dai sindacati.
aggiungo un altro aspetto importante e lo dice la nostra costituzione :
Art. 46.

Ai fini della elevazione economica e sociale del lavoro in armonia con le esigenze della produzione, la Repubblica riconosce il diritto dei lavoratori a collaborare, nei modi e nei limiti stabiliti dalle leggi, alla gestione delle aziende

Oggi credo che sia l’unica strada percorribile, non credo + alla lotta per mantenere inalterato un diritto sacrosanto come tu giustamente sostieni e di cui io concordo, oggi dobbiamo chiederci se la società, il lavoro, le opportunità, le aspettative sono cambiate oppure no ed è su questo che ci dobbiamo concentrare.
Non rinnego la lotta di classe, è esattamente il contrario, dico solo che dobbiamo combattere con armi diverse proponendo la massima espressione democratica che si possa desiderare all’interno di un azienda cioè non + 1 padroni ma tutti padroni di noi stessi, con regole certe e di buon senso, non + ricchi sfondati ma una giusta redistribuzione della ricchezza.
E chiaro a tutti che i contratti vecchio stile non riescono a gantire il benessere di quasi tutto il popolo Italiano e non solo, soprattutto da quando ci hanno tolto la scala mobile.
Tutti i cambiamenti avvenuti dopo lo statuto dei lavoratori sono sempre stati peggiorativi per i lavoratori e spiace constatare che i sindacati hanno contribuito in modo decisivo anche se con qualche distinguo(comportamento di cisl e uil rispetto alla CGIL), ma questo è un’altro argomento.
Detto questo credo allora sia meglio cambiare strada.
un saluto

Vito Saturno 6 gennaio 2012 - 12:53

ANCORA LA LOCKHEED
Parliamo di forze armate, con le forze dell’ordine ridotte alla miseria e gli sprechi di stato su altri versanti. Obama propone 450 miliardi di dollari di tagli (o, comunque, di minori spese, fate voi) al bilancio militare. Bene, bravo, bis. E l’Italia è tanto ricca da potersi permettere a cuor leggero di mantenere truppe costosissime in giro per il mondo e soprattutto in Afghanistan. Non solo, ma folleggia con una nuova portaerei (sono d’accordo una volta tanto con Mussolini che diceva che l’Italia per la sua posizione è già di per sè una grande portaerei protesa nel Mediterraneo e le portaerei non servono). E, se non bastassero organici pletorici di stipendiati dal Ministero della Difesa, cioè dal popolo dei tartassati, ecco il colpo d’ala dei 131 cacciabombardieri di produzione LOCKHEED! LOCKHEED: vi dice niente questo nome? Ricordate l’affare delle tangenti versate ad Antelope Cobbler tanti anni fa, in un losco “Affare Lockheed” del 1968-1976 e seguenti? Sempre aerei, i celeberrimi Hercules C130. Il nome Antelope Cobbler era quello in codice di un potentissimo uomo politico italiano (Berlusconi non c’entrava ancora) e non si è mai saputo chi fosse. I nomi che circolavano allora erano quelli di Luigi Gui, Giovanni Leone, Mariano Rumor, Emilio Colombo. Gui ministro della difesa, Romor, Colombo e Leone presidenti del consiglio: Leone installato alla presidenza della Repubblica, vallo a solleticare, allora! Anche questi cacciabombardieri sono della LOCKHEED: chi è l’Antelope Cobbler di questo colossale sperpero di denaro pubblico? Trattandosi della LOCKHEED, io penso che i cittadini italiani abbiamo l’obbligo di porsi questa domanda. Ricordate questo nome: LOCKHEED. A futura memoria. E… meditate, gente, meditate!

Felice Di Giandomenico 6 gennaio 2012 - 11:55

Ti ringrazio Luciano. Mi sto chiedendo perché il post di Claudio Fava è stato trasformato in 10 righe da mettere nella pagina iniziale del sito mentre prima era possibile commentarlo.
Ad ogni modo va benissimo anche questa discussione tra noi che si sta facendo molto interessante in un momento in cui tutto sembra in una situazione di stallo anche nel nostro partito.
Aveva ragione quella compagna che diceva qualche giorno fa: Nichi se ci sei batti un colpo. E’ dagli auguri di Natale che non riceviamo nessun segnale dal nostro leader.
La situazione politico-economica nel nostro paese è disastrosa e a patirne gli effetti sono milioni di persone; questo è il dato fondamentale da cui partire. Riguardo alla lotta di classe, credo che sia quanto mai urgente rispolverarne il senso autentico senza nostalgie di sorta ma con una sera determinazione a far valere i diritti di coloro che vengono azzittiti e mortificati dall’arroganza, e dall’egoismo di chi si può permettere una vita agiata e serena grazie al ladrocini commessi nei confronti del fisco. Abbiamo sempre parlato di equità, di giustizia sociale, di redistribuzione delle ricchezze; sono questi gli obiettivi primari da perseguire, e su questi punti che bisogna iniziare a lavorare per contrastare le iniziative di questo governo che tra non molto creeranno nuove forme di povertà costringendo famiglie, lavoratori, precari e disoccupati a cambiare di 360 gradi il loro stile di vita, sprofondando in una disperazione che, ripeto, con l’andare avanti del tempo sarà sempre più difficile da gestire.

Luciano Chiodo 6 gennaio 2012 - 11:34

FELICE DI GIANDOMENICO 6 gennaio 2012 – 10:30,
Bravo, sono d’accordo con quanto scrivi.
Mi spiace che SEL (Claudio Fava) ci abbia messo ben 5 giorni a esprimere una posizione politica sul discorso di Napolitano, dopo che tutti gli altri partiti si erano espressi positivamente e sui blog i commenti individuali invece criticavano.

Luciano Chiodo 6 gennaio 2012 - 11:24

Oggi il mondo (del lavoro)…., mancava “del lavoro”

Luciano Chiodo 6 gennaio 2012 - 11:23

AMBRI, se ho interpretato male scusami, ma insisto:
Oggi il mondo è disgregato in oltre 40 forme di lavoro precarie e instabili, senza diritti e senza dignità, con la speranza di essere confermati per qualche altro mese. Ovvio che in questo modo diventa difficile organizzare i lavoratori e la coontrattazione collettiva, OGNUNO E’ SOLO NELLA SUA SITUAZIONE DI INCERTEZZA E PAURA PER IL FUTURO.
E’ qui l’attualità della Costituzione e dello Statuto dei avoratori: DIGNITA’ E LIBERTA’ DI ESPRIMERE LE PROPRIE IDEE, SENZA ESSERE LICENZIATO (ART.18) E DI ELEGGERE DEMOCRATICAMENTE I PROPRI RAPPRESENTATI SINDACALI (E NON NOMINATI DALLE ORGANIZZAZIONI SINDACALI).
Secondo me sono questi i principi e le leve su cui ricostruire la fiducia dei giovani.

Ambri 6 gennaio 2012 - 10:51

Ciao Luciano Chiodo,
io non ho detto che non esiste la lotta di classe, concordo con te quando affermi che oggi è + che mai necessaro, ho detto che non condivido le forme di lotta e di rappresentanza dei lavoratori/dipendenti perchè penso che non sia la strada giusta e lo confermano i dati sull’occupazione, sui salari e sui diritti dei lavoratori.
Oggi è meglio sfidarli sul loro terreno piuttosto che arroccarsi in posizione di 50 anni fa, non sono le ragioni che non condivido, sono le modalità di rappresentanza.
Dalla nostra parte abbiamo la forzza dei numeri eppure non riusciamo a convincere nessuno o pochi perchè????? perchè le aspettativre dei giovani e meno giovani di oggi sono diverse, non puoi condurre una lotta di cui non è compresa la sua ragione essenziale proprio per le potenzialità diverse che ognuno di noi hanno dentro di sè.
Ad un laureato non puoi chiedergli di lottare come lottavano i nostri padri, hanno esigenze diverse e di un operaio, hanno potenzialità diverse e viviamo in un mondo diverso. (non fraintendermi, sono figlio di operai)
ecco perchè credo sia + facile unire tutte queste persone dicendo a loro che da oggi in poi saranno imprenditori di se stessi, forme di lavoro cooperativo o azionariato aziendale credo possa unire tutti in un unico obiettivo, emanciparsi dalla posizione di dipendente a collaboratore con diritti e doveri ripagati da una giusta redistribuzione della ricchezza, un saluto

Felice Di Giandomenico 6 gennaio 2012 - 10:30

Riguardo al discorso di fine anno del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ma anche riguardo alla fredda pacatezza di Mario Monti quando ci viene a spigare come stanno le cose, ho sempre pensato che chiedere sacrifici agli altri mentre chi li propone se ne sta tranquillo e beato è fin troppo facile ed è patetico che, proprio Napolitano, se non sbaglio un dì esponente di spicco del partito comunista italiano, ora venga a fare certi discorsi ad una popolazione stremata, rassegnata, tirando in ballo questioni che non stanno né in cielo e né in terra. Io non ho volutamente seguire il discorso in TV ma ho sentito quanto riportato dai TG e lette quanto riportato dai quotidiani: francamente il tutto aveva il sapore di una gran presa per i fondelli fatta ad opera d’arte.
Personalmente non rispetto né le parole del capo dello stato, né lo spirito che le anima (si può dire o è un pensiero da censurare???). Un concentrato di retorica che poteva risparmiarsi prestando più attenzione a chi ha trascorso le festività natalizie sulla Torrefaro della stazione di Milano, alle lavoratrici dell’Omsa, alle angherie fascistoidi di Marchionne nei confronti dei compagni della Fiom, ai lavoratori della Fincantieri, all’assurda ed inutile spesa dei 131 cacciabombardieri F35, ognuno dei quali vale 183 asili nido per 12810 bambini (così come recita il logo della campagna Taglia le ali alle armi) e a tante altre drammatiche situazioni che stanno sfasciando e sfiancando il paese. Tra non molto l’esasperazione e la rabbia di larghe fasce della popolazione esploderà quando sul serio non si arriverà più con uno stipendio non dico alla fine del mese, ma neanche alla prima quindicina. A distanza di tanti anni, ora capisco meglio ciò che animava il conflitto tra Enrico Berlinguer e l’allora dirigente del PCI Giorgio Napolitano; uno parlava di questione morale, l’altro non sapeva neanche dov’era di casa. Dalla guerra di Libia (pienamente avallata) in poi, il nostro caro presidente della repubblica è stata una delusione continua e il minimo che gli si possa chiedere è di avere almeno il pudore di tacere e di risparmiarci discorsi inutili e, soprattutto, patetici.
Ora con che cosa vogliono consolare il popolo, col fatto che hanno capito che a Cortina bivaccano centinaia di persone che evadono le tasse? Col fatto che hanno scoperto che i ristoranti del luogo hanno straguadagnato nelle trascorse feste natalizie?
E allora? Non serviva certo un dispiegamento di forze per capire che esiste una classe sociale più che benestante, che lo è perchè evade il fisco e che trascorre serena e beata le vacanze in zone In alla faccia di chi fatica a comprare il latte in polvere per i propri bambini.
E mentre Canada, Stati Uniti e Norvegia rispediscono al mittente la commessa dei caccia F35 in quanto oltretutto difettosi, qui da noi, per l’impuntatura di un militare nominato e imposto come ministro della difesa, si continua imperterriti a voler spendere 15 miliardi per acquistare aerei di cui l’Italia non ha assolutamente bisogno.

Luciano Chiodo 6 gennaio 2012 - 10:30

AMBRI, scusami, ma se c’è una cosa che la crisi attuale sta dimostrando chiaramente è proprio che LA LOTTA DI CLASSE è PIù CHE MAI ATTUALE.
Altro che “Modello danese”, “siamo tutti sulla stessa barca”, “Abbiamo (CHI) vissuto al di sopra delle nostre possibilità”.
Oggi nei luoghi di lavoro è il MODELLO MARCHIONNE a dare la LINEA: SE VUOI LAVORARE DIMENTICATI I DIRITTI.
La FIOM è fuori da Mirafiori pur essendo il Sindacato maggioritario, ai lavoratori (dipendenti) è negato il diritto di eleggere i propri rappresentanti, e potrei andare avanti con mille altri esempi.
Mi sembra un po’ fuori luogo quelllo che dici: I GIOVANI SONO ANCORA PIù INDIGNATI DI NOI (io ho 61 anni).

Michele 6 gennaio 2012 - 10:29

La strada della partecipazione attiva dei lavoratori nell’azienda, sottoforma di azionariato o, meglio, altre forme di diffusione della proprietà con partecipazione diretta dei lavoratori è una strada complicata, ma da percorrere.

Ambri 6 gennaio 2012 - 10:21

condivido molto delle cose che sono state dette, però dobbiamo capire che oggi le forme di emancipazione del lavoro, dell’economia e del lavoratore devono essere diverse.
Non ci troviamo + agli inizi del 900, allora la quasi titalità del tessuto sociale aveva bisogno di essere aiutato nelle forme adottate da sindacati ed altro, oggi non è + così.
Oggi il livello di scolarizzazione è aumentato (anche se non è mai troppo) sono aumentate le aspettative, le esigenze quindi le forme di lotta vanno regolate a queste condizioni, non possono + coesistere forme di lotta arcaiche con le esigenze del presente.
Quindi l’impostazione di sindacati, partiti, (SX ECO LIBERTA’)devono devono tener conto di strategie in linea con le aspettative dei giovani d’oggi, non possiamo + permetterci di essere dipendenti (nel 2012 si usano termini medioevali) ma collaboratori, non possiamo più permetterci che il collaboratore non abbia una sua posizione di responsabilità all’interno dell’azienda, dobbiamo quindi cambiare la visione che abbiamo del mondo del lavoro.
se vogliamo che ci siano garanzie per tutti dobbiamo pensare ad un azionariato globale dell’impresa, con l’obiettivo di pareggiare in un fututo, spero non troppo lontano, quelle che sono le grandi disuguaglianze di oggi, non serve avere un sindacato che ti protegge, serve avere un sindacato che propone regole d’uguaglianza, di buon senso.
Il rischio è che i grandi imprenditori abituati a comandare su tutto e tutti non accettino questa via d’uscita, bene, così sono certo che è quella giusta.
Potrei continuare ma non voglio annoaire nessuno, comunque le cose stanno così, ciao a tutti

Crescenzo 6 gennaio 2012 - 10:03

Oltre ai provvedimenti di Smeriglio voglio aggiungere una
proposta strutturale per eliminare ( non combattere – perchè il combattere prevede anche il fallimento ) l’evasione fiscale, le mafie, la speculazione, il connubio politica-affari. Deve passare l’idea che evadere le tasse è il reato più grave che si possa commettere perchè indirettamente priva i cittadini dei servizi essenziali. L’Italia a regime ( 3-5 anni ) potrebbe contare su maggiori entrate di almeno 150 miliardi di euro all’anno sui 200 e passa stimati dalla Corte dei Conti.
1) l’evasione fiscale non si prescrive;
2) l’evasore con dolo ( non chi ha commesso un errore )condannato in primo grado paga una multa pari all’importo evaso: se resiste in giudizio e viene definitivamente condannato paga 30 volte l’importo evaso. Per il pagamento della multa lo Stato interviene sui beni mobili e immobili e su eventuali donazioni o lasciti ad altre persone, anche non parenti.
3) Ogni cittadino ha l’obbligo di dimostrare allo Stato come ha accumulato i suoi averi: i beni non giustificati ( è l’unico modo per eliminare le mafie ) vengono confiscati e gestiti dallo Stato con procedure snelle ed efficaci al fine di evitare che gli stessi malavitosi rientrino in possesso attraverso prestanomi.

Giuseppe 5 gennaio 2012 - 16:59

Una precisazione: quando dico Lenin non significa ovviamente ripercorrere esattamente le strade dell’Ottobre. Altri i tempi e altri gli scenari, l’importante è però l’obiettivo: il superamento del sistema capitalista, e solo con una analisi marxista che non ceda a facili compromessi la cosa sarebbe fattibile. Un grande come il padre della Rivoluzione Russa credo che saprebbe trovare la strada, specie oggi dove non una guerra sul campo di battaglia, ma un’altra altrettanto cruenta si sta combattendo. Nei momenti difficili occorrerebbero personalità all’altezza dei tempi.
Giuseppe

Giuseppe 5 gennaio 2012 - 16:51

Condivido l’analisi. Il problema ora è come cambiare questo stato di cose. Il problema è che la sx non ha coraggio delle proprie idee, perchè dice rosso e poi appalude, in nome di non si sa cosa, a chi fa o sostiene esattamente il contrario. Unità di tutte le forze anticapitaliste, gettiamo via gli orticelli personali, e che il fato ci dia finalmente un Lenin a guidarci.
giuseppe

Elson 5 gennaio 2012 - 16:06

@ Giuseppe 5 gennaio 2012 – 11:00

Elson, io sono ancora più radicale:

sono senz’altro con te!

Diciamo allora che potrebbero esserci tre stadi:
- Quello considerato da te, che condivido e sottoscrivo in pieno.
- La via di mezzo: un certo benessere e privilegi per i politici, e un certo benessere, dignitoso, anche per i loro amministrati.
- Politici ricchi, e popolo affamato!

Noi siamo nella condizione peggiore, la meno tollerabile!

Però, e ci tengo a sottolinearlo, i politici non sono una realtà a sé stante! Infatti, secondo il rapporto Bank’Ialia:
- il 10% delle famiglie italiane, detiene il 50% della ricchezza nazionale
- il 40% delle famiglie italiane detiene il 40% della ricchezza nazionale
- al restante 50% delle famiglie italiane e dato di vivere (?) con il restante 10% della ricchezza nazionale

Il politico è quell’elemento che si preoccupa di fare da snodo tra il primo 10% ricco, il secondo 40% benestante, e di tenere a bada il 50% di morti di fame.
Il politico è uno che, stando “in mezzo”, a maneggiare il miele, finisce col leccarsi le dita.
Più se le lecca, le dita, è più verosimilmente ha servito bene i suoi padroni.
Infatti, credo non sia affatto un caso che certi fenomeni vengano rilevati quanto più sulla povera gente è passata una manovra da lasciare tramortiti.

Quel 40% di famiglie italiane che detiene il 40% della ricchezza nazionale, non va visto assolutamente come un elemento di giustizia: è la cintura necessaria al primo 10% di ricchi, per evitare che il 50% di poveri gli salti addosso (politicamente parlando!).

Giuseppe 5 gennaio 2012 - 15:34

@ Elson
nel tuo ultimo intervento metti in luce alcuni aspetti: il primo è che se la cosidetta casta (poi ne esistono anche altre) ha potuto sino ad ora prosperare è perchè essa si è sviluppata su un substrato fertile costituito da tutti quei cittadini che hanno vissuto all’ombra di essa, scambiando piccoli “privilegi” con quello che sarebbero stati diritti e intrecciando un sistema clientelare forse non esclusivo, ma sicuramente assai diffuso e prospero nel nostro paese. Ora che tutto precipita anche i piccoli abituati a vivere grazie alle briciole del sottogoverno o dei privilegi elargiti da politici e sindacati complici, si stanno arrabbiando, un po’ tardi ragazzi!
Altro punto: quello dell’informazione che ci ha instupidito elargendo a piene mani programmi spazzatura pur di non far pensare la gente e poi addomesticava le notizie con arte ancora più subdola e professionale di quanto sapeva fare la macchina della propaganda nazista. Purtroppo la maggior parte della gente si è abituata a non pensare con spirito critico e a considerare più il paese dei balocchi che non un mondo fatto di cose serie e meditate. Sarà dura uscirne proprio perchè la materia prima è questa.
Riguardo allo sfogo: purtroppo questo paese manca di persone che sentono l’innato bisogno di sfogarsi di fronte a tante ingiustizie come di fronte alle guerre, “beati coloro che hanno fame e sete di giustizia” diceva qualcuno, il finale però è diverso… perchè vedranno solo l’ingiustizia perpetuarsi.

Un commento infine a questo:
“Vedremo se la ricetta del governo tecnico saprà traghettarci oltre la crisi. Viceversa, se a febbraio parleremo di un’altra manovra correttiva, vorrà dire che sarà forse il tempo di tornare alla sovranità popolare e, perché no, ad una idea del tutto alternativa di crescita e sostenibilità, alternativa al populismo berlusconiano che ci ha condotto nella melma, alternativa al liberismo temperato del professor Monti.”

Quindi se ci traghetterà oltre la crisi andrà tutto bene? Anche se la crisi continueranno a pagarla i soliti noti con condizioni di vita miserabili? E i disoccupati? E quelli che non ce la faranno ad arrivare a fine mese? E quelli che non hanno pagato e continueranno a non pagare? Allora facciamo finta di non capire e nascondiamo tutto questo sotto un generico: “la malattia ha guarito se stessa uccidendo l’altro”!
Non è stato il populismo berlusconiano a trascinarci dove siamo, troppo comodo dare sempre tutte le colpe a B. Che pure ne ha e di enormi, così come è risibile parlare di liberismo temperato del prof. Monti: altro che temperato, io direi scatenato. E qui termino anch’io il mio sfogo.
Giuseppe

Felice Di Giandomenico 5 gennaio 2012 - 11:55

E’ notizia di oggi (ultime rilevazioni ISTAT) che il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni) a novembre e’ al 30,1%, in aumento di 0,9 punti percentuali rispetto a ottobre e di 1,8 punti su base annua. E’ il tasso più alto dal gennaio 2004.
E’ un dato drammatico soprattutto se si va ad aggiungere ai 300 mila posti di lavoro a rischio e in generale alla complessa ed estesa crisi del mercato del lavoro qui in Italia. Altro che concertazione.
E’ giusto discutere sui vergognosi privilegi delle caste politiche, è giusto contrastarli con ogni mezzo, ma è bene anche concentrare l’attenzione sui prodotti che queste infami caste politiche hanno prodotto negli anni. Il problema della disoccupazione, del lavoro deve essere messo al centro di tutto, perchè ne va della vita e del futuro di tante persone che non possono più fare un minimo di programmazione per la propria esistenza. Oggi il problema dominante nel nostro paese si chiama LAVORO e, da qualsiasi angolazione lo si vuole vedere, è sempre più drammatico.
Chi lavora vede restringersi sempre di più le proprie possibilità di condurre una vita decorosa, i salari attuali sono completamente inadeguati a far fronte al caro vita che sembra aumentare a livello esponenziale; chi non lavora o è precario, deve rassegnarsi a rinunciare a tutto, a formarsi una famiglia, ad avere una casa, insomma è destinato a rimanere fuori gioco da tutto.
E’ questa la civiltà di un paese? Possiamo discutere a lungo sui privilegi dei parlamentari, tanto continueranno ad averli e a lamentarsi che un caffè a Montecitorio costerà da qui in avanti 0,80 centesimi. La classe politica italiana non conosce vergogna, è solo un concentrato di utilitarismo, arrivismo, corruzione, sia a destra, sia al centro che a sinistra.
Può apparire un discorso qualunquista ma, se ci fossero le elezioni in questo momento, il partito dei cosiddetti astensionisti spopolerebbe. E francamente, l’andazzo politico attuale giustificherebbe questo atteggiamento, visto e considerato che i lavoratori, i disoccupati, i precari, i giovani e le donne non hanno più nessuno che si metta al loro fianco seriamente per imbastire un discorso politico di netto contrasto con una classe politica che continuerà comunque a preservare i propri interessi e quelli dei grandi evasori, a parte l’ultima buffonata di andare a Cortina a fotografare le auto di lusso e chiederne ragione a proprietari che risultano nulla tenenti.

Elson 5 gennaio 2012 - 11:48

@ Giuseppe

secondo me ci sono almeno due categorie di consensi possibili:
- per convenienza
- per plagio, suggestione e circonvenzione

personalmente credo che i privilegi dei politici, e la così detta “casta”, siano qualcosa che poggia sui consensi di una larga base di italiani.
Credo che il fondamento dei privilegi dei politici metta radici nei privilegi di una buona parte di italiani.
Si tratta, naturalmente, di privilegi illegittimi.

Personalmente stimo di essere circondato da una miriade di “sistemi” con i quali i politici “sistemano” le proprie consorterie. Potrei citare, a solo titolo d’esempio, le famigerate “partecipate”. Come funzionavano? In quanto spa, assumevano per chiamata diretta..
In altre parole: “a discrezione di qualcuno”!
Fatalmente, per queste “partecipate”, arriva il momento in cui il socio privato si defila, e l’ente pubblico ne resta il solo proprietario, al 100%.
Così facendo, ancora “fatalmente”, tutti i dipendenti, senza aver fatto nessun concorso, diventano automaticamente Dipendenti Pubblici!
Il gioco è fatto!

Potrei citare altre decine di “sistemi”, ma credo non sia necessario.
È questo, secondo me, che “fa” la casta: è questo tipo di consenso proveniente dalla base.
Nella casta, e nei privilegi dei politici, non c’è nessuna magia, nessuna cintura che annulli la forza di gravità!
Se riescono a stare a certe altezze, è per semplici leggi fisiche: sotto i loro piedi, ci hanno realizzata tutta una struttura di privilegiati via via minori, fino al “sistemato” in quell’infimo ufficetto di quello sperduto paesino con meno di un centinaio di anime!
Si tratta di “casta” scientificamente determinata!
A toccare davvero la casta, ci si troverà chi sarà pronto a cacciare gli occhi a chi ci si dovesse provare: proprio come quando la polizia, nei quartieri degradati, va ad arrestare dei delinquenti, e si ritrova contro la popolazione!

Poi, naturalmente, ci sono “COSETTE” come le opere pubbliche, che “fatalmente” costano 10, 20, 30, 100 volte il preventivato.
Gli appalti, ed i costi delle opere pubbliche, e le lottizzazioni di enti come la RAI, della Sanità, di ospedali, università, e via dicendo, sono tutti elementi che concorrono a creare, sostenere, alimentare deliberatamente, consapevolmente e coscienziosamente, la così detta “casta”, ed i privilegi ultimi dei nostri politici.
“Questi”, sono i veri costi della politica: i foraggiamenti delle consorterie di partito!
“Qui”, sta quello che ha determinato, in massima parte, il Debito Pubblico!

Eliminare la “casta” è impresa che implicherebbe cacciare via dalla PA, e dalle aziende parastatali e/o private, ma comunque lottizzate, centinaia di migliaia, se non milioni, di “imbucati”, di sodali di casacca, di parentadi vari!
Non credo sia cosa verosimile.

Una cosa si poteva fare, per mettere in crisi il Sistema: puntare i piedi su pensioni, IMU, IVA al 23%!
Nessuno lo ha seriamente e fattivamente proposto!
Nemmeno SEL, che ha definito l’assenso di Padron Bersani, come “un atto di assoluta generosità nei confronti del Paese.”!

Ergo: tutti ci hanno i loro privilegi e privilegini da difendere!

Poi ci sono i consensi per plagio, per suggestione, per raggiro: ho rilevato quanto possa essere subdola la tv di Stato: si son viste interviste di pensionati che poi, quasi ad una domanda casuale, non concordata, buttata lì a caso, rilevavano pensioni da 1.700 euro!
Certo che la gente dirà: “con quelle pensioni, ha ragione Monti, ha chiedere sacrifici!”.

Oppure intervistano persone comuni, che si lamentano della manovra Monti, ma lo fanno stando alla guida di un auto che, come minimo, costerà 25-30.000 euro! Idem come sopra!

Oppure quell’intervista di un ultra 50′enne, preoccupato per il suo lavoro, intervistato però in casa sua, con una sala da pranzo di 36mq! E arredata davvero “con gusto!”
Ho visto persino interviste di pensionati che si avviavano a fare crociere da 10.000 euro a testa: “Non siamo ricchi, sa? Cerchiamo di godere di quel poco che abbiamo messo da parte, ora che la casa è pagata ed i figli sono sistemati”. Secondo me, uno, prima di spendere 10.000 euro a persona per una crociera, minimo minimo deve averci un capitale di 500.000, un milione di euro da qualche parte!

Queste cose inducono sì, la gente, sostanzialmente a fari un’idea “positiva”, circa la Manovra Monti!

Insomma: i mezzi di persuasione di un “regime”, fosse anche “democratico”, non sono certo pochi!
Ci hanno fior fiore di laureati in psicologia, in scienze delle comunicazioni, in marketing e non so cos’altro, che sondano, scrutano, saggiano, studiano, e poi cercano di “plasmare” le nostre coscienze!

Naturalmente non ho scritto queste cose per te: ci mancherebbe altro!
È solo un modo per sfogarmi un po’.
Scusamene.

Giuseppe 5 gennaio 2012 - 11:00

Elson, io sono ancora più radicale: anche se le carceri fossero a misura d’uomo, le strade senza buche, gli asili funzionassero, la gente non si incatenasse ai cancelli delle fabbriche chiuse, gli imprenditori non si suicidassero perchè la pubblica amm. non li paga…certe ostentazioni di ricchezza e certi privilegi assurdi non sarebbero giustificabili e tollerabili…si trattasse di Einstein potrei anche capire un valora aggiunto e un merito ben rimunerato…ma un rutelli o una stefania…non mi fiderei neppure a far vangare loro il mio orto.
giuseppe

Giuseppe 5 gennaio 2012 - 10:51

Militante, i politici si sono adeguati ai tempi: lasciano fare al potere economico quello che vuole (e spesso per sua delega fanno il lavoro sporco) e intanto si accomodano a tavola per raggranellare più che possono tra i resti del banchetto, di fatto partecipano alla festa imbandita a spese del resto della società.

Questo credo ci trovi d’accordo:

“Uno studio condotto da ricercatori del Politecnico federale di Zurigo (Eidgenössische Technische Hochschule), Stefania Vitali, James B. Glattfelder e Stefano Battiston, dal titolo The network of global corporate control, dimostra come la struttura della rete di controllo delle multinazionali incide sulla concorrenza del mercato globale e la stabilità finanziaria.
L’indagine include l’architettura della rete di proprietà internazionale e del controllo detenuto da ciascun attore globale.
Il nucleo principale della struttura della rete delle multinazionali è composto da istituzioni finanziarie (in particolare banche) e può essere visto come un “super-entità” economica (economic “super-entity”).
In sostanza emerge dallo studio un nocciolo duro costituito da 787 grandi corporation che controllano l’80 per cento delle più importanti imprese del mondo (only 737 top holders accumulate 80% of the control over the value of all TNCs) e al suo interno un gruppo ancora più ristretto composto da 147 gruppi che controlla il 40 per cento delle più importanti multinazionali del pianeta. In particolare, la classifica top dei più grandi attori multinazionali è in possesso di un controllo dieci volte più grande di quello che ci si poteva aspettare sulla base della patrimonializzazione.
In altre parole, si tratta di un affiatato gruppo di aziende che cumulativamente detiene la quota di maggioranza tra tutte le più importanti multinazionali.
————-
“Voi inorridite perché noi vogliamo eliminare la proprietà privata. Ma nella vostra società esistente la proprietà privata è abolita per i nove decimi dei suoi membri; anzi, essa esiste proprio in quanto non esiste per quei nove decimi. Voi ci rimproverate dunque di voler abolire una proprietà che ha per condizione necessaria la mancanza di proprietà per la stragrande maggioranza della società”.
(Marx – Manifesto del partito comunista)”

Giuseppe

Elson 5 gennaio 2012 - 10:50

Scusate se insisto!

“Dal Corriere della Sera, 04/01/2012:

Schifani, Stefania Craxi, Casini e Rutelli: vacanze alle Maldive.

Capodanno esotico al Palm Beach Resort di Lhaviyani dove le suite costano tra i 2.550 e i 5.700 dollari a notte.

C’era anche Totti, ma si è accontentato di una normale camera da 550 euro a notte”

Non è che di certi signori non possano andare alla Maldive in assoluto!

Per carità!
Ci mancherebbe altro!

Non ci possono andare, però, con le carceri nelle condizioni in cui le hanno lasciate!

Questo è il punto!

Schifani, Rutelli, e compagnia bella, non è da un giorno, che bazzicano i palazzi!
Per cui non possono non ritenersi responsabili!

Se non viene fuori UN responsabile, ad esempio per la situazione dello stato delle carceri, tutte le altre menate, come l’abolizione delle Provincie, la lotta all’evasione fiscale, alla corruzione, etc. etc… non resteranno altro che menate!

Non è ingiustificato che Schifani, Rutelli, e compagnia bella, vadano alle Maldive!

Quello che è ingiustificabile è il contrasto tra la loro vacanza e lo stato delle carceri!

Il contrasto tra la loro vacanza e le condizioni miserrime e disperate in cui si ritrova chi, italiano, e da loro amministrato, perde il lavoro a 50, 55, 60′anni!

Quello che è ingiustificabile è la loro vacanza, accostata alle mura dell’Antica Pompei che vengono giù !

Quello che è ingiustificabile è la loro vacanza accostata ai disastri idrogeologici a cui è soggetta la nazione!

In altre parole, quello che non si tollera, è il contrasto tra quanto riescano ad essere provvidenziali per loro stessi, i nostri politici, e riescano ad essere funesti per noi!

A questo punto, proprio non si riesce a far meno di pensare che le due realtà siano indissolubilmente legate tra loro!
Che le loro vacanze, i loro lussi, i loro privilegi, attingano proprio dalle nostre miserie!

In altri contesti, con un Paese “brillante”, “frizzante”, efficiente, brioso, schioppettante, dignitosamente “sistemato”, non solo di vacanze simili ci sarebbe da augurare sempre di più, ai nostri politici, ma ci sarebbe da invocare su di loro anche le più provvide benedizioni di Dio e del cielo!

Che siano allora maledetti!

Elson 5 gennaio 2012 - 10:50

“Dal Corriere della Sera, 04/01/2012:

Schifani, Stefania Craxi, Casini e Rutelli: vacanze alle Maldive.

Capodanno esotico al Palm Beach Resort di Lhaviyani dove le suite costano tra i 2.550 e i 5.700 dollari a notte.

C’era anche Totti, ma si è accontentato di una normale camera da 550 euro a notte”

Va fatta un’analisi serena, e spietata.

Come la seguente:
quando ognuno, nella propria città, vede che si trovano soldi per mille str”Beep!”te: concerti, cachet per i cantanti più in voga, ed i ristoranti ed i pub, davvero sono sempre pieni come afferma Berlusconi, e si promuovono incontri “culturali” uno dietro l’altro, ed i saloni, gli stanzoni, per tali incontri, sono sempre pieni di “gente per bene”, e si finanziano ancora str”Beep!”te sul tipo “censimento dei piccioni del Duomo”, o “censimento della flora autoctona”, o quei progetti “propedeutici a studi a divenire che serviranno poi per ben successivamente calibrare le risorse e gli interventi necessari, sul territorio, per andare a valutare il disagio sociale e psicologico di coloro che si dovessero trovare nella condizione in cui…”: finanziare “il nulla assoluto”!.

Quando, in una città, in altre parole, è tutto un proliferare di costruzioni residenziali, villette singole, bifamiliari e a schiera, che vanno letteralmente a ruba, e non si vedono in giro auto se non sempre nuove e di media e grande cilindrata…
com’è possibile, in una città così, in una realtà così, che le strade siano sporche e sfasciate?
Che i marciapiedi siano impraticabili?
Il verde pubblico sia incolto?
I genitori si debbano preoccupare di portare a scuola pennarelli, gessetti, detersivi e carta igienica?
Che i pasti scolastici siano qualcosa di impietoso: una pastasciutta veramente “asciutta”! E quattro rotelline di carota lessata e scondita, con una o due rondelline di formaggio semi-fresco?
Che i parchi cittadini siano abbandonati?
Le fontane sporche e chiuse?
Le panchine rotte?
Le fogne siano otturate?
Che si vedano persone andare a razzolare nei cassonetti dell’immondizia?
Che ci siano persone che si barricano in Comune, o si incatenano al cancello di una fabbrica, in cerca di una via d’uscita?
Che ci siano delle carceri da far vergogna?

La questione è tutta qui!

Non è la ricchezza di alcuni, che non va!
È come giustificare tale ricchezza in mezzo a tanta miseria, sporcizia, indigenza, abbandono, incuria!

Se quella ricchezza fosse giustificata, legittima, ci sarebbe posto per la dignità di tutto e per tutti!

Luciano Chiodo 5 gennaio 2012 - 10:34

Militante, proprio come dici tu, si sono “solo venduti” agli interessi economici dominanti. E ti sembra poco? Come facciamo a sconfiggere gli interessi economici militanti se questa classe politica è “venduta” a loro. E’ in realtà una situazione in cui ci guadagnano entrambi. MA NOI NO.
Se riteniamo che le campagne di Repubblica o del Corriere siano interessate, ALLORA FACCIAMOLA NOI, IN MODO SERIO POLITICAMENTE, SCINDENDO PRIVILEGI DA DEMOCRAZIA.
E’ da tempo che lo chiedo a SEL, ma continua il silenzio, AMBIGUO, da parte di SEL.

Militante 5 gennaio 2012 - 10:01

Per Giuseppe e Luciano:
che i politici abbiano dei privilegi è innegabile. Che siano da ridurre o eliminare mi sta bene. Ma NON è vero che siamo messi come siamo messi a causa dei privilegi dei politici.
Siamo messi così a causa di una serie di scelte (consapevoli) di natura economica ed in questo caso i politici sono stati SOLO degli esecutori materiali di scelte prese altrove e spesso al di fuori della politica e delle forme istituzionali di rappresentanza (Parlamento, partiti, ecc…).
Se dobbiamo imputargli qualcosa è proprio l’essersi “venduti” al pensiero economico dominante (cioè di essere “servi e servili” con pochi padroni, i più ricchi e potenti, e non di tutti i cittadini).
Se invece continuiamo a criticarli perchè hanno la macchina blu, usano le pillole blu con ragazze a luci rosse o si tingono i capelli di nero non pagando il barbiere, continuiamo a fare il gioco di quelle forze (grandi aziende, banche, gruppi editoriali privati, ecc) che voglio i politici sempre più deboli e screditati per poter imporre LORO l’agenda politica e le scelte a LORO esclusivo vantaggio.
Chi sta guidando questa campagna contro le “caste”? La Repubblica ed il Corriere stanno conducendo una vera è propria campagna criminale di delegittimazione delle istituzioni democratiche all’insegna di un qualunquismo da quattro soldi che fa rabbrividire. Provate a chiedervi chi sono i proprietari di questi giornali e dove vogliono arrivare….

Giuseppe 5 gennaio 2012 - 09:44

Lo dice anche la Littizzetto. Ci sarebbe da ridere, se la cosa non fosse tragica.
giuseppe

Elson 5 gennaio 2012 - 09:37

NAPOLITANO HA SEMPRE RAGIONE!

Giuseppe 5 gennaio 2012 - 08:36

AMBRI, la tua proposta, che può sembrare una utopia su cui passare sopra con noncuranza, è invece una idea che, se sviluppata coerentemente, potrebbe davvero dare risultati importanti. Ieri vedevo un servizio di una fabbrica in Sicilia chiusa da anni (vetri rotti e sporcizia ovunque) che un gruppo di operai (penso ex di quella fabbrica, almeno in gran parte) costituendo una cooperativa, sta provando a far ripartire. Mi sono venute in mente le operaie della Omsa (Marchio ora da boicottare) ma le realtà simili in questo disastro di inizio millennio non si contano. Perchè non ripetere quell’esperienza, una, dieci… mille volte? E questo solo per iniziare. La cosa sarebbe più facile, ritengo, se anche la sx, a livello politico aiutasse questa operazione (vedo le due cose in simbiosi, anche perchè un domani si dovranno fare leggi a favore di queste realtà “cooperative”, io andrei oltre, se possibile, l’idea di semplice “cooperativa”) con leggi ad hoc.
Tutte queste realtà si potrebbero raggruppare, in un disegno sinergico, sotto un unico marchio (a me piacerewbbe falce e martello, ma potrebbe andar bene anche qualcosa di più soft, ma sempre chiaramente di classe, che so: il Che Guevara). Io per primo acquisterei prodotti di queste realtà (così come oggi si acquista più volentieri qualche prodotto di Libera).
Perchè i padroni si preoccupano solo quando li tocchi nelle tasche. Creare una sorta di economia socialista senza uno stato socialista sarebbe forse l’inizio per arrivare ad un sistema sociale diverso. E poi, tanto, con le prospettive prossime e future, non vi è nulla da perderci. Ma quei sanitari prodotti in Sicilia li potrei riconoscere e comprare più facilmente se inseriti in un disegno più ampio. La strada è lunga, ma percorribile. Cosa ne pensate?
Giuseppe

Giuseppe 5 gennaio 2012 - 08:24

Elson: Napolitano è come Menenio Agrippa. Ma è possibile che in Italia vi siano tanti stupidi come 2000 anni fa?
Giuseppe

Giuseppe 5 gennaio 2012 - 08:23

Dal Corriere della sera:

“C’era anche Totti, ma si è accontentato di una normale camera da 550 euro a notte
Schifani, Casini e Rutelli (e Stefania Craxi) : vacanze alle Maldive
Capodanno esotico al Palm Beach Resort di Lhaviyani dove le suite costano tra i 2.550 e i 5.700 dollari a notte”

Il che è come dire che quei poveracci di politici che ci dicono che occorrono misure impopolari soendono per una vacanza di 10 giorni (a 2550) quanto un pensionato al minimo riceve in un anno. E poi hanno il coraggio di dire che guadagnano poco!!!!!!!

Militante: lungi da me l’antipolitica: la politica mi appassiona, è necessaria e può essere la cosa più bella del mondo, il problema è che questa classe politica è la cosa più brutta. Spazzatura che hanno eletto gli italiani. Ma quando è che si sveglieranno? Vedi, il problema non è se le auto siano 6 con quanti zeri, il problema sono i privilegi che hanno ed il fatto che per pagarsi questi privilegi stiano distruggendo l’Italia e gli italiani.
I buoni stanno fuori dai parlamenti, anche grazie a un certo franceschini che chiese a Berlusconi una soglia al 4% alle europee. E anche grazie a una sx che si divise per l’ennesima volta sul nulla.
Giuseppe

Elson 5 gennaio 2012 - 08:00

Il dubbio che legittimamente ora Monti si porrà, è: “potevo osare di più?”!

Dai! È umano, no?
È comprensibile, no?

Se per un acquisto tiri sul prezzo, e arrivi fino al punto in cui il venditore non è disposto ad andare oltre, malgrado le insistenze e la minaccia a non comprare, ti convincerai pure, di aver spuntato il prezzo migliore, no?
Ma se quello vende a 10, e accetta il tuo 8 senza fiatare, un po’ il dubbio che avrebbe potuto accettare anche 7, viene, no?
E 6?
5 e 1/2?

Così sarà ora, immagino, per Monti!

Dopo aver constatato che gli italiani, delle PESANTI MISURE (L x H x P) loro IMPOSTE, è come se non se ne fossero neanche accorti, avendole accettate “con flemma britannica”, secondo me, il dubbio che poteva bastonare, macellare, fare carne di porco meglio e di più, ora gli verrà!

Il dubbio… e il rammarico, che il cetriolo poteva essere ancora più grosso!

Bella figura di niente poi, che ci ha fatto davanti alla platea internazionale!
Specie e soprattutto in quanto Gran Professorone!
Della serie: “mò arriva uno pratico!”!

Con gli italiani alla forca caudina, indifesi e a sua disposizione: “Pina! Ti spacco in due come una mela!”, avrà pensato il Gerovital Monti, tirando fuori la sua manovra da 25MLD, come fosse un biscione infervorato, e “ZAC!”, gliel’ha imposta in un colpo solo, di netto, “senza remissione”!
“Ahi! Che dolore! Che dolore pazzesco!”, si aspettava Monti, che gli italiani gridassero!

E invece “quelli”, alla “Pic Indolor”, quasi distrattamente, si è no si son chiesti: “Già fatto?”.

A’ Monti: e ci sarà un motivo, se le aziende gli ultra 50′enni non li vogliono più, no?
Non ci hai più 20′anni da un secolo!
Lascia perde’, ‘sse performance: non fanno per uno della tua età!
Vai in pensione, che è ora!

E la volpe di quel Gran Professorone che è, cosa fa?
Le sue defaillance le va pure raccontando in giro!

Non solo, sembrerebbe, gli italiani non l’avrebbero nemmeno “sentito”, ma a valutare dalla fretta, dai tempi da coniglio che ha, in queste sue “IMPOSIZIONI”, pare come se Monti soffrisse, politicamente parlando, di “eiaculatio precox”!
Bisogna fare tutto “presto”!
Tutto subito, che non resiste!

Ma Monti, Napolitano e compagnia bella, come quelli che hanno sempre il pugnale (sì: “il pugnale”, e non “il coltello”!), o la baionetta, dalla parte del manico, ha “tosto” un’altra possibilità di rifarsi: lavoro, ammortizzatori sociali, licenziamenti!

E vai!
Alla grande, questa volta!

Mi raccomando: dimensiona “di più”!

Monti: facci male!

Elson 5 gennaio 2012 - 06:48

L’ho sempre detto, io, che la Verità parla per propria bocca!

Monti ha detto che gli italiani hanno accettato con flemma britannica le pesanti misure loro IMPOSTE!

A parte la volgarità assoluta nell’aver definito gli italiani dei rotti in saccoccia… ma “IMPOSTE” è proprio la verità!
Infatti, gli italiani, con Napolitano, Monti, Di Pietro e compagnia bella, non decidono più niente: DEMOCRAZIA SOSPESA!
PLUTOCRAZIA E USUROCRAZIA!

DEMOCRAZIA SOSPESA!
PLUTOCRAZIA E USUROCRAZIA!

DEMOCRAZIA SOSPESA!
PLUTOCRAZIA E USUROCRAZIA!

Napolitano: rotto per rotto, a questo punto, rompimi pure la capoccia!
Leva in alto i tuoi manganelli, che la mia testa è pronta “a ricevere” la sua quota-parte!
Napolitano: tieni a portata di mano anche l’olio di ricino: non si sa mai!

♫♪Che tristezzaaa, che tristezzaaa:
un inverno d’incerte-e-e-ezza!
…. ♫♪♫
Per Giorgetto, Napolitano:
Urca! Urca! Ullallà!♪♫

Elson 4 gennaio 2012 - 20:44

Avete sentito, tra le proposte sul lavoro, quella del licenziamento per motivi economici, a patto che siano debitamente documentati?

Sapete cosa ricorda?

Ricorda il Decreto Bersani, quello che ha abolito le penali per i recessi dai contratti degli utenti telefonici.

Mi spiego:
prima del Decreto Bersani, con le compagnie telefoniche si stipulava un contratto, ad esempio, per 12 mesi.
Se l’utente intendeva recedere prima di tale scadenza, doveva pagare una penale alla compagnia telefonica.
Se l’utente recedeva dopo la naturale scadenza del contratto, in genere “tacitamente rinnovato”, non doveva pagare nulla!

Ed è qui, che è intervenuto “il finto” buon Bersani!

Come?
Cosa ha fatto?
Ha tolto le penali…

“Bene! Bravo!”, pensò ingenuamente la gente…
…ma! …però!

Però… ha riconosciuto alle compagnie telefoniche il diritto di riscuotere dall’utente, in caso di recesso dal contratto telefonico, IN QUALSIASI MOMENTO QUESTO AVVENGA, un contributo di disattivazione!
A patto -guarda la coincidenza- che tale contributo venisse debitamente giustificato!

La morale?
La morale è che gli utenti non pagano più “QUALCHE VOLTA” le penali… ma pagano, “SEMPRE”, il contributo di disattivazione!

E “le giustificazioni debitamente rendicontate?”: non mi fate ridere

E bravo Padron Bersani!

Elson 4 gennaio 2012 - 20:39

Avete sentito come Monti ha rassicurato l’Europa?

“Gli italiani hanno accettato con flemma britannica le pesanti misure loro imposte!”.

Ci sta bene!
È poco!
È ancora troppo poco!
Non basta!
Ne voglio di più!

Voglio, chiedo, prego che ci massacrino di più ancora!

Luciano Chiodo 4 gennaio 2012 - 19:58

MILITANTE,il problema è che oggi, quando si dice “privilegi”, si indicano i lavoratori con 40 anni di contributi o le donne con 60 anni di età che vorrebbero andare in pensione, che pretesa! O i lavoratori a tempo indeterminato che difendono l’art. 18 e non vorrebbero essere licenziati senza giusta causa, xchè sono antipatici al padrone o xchè sono iscritti al sindacato, altra pretesa. Sono questi ii privilegi?
O non sono invece quelli degli eletti, in particolare al parlamento nazionale e regionali, di cui non si riesce neanche a venire a capo del COMPENSO NETTO COMPLESSIVO?
La DEMOCRAZIA è un’altra cosa, LA DEMOCRAZIA E LA POLITICA DEVONO ESSERE FINANZIATI, MA IN MODO TRASPARENTE E CONTROLLABILE.
Basta con l’eletto “benefattore” che versa una parte al Partito e si pone su un gradino più alto degli altri iscritti, così si mina la democrazia intterna del partito.

Elson 4 gennaio 2012 - 18:11

Ma lo seguite, Giorgio Napolitano, in tv?

“Ora bisogna fare questo!” e “Ora bisogna fare quello!”:
orsù! Per sostenerlo tutti insieme, cantiamo:

♪♫ “Per Giorgietto, Napolitano,
Urca! Urca! Ullallà!”♫♪

Militante 4 gennaio 2012 - 17:20

giuseppe, la cosa preoccupante per me non è che tu pensi che siano 600.000 invece di 60.000, ma che quel dato di 600.000 (poi rivelatosi falso) lo abbia sbandierato in TV un ministro (Brunetta) per poi dare fuoco alle polveri della lotta contro le caste (proprio lui, sic!).
La politica ha dei costi in tutto il mondo. Possiamo discutere e possiamo pensare che in Italia siano più alti che altrove, che ci siano degli sprechi, che ci siano dei furti.
Quello che non possiamo fare e partecipare a questa gazzarra indegna che addita il politico come nemico pubblico numero 1 e come sentina di tutti i mali.
La politica, che ci piaccia o meno, è indispensabile perchè nessun potere può sostituirla senza fare ancora più danni alla società.
Guarda cosa stanno facendo Monti ed i suoi “tecnici” per rendertene conto. A me sembra peggio di Berlusconi.
Almeno con Berlusconi te la potevi prendere e criticarlo “politicamente”. Invece Monti e la sua squadra vengono presentati come dei semi-dei infallibili che ci devono tirare fuori dai casini nei quali ci hanno messo quei ladri-fannulloni-spreconi dei politici. Anche la critica diventa difficile. E se Monti non fosse il salvatore della patria ma solo l’ennesimo braccio dei poteri che erano dietro anche a Berlusconi e che condizionano pesantemente anche il centrosinistra? Cosa ne penserà Passera? :)

Ambri 4 gennaio 2012 - 16:18

CONCORDO L’ANILISI DI CREMASCHI MA CREDO CHE A QUESTA GENTE FACCIA + PAURA VEDERE UN POPOLO INTERO UNIRSI IN COOPERATIVE PER FARSI DA SE AZIENDE, BANCHE ECC ECC LASCIANDO A QUESTI IPOCRITI IL NULLA, SI DOVRANNO ARRANGIARE SU TUTTO.
VOGLIO VEDERE SE TUTTI CHIUDONO I CONTI CORRENTI E SI CI APRIAMO LE NOSTRE BANCHE E LE NOSTRE AZIENDE COSA GLI RIMANGONO DA AFRE.
IL FUTURO E’ QUESTO.

Ambri 4 gennaio 2012 - 16:12

molto interessante l’articolo proposto da Giuseppe

Felice Di Giandomenico 4 gennaio 2012 - 16:05

Un interessante intervento di Giorgio Cremaschi sul bolg di MicroMega, se non altro per iniziare a vedere le cose sotto giuste angolazioni.

Basta con le chiacchiere. Lottiamo per far cadere il governo Monti

Per far del bene ai giovani il governo ha deciso che si dovrà lavorare fino a 70 anni. Saranno proprio i giovani a vedere allungata in maniera così stupida e barbara la loro vita lavorativa prima della pensione, perché proprio per essi varrà di più il meccanismo di penalizzazioni e compensazioni che costringerà chi ha lavoro, se ha la fortuna di conservarlo e di restare in salute, di restarvi fino a tarda età.
Allo stesso modo ora, sul mercato del lavoro, si vuol fare altrettanto bene sempre ai giovani. Si propone, ci par di capire, un contratto a tempo indeterminato che abbia però un lunghissimo periodo di prova, da tre anni in su, durante il quale sia libera la possibilità di licenziare per il padrone. A parte la stupidità di un provvedimento che vuole favorire l’occupazione con più facilità di licenziamento. A parte il fatto che l’essenza della precarietà è proprio il ricatto permanente sul posto di lavoro, che qui viene formalizzato nel periodo di prova infinito.
A parte il fatto, insomma, che questo contratto è semplicemente il cavallo di Troia attraverso il quale passa la demolizione dell’articolo 18 per tutti i lavoratori; così come si è esteso a tutti i lavoratori il contributivo sulle pensioni, dopo che inizialmente lo si era affibbiato solo ai più giovani. A parte tutto questo, la malafede dell’operazione sta nel fatto che questo contratto “nuovo” si aggiunge semplicemente agli altri precari già esistenti, non ne cancella neanche uno. Sostanzialmente avremmo quindi il 46esimo contratto precario, dopo i 45 già definiti dal pacchetto Treu e dalla legge Biagi. Anche qui, dunque, per favorire i giovani, li si colpisce e se ne aumenta la precarietà.
Il governo Monti, d’altra parte, ha un mandato preciso, che non è quello del parlamento italiano e neanche quello del Presidente della Repubblica, il quale dovrebbe ricordare che l’Italia non è una repubblica presidenziale.
Il mandato di Monti nasce prima di tutto da due privati cittadini, che in virtù del potere della Banca centrale europea, si sono permessi di indicare il 5 agosto 2011 ai governi italiani, tutti, cosa dovrebbero fare. Tra i tanti appunti della lettera Draghi-Trichet è bene ricordare quello che recita: “dovrebbe essere adottata una accurata revisione delle norme che regolano l’assunzione e il licenziamento dei dipendenti…”.
Nessuno faccia il furbo, quindi. Davvero non ne possiamo più di piccoli imbrogli e ipocrisie. Il governo Monti deve portare in Europa lo scalpo dell’articolo 18, o almeno un pezzetto di esso. Questo per rendere il lavoro sempre più flessibile e precario, anche con la distruzione del contratto nazionale, anch’essa chiesta dalla Bce e praticata da Marchionne. La linea di politica economia reazionaria dell’attuale governo è in piena continuità con quella del governo precedente. Anche nelle procedure e nel linguaggio, visto che Monti, come Berlusconi, rifiuta la concertazione da destra e propone un vuoto dialogo sociale, che nella sostanza serve solo ad autorizzare il governo a fare quello che vuole.
Sulle pensioni il sindacato confederale italiano ha subito una sconfitta drammatica. E’ la prima volta, nella storia del nostro paese, che si fa una controriforma del sistema previdenziale di tale portata e contro tutto il sindacalismo confederale. E’ chiaro che questo è voluto. Il governo Monti deve dimostrare all’Europa delle banche che prende a calci nel sedere i sindacati, sperando che così lo spread cali.
L’epoca delle chiacchiere è finita, anche per il sindacato. E’ inutile piangere, è inutile lamentarsi. Monti è lì solo per fare quel massacro sociale che a Berlusconi non sarebbe riuscito per la scarsa credibilità accumulata. Allora, visto che ci trattano come i greci, bisogna fare come in Grecia: scioperare e lottare esplicitamente contro questo governo, con l’obiettivo di farlo cadere. Tanto lo spread va comunque per conto suo, nonostante i nostri drammatici sacrifici.

Giuseppe 4 gennaio 2012 - 15:36

Riporto questa analisi che ritengo interessante.
Giuseppe

Il principio di indeterminazione del Pd

di Fabrizio Tassi da Micromega

PREMESSA

Posto che, in quella porzione di realtà chiamata Pd, convivono socialdemocratici e turbo-liberisti, nostalgici della rivoluzione (pochi) e teorici della società aperta (pochini anche quelli), burocrati della solidarietà di Stato e amici di don Verzè e del Meeting di Rimini, ambientalisti illuminati e supporter delle Grandi Opere, atei militanti e cattolici col cilicio… tutti temp(e)rati dalla fede nella redimibilità del mercato.

Verificato che le dichiarazioni e le posizioni del Pd, lungi dall’indicare una direzione precisa, un orizzonte comune, una proposta chiara che valga per oggi e per domani l’altro, sembrano piuttosto rimesse al gioco del caso e delle circostanze.

DEFINIZIONE

Il principio di indeterminazione del Pd rende ragione dell’impossibilità di determinare contemporaneamente la sua posizione su un dato argomento e l’insieme delle soluzioni pratiche necessarie a sostenerla, in quanto l’una spesso esclude l’altra, tanto che noi osservatori restiamo totalmente estranei a quel mondo, che appare come un universo a sé, con leggi proprie (si ringraziano Heisenberg e Wikipedia per l’esemplificazione). In più, l’intervento di un osservatore altera di per sé lo stato della particella-onda democratica, tanto che è possibile leggere sull’Avvenire o su Libero illustri rappresentanti del Pd che dicono cose opposte a quelle sostenute dai colleghi su Repubblica o l’Unità.

CONCLUSIONE

Ciò fa sì che difficilmente il Pd sarà in grado di proporre un’idea di società alternativa (possibilmente a colori) rispetto all’ego-liberismo zotico e devastante di Berlusconi o a quello colto e perbene di Monti (che dal punto di vista economico sono sfumature di grigio) o un modo diverso di intendere lo sviluppo (che si presume debba essere anche sociale, etico, culturale, legato all’efficienza e all’accessibilità dei servizi pubblici, a una minore distanza tra redditi minimi e massimi, alla qualità della vita e dell’ambiente, dell’istruzione e del “tempo libero”). Che mai, ad esempio, il Pd avrà il coraggio di condurre una battaglia politico-culturale contro il feticcio del Pil (piuttosto adottiamo il Gpi, General Progress Indicator, o magari una versione del Fil, Felicità interna lorda, che contempli anche immigrati felici) e di spiegare al cittadino medio che non ha più senso misurare il benessere sulla base della quantità dei consumi, e che la competitività è solo un mito, uno slogan, i cui costi vengono scaricati sempre sugli stessi (mentre alcuni ne sono immuni, e guarda caso sono quelli che ne predicano le virtù).

E’ il principio di indeterminazione del Pd a far sì che D’Alema si senta in diritto di sostenere che “stavolta pagano anche i ricchi”, mentre tutti vorremmo sentirgli dire che “forse era meglio se pagavano solo loro” (almeno una volta, tanto per dare un segnale di discontinuità). E’ quella mancanza di elaborazione a rendere il Pd così impotente di fronte a una qualsiasi idea forte di società, anche la più bislacca, pericolosa e cretina, che si imporrà semplicemente in virtù della sua chiarezza e capacità persuasiva (prima c’era quella berlusconiana, domani chissà). E’ quella inconsistenza, quell’impalpabile ecumenismo, a far sì che il Pd sia disarmato di fronte ai “valori non negoziabili” della Chiesa, e non abbia la forza o il coraggio di spiegare agli alti prelati che non ci può essere un dialogo alla pari, o un confronto proficuo, con chi continua a ritenersi depositario dell’unica verità e la vuole imporre per legge. E’ quella fumosa convinzione di essere nel giusto a prescindere (basta nominare invano la “solidarietà”, “l’uguaglianza”, la “giustizia sociale”) che rende il partito di Bersani alieno a chi aspira a una vera svolta nel Paese (e in Europa, e nel mondo).

Noi non ce l’abbiamo con il Pd, ma con ciò che il Pd potrebbe essere e non è, con ciò che potrebbe fare (ne avrebbe i numeri) invece di vivacchiare, vittima dell’equivoco del partito di massa moderato, sempre in ritardo rispetto alla realtà.

Fabrizio Tassi

(30 dicembre 2011)

M.giovanna Bencistà 4 gennaio 2012 - 14:06

SEL, se ci sei batti un colpo! Magari anche di più. Da giorni e giorni siamo scomparsi da ogni massmedia; non una dichiarazione, non una presa di posizioni sugli enormi cambiamenti che si stanno producendo o preparando :l’art., oggi, sul Corriere, dell’ex ambasciatore Romano è assai emblematico a proposito della “concertazione” e del “compromesso” e del ruolo stesso del sindacato; di più ancora, del tipo di democrazia e di relazioni sociali che si stanno approntando e non certo nella direzione da noi auspicata. Mi appassiona meno la querelle se entrare o meno nel PSE; mi sembra più importante cominciare sul serio a creare legami con tutta la sinistra europea e poi valuteremo cosa concorrere a costruire. E però se non siamo visibili e presenti, anche solo a livello mediatico in questa fase,come fa un cittadino, un lavoratore , chiunque, a considerarci un riferimento e a darci la propria concreta fiducia? E’ inutile aspettare tutto questo dai territori: lì si lavora soprattutto per tempi più lunghi.

Felice Di Giandomenico 4 gennaio 2012 - 13:06

Riguardo al tema delle auto blu, è interessante rivedere la trasmissione di La 7 Otto e mezzo dell’11 novembre scorso (visibile su Youtube http://www.youtube.com/watch?v=RqSTV1uo0KI)
in cui Beppe Severgnini faceva un analisi molto precisa sugli sperperi che caratterizzano la politica italiana. Diceva Severgnini che qui in Italia: “Abbiamo oltre 70 mila auto di servizio cosiddette auto blu e poi ci sono le blu blu e le quasi blu. In Inghilterra ne hanno 250”. Ad ogni modo quella trasmissione è utile rivedersela, prima che il video venga rimosso.

Michele 4 gennaio 2012 - 11:30

è necessario un congresso straordinario per rivedere la dirigenza del partito. IL PIU PRESTO POSSIBILE!!!!!
Siamo o non siAMO UN PARTITO NUOVO DIVERSO DAGLI ALTRI????

Giuseppe 4 gennaio 2012 - 11:00

Militante,
il dato l’ho ricavato dal web. Sono tornato a cercare il sito ma non l’ho ritrovato, segnalo però un altro sito (panorama.it) che dice più o meno le stesse cose: 620.000 auto blu (a proposito: ho scoperto che ci sono anche le blublu, le grigie…) mentre all’estero i dati sono abbondantemente le 80.000. Detto questo vi sono anche siti che parlano di 70.000 auto blu circa. Tieni presente che certi politici e magistrati oltre alla/e loro hanno anche quelle della scorta. In ogni caso il divario tra i due dati è enorme (e sempre eccessive sono) e occorrerebbe vedere come sono stati raccolti i dati, ho l’impressione che nel dato più gonfio si siano inserite anche le auto della pubblica amministrazione che servono per l’espletamento dei servizi e che quindi non centrano nulla.
Comunque hai ragione: le cose sicuramente vergognose sono altre in questo paese (e ne hai elencate due), però una cosa sicuramente da aggiungere è il costo complessivo dell’apparato politico e delle clientele ad esso collegate (e qui ci sta dentro tutto: appalti e mazzette, consulenze, benefit e stipendi, cariche nei consigli di amministrazione…auto blu).
Ciao e grazie della precisazione.
Giuseppe

Felice Di Giandomenico 4 gennaio 2012 - 09:41

Cari compagni, riguardo all’acquisto “inevitabile” dei famosi cacciabombardieri F35, fatevi un giro su questo sito http://www.altreconomia.it/site/fr_contenuto_detail.php?intId=3201&fromRaggrDet=7: il governo dichiara che non acquistandoli si pagherebbe una penale molto alta: un’ennesima bufala, un’ennesima presa per il culo (mi si passi il termine) sulla quale, veramente, ci vorrebbe una rivolta popolare.

Militante 4 gennaio 2012 - 09:22

Giuseppe, fatti bene 2 conti. Le auto blu non possono essere 600.000!.
In Italia siamo 60.000.000. Vorrebbe dire che una persona su 100 ha l’auto blu. Vecchi e bambini compresi.
E’ possibile? NO.
Pensa a chi ne ha diritto, fai un pò di somme e te ne accorgi da solo.
I parlamentari sono 1.000. I presidenti di regione 20. Quelli delle province circa 100. I sindaci dei comuni più grandi qualche centinaio.
I giudici con auto blu qualche centinaio. Idem per manager pubblici e militari.
73.000 è il numero comprensivo delle auto di servizio (per intenderci: la gazzella dei caramba o l’auto dei forestali).
Sono tante comunque? Forse. Ma anche dimezzandole non si risparmia tanto. Eliminiamo uno di quei caccia da guerra che stiamo comprando. Eliminando uno di quelli saltano fuori i soldi per qualche migliaia di auto.
E’ una bufala. E’ la solita spazzatura che viene agitata strumentalmente per coprire i veri disastri (tipo il taglio delle pensioni).
Non ci cadere anche tu!

Felice Di Giandomenico 4 gennaio 2012 - 08:42

Confesso che l’interrogativo di Tonino Fornaro riguardo al fatto se i dirigenti di SEL leggano o meno quanto viene scritto su questo blog me lo sto ponendo da tempo anch’io. Comunque è significativo che quanto scritto da Smeriglio è ormai da tempo presente sul sito è, forse, visto che si tratta di proposte probabilmente qualcuno delle alte sfere darà senz’altro un’occhiata a quanto viene riportato in questa discussione. Sarebbe veramente auspicabile anche perchè stiamo andando incontro ad un periodo socio-politico complesso, che merita un’attenzione particolare, dove il tanto paventato rischio di tensioni sociali sta divenendo di giorno in giorno sempre più concreto.
Le gente continua ad essere schifata dalla politica e se ne disinteressa naufragando nel qualunquismo; il movimento degli indignati, parlo di tutti coloro (me compreso) che erano in piazza il 15 ottobre scorso a Roma, sembra essersi dissolto nel nulla. Abbiamo un governo che detta norme accettate supinamente dai partiti – ad eccezione di Lega e IdV.
Il potere d’acquisto si abbassa sempre più, i rincari di vari servizio non si sono fatti attendere, ed ora dobbiamo anche subire l’affronto di una spesa pazza, assurda, che riguarda 131 aerei da guerra il cui costo totale sarebbe in grado di sanare molto più di quanto la manovra Monti intende fare incidendo sulle tasche dei lavoratori. Molte persone che conosco e che simpatizzavano per SEL ora se ne stanno allontanando ripiegando sul Prc; e quando cerco di imbastire con loro una discussione ti ripetono quasi all’unisono: ma Vendola ora che sta facendo? Quali sono le sue posizioni? Non si capisce! Ma voi di SEL come la pensate veramente?
E onestamente, in questo momento, a volte non so proprio cosa rispondere perchè, a parte le proposte iscritte sul documento presente sul nostro sito e che rimangono comunque aleatorie, in effetti non abbiamo una piattaforma programmatica solida ma solo una serie di proposte che non vengono ascoltate da nessuno. Ripeto, il nostro tallone d’Achille è di non essere in Parlamento, però credo che, piaccia o no, prima o poi si dovrà contemplare l’ipotesi di un Congresso, se non altro per evitare emorragie di simpatizzanti e iscritti e forti malumori nella base.

Giuseppe 4 gennaio 2012 - 08:33

Le auto blu in italia sono circa 600.000 (in usa 73.000) e costano allo stato 21 miliardi di euro. Ma siamo pazzi? come facciamo a tollerare un simile spreco a fronte di gente che ogni giorno perde il lavoro e a condizioni di vita sempre più precarie?
Ieri un certo galli di confindustria diceva che occorrerebbe iniziare a parlare anche di licenziamento degli statali, io proporrei anche, già che ci sono, di reintrodurre la Rupe Tarpea per i vecchi oltre i 70 anni (età oltre la quale i padroni non possono più sperare di trarre profitti dallo sfruttamento del lavoro salariato).
La bce ha dato all’1% di interesse 500 mill. alle banche per…farne quello che vogliono, probabilmente lucrare sui tassi di interesse.
Ecco chi sono la controparte di classe che sta divorando i paesi e la vita della gente: i politici (i pochi buoni che conosco stanno fuori dal parlamento), il potere economico (confindustria) e quello finanziario. Tra i politici metterei in primo piano coloro che in questi anni oltre a fare i propri interessi, hanno anche fatto quello che il potere economico-finanziario ha chiesto loro.
Almeno su una cosa però dormiremo sonni tranquilli: i paletti di Bersani sull’art. 18 sicuramente sono ancorati sulla roccia.
Giuseppe

Francesco 3 gennaio 2012 - 22:24

L’inteliggenza Globalizzata doveva servire per più sicurezza ,più pace,aquisire conoscienze condivise,e dove tutti in questo globo avrebbero i mezzi per una vita dignitosa.Invece vediamo che queste inteliggenze hanno fatto per se accumoli di poteri e di soldi.retribuzioni milionari,accumoli di ricchezza miliardari,e noi di sinistra pensiamo che questi sono capaci di cambiare le cose.Io penso che non ne sono capaci,perchè il presenta fatto da questi signori a fatto aparire tutto il moderno di secoli passati,mi riferisco all’ottocento con il partito dei lavoratori,le cooperative,e si prospettava a un vero cambiamento,lo stesso garibaldi (da stato cattolico a stato laico),Siamo tornati a secoli indietro,in che stato viviamo,non dei cittadini,perchè milioni di cittadini sono esclusi da tutto.il cambiamento può avvenire solo con una rivoluzione riaquistando la libertà

Tonino Fornaro 3 gennaio 2012 - 18:01

Continuo a non capire perchè SEL non espliciti ufficialmente e pubblicamente la rinuncia da parte del governo all’acquisto degli F 35 il cui costo è di 18 miliardi.Aerei da guerra già invecchiati e difettosi.E’ quanto dicono fonti tecniche e non politiche.Perchè questa richiesta non è presente nel testo di Smerigli? Qualcuno della direzione o della redazione dia una risposta.Su questo blog sembra parlare (scrivere) a vuoto e non sappiamo se i dirigenti seguono o vengono informati di quanto viene scritto.

Elson 3 gennaio 2012 - 15:55

Fateci vedere le voci del Debito Pubblico!
Una per una, fino ad arrivare a 1.900 miliardi di euro!
Voce per voce, a cosa sono serviti, come sono stati utilizzati i soldi che continuate a caricare sulle nostre groppe!
Vi sfido a mostrarci il conto!
Ne parlate, ma non lo pubblicate!

Elson 3 gennaio 2012 - 13:55

Scusa, Vendola, per circa 1.000 addetti di Termini Imerese è stato previsto che verranno riassorbiti da un’azienda che assemblerebbe automobili con pezzi provenienti dalla Cina. Detta azienda, per riassorbire quei 1.000 addetti, è previsto passi, entro il 2017, da una produzione di 1.000 auto, ad un di 60.000!
La domanda che sorge spontanea, almeno a me, è: “perché limitarsi a 60.000 auto, mettendo in mobilità per 12 anni altri 900 addetti, affinché si possano agganciare alla pensione, quando, producendo 120.000 auto, si sarebbe potuti reintegrare tutti quanti?”.
E così per le tue proposte sulle patrimoniali: invece di farne una da 200MLD subito, e una, a regime, di 5MLD l’anno, perché non farne una subito di 210MLD, portando a 8MLD quella a regime, ed eliminare i 6 anni in più per andare in pensione, imposti dalla Fornero?
Sai anche come si potrebbe migliorare, la tua proposta?
Eliminando l’IMU sulla prima casa!
Come?
Portando la prima patrimoniale a 220MLD, e quella a regime, a 10MLD!

Che ne dici?
Come vedi, non ci vuole mica poi così tanto, a trovare soluzioni migliori delle tue!

Vito Saturno 3 gennaio 2012 - 12:17

A Luciano Chiodo:
la reticenza di SEL sui privilegi della casta, vuoi vedere che si spiega con l’ansia di tanti dirigenti di ritornare a mettere il deretano su certe poltrone o di agguantare certe poltrone da parte di chi si iscrive ai partiti politici invece che alle agenzie di lavoro interinale? Certo, per troppi, la politica è meglio che andare a lavorare.

Luciano Chiodo 3 gennaio 2012 - 11:06

Dal Fatto Quotidiano del 3 gennaio:

“BENEFIT, INDENNITÀ MENSILE E DIARIA
POLITICA ITALIANA: LA PIÙ COSTOSA D’EUROPA
In 37 pagine, depositate il 31 dicembre, la commissione Giovannini, voluta da B. e confermata da Monti, fotografa i costi del parlamento. Ma non arriva a nessuna conclusione. E chiede più tempo.”

Io sono un iscritto di SEL, da sempre, MA NON SOPPORTO PIU’ LA RETICENZA DI SEL SU QUESTO PROBLEMA.

Giuseppe 3 gennaio 2012 - 09:04

x Felice.
Non sono iscritto a nessun partito, ma trovo più vicino alle mie idee Rifondazione. Se vengo qua è perchè penso di trovare dei compagni con cui discutere, dei compagni che però, a mio avviso, sbagliano e si autoannullano se continuano ad inseguire il pd e la sua politica. I vertici hanno forse altri orizzonti e (strategie?), ma se voi della base riuscite a far blocco indicando una alternativa sostanziale di sinistra, al di fuori dei tatticismi e della svendita degli interessi di classe credo che anche in questo paese si potrebbe tentare di costruire un movimento politico alternativo alle politiche liberiste. Finchè la sx sarà divisa in mille rivoli: Fed, Sel, grillini , verdi, Di Pietristi, popolo viola, popolo rosa… continueranno a peggiorare le condizioni di vita della gente comune. Se diciamo le stesse cose perchè dobbiamo allearci con chi ne dice e, sopratutto, fa altre? questo li legittima e permette loro di continuare a drenare voti in chi non vede una chiara alternativa politica di schieramento, di programma e di prospettiva. A Napoli è stato possibile una alternativa al pd, in Puglia e in altre città le formiche sono riuscite ad imporre un loro candidato, forse è davvero venuto il momento di cambiare, l’attuale crisi metterà ognuno di fronte alle proprie responsabilità, ed ognuno raccoglierà sulla base delle politiche di cambiamento che saprà indicare e magari anche realizzare. Una sconfitta oggi significherà per non so quanto un ripiegamento su posizioni di disagio se non di vero e proprio sfascio generalizzato che ci costringerà a raccogliere i cocci di quella che un tempo era una società con un minimo di stato sociale.
Giuseppe

Felice Di Giandomenico 3 gennaio 2012 - 08:10

X Giuseppe

Pienamente d’accordo con te, la lista dei moralizzatori più che benestanti è lunga e contenuta in larga parte proprio tra le file del PD. Personalmente io non ho mai considerato i democratici un partito di sinistra e di certo non lo considererò tale in futuro.
Troppa gente ambigua, non si riesce mai a capire bene da che parte stanno, un giorno dicono una cosa e l’altro se la rimangiano a seconda delle convenienze. Di sicuro, come dici tu, non è questa la sinistra con cui confrontarsi su temi quali la giustizia sociale, l’equità e la redistribuzione delle ricchezze. E questo e bene che noi di Sel ce lo mettiamo una volta per tutte bene in testa.

Felice Di Giandomenico 3 gennaio 2012 - 07:55

Le pensioni? Altro capitolo aberrante di questa manovra dove le uniche voci che si levano in modo deciso sono quelle di Susanna Camusso e di Maurizio Landini. A livello politico, su questa tematica, c’è un’inerzia totale come nei confronti di tutte le misure adottate dal Governo Monti del resto. Ora persone anziane, che hanno lavorato una vita per garantirsi una vecchiaia tranquilla, dovranno vedersela anche con le banche e crearsi un conto per poter ricevere la loro pensione (dai 1000 euro in su). Chi si spezza la schiena sulle catene di montaggio dovrà prolungare i suoi sforzi anche se risulta sulla carta una persona con ridotte capacità lavorative. Tra i vari punti iniqui della manovra, quello delle pensioni è senz’altro il più vergognoso perchè va ad incidere veramente in modo pesante sulle classi più deboli e indifese. Girando sul web mi sono imbattuto in un breve articolo che vorrei condividere con i compagni del sito. A mio avviso è molto significativo e la rabbia in esso contenuto pienamente giustificabile.

OMICIDIO TARGATO INPS

Svegliatevi cazzo le feste sono finite e per qualcuno non sono mai cominciate. Svegliatevi pensando ad una storia assurda figlia di un Paese infame capace solo di uccidere chi resta da solo. Aveva 74 anni era un pensionato che aveva lavorato sodo nella sua vita, emigrato in Germania e Olanda, quando qui non c’erano prospettive e poi tornato nella sua città, Bari, sempre a lavorare. “Il lavoro rende liberi” recita una frase scolpita nella storia nera del Novecento, si liberi di crepare. Aveva una pensione sociale di 450 euro mensili ed una seconda, maturata durante il lavoro da emigrante di 250 euro. Una miseria se comparata con il costo della vita, ma dopo il danno la beffa. Tempo addietro l’Inps, lo aveva informato che c’era stato un errore nei calcoli della sua pensione e che doveva restituire circa 5000.euro. Ma siccome l’ente è caritatevole, gli avevano concesso una rateizzazione, 50 euro al mese, una cifra impossibile da sottrarre al suo magro bilancio. L’anziano lavoratore era caduto in depressione, non dormiva la notte, stava male, il medico curante gli aveva prescritto dei tranquillanti, ma non sono bastati. Quel debito lo ha ossessionato a tal punto da aprire la finestra del balcone e gettarsi nel vuoto, per porre fine alla sua vita. L’Inps risparmierà qualcosa nel prossimo anno, noi questo lo chiamiamo omicidio, una categoria nuova di crimini del terzo “radioso” millennio di Monti.

Fonte: Stefano Galieni
controlacrisi.org

Rino Gennari 2 gennaio 2012 - 16:58

Cosa proponiamo per le pensioni?

Giuseppe 2 gennaio 2012 - 15:50

Felice, tra quanti fanno la morale agli altri c’è anche un certo dottor sottile, il killer dei conti correnti, che, circondato dai papaveri del pd, tiene conferenze dall’alto dei suoi 31.000 euro al mese di pensione (esclusa quella della Deutsche Bank). E sarebbe questa la sinistra con cui costruire una società nuova che faccia della giustizia sociale il suo valore fondante??
Giuseppe

Giuseppe 2 gennaio 2012 - 15:45

Ma anche Menenio Agrippa mi pare iniziò il suo discorso alla plebe “con viva e vibrante soddisfazione”.
Il costo delle nostre forze armate, solo gli stipendi, ammontano a 23 miliardi di euro: quando è che la smetteranno di fare benzina gratis in caserma? E tra i promossi del retributivo mettiamoci anche i generali degli ultimi mesi.
Elson l’art. 18 lo toccheranno, forse hai ragione tu: meglio passare gli ultimi anni da disoccupati (perchè questo sarà anche l’anno dei disoccupati, lo sappiamo vero?) che non continuare a salire sui ponteggi sino a 67 anni (perchè di quelli buona parte riempirà le cronache nere degli incidenti sul lavoro, così la pensione la risparmieranno definitivamente).
Viva il pd e chi gli sta a ruota!
Giuseppe

Felice Di Giandomenico 2 gennaio 2012 - 12:46

Era chiaro da tempo che, prima o poi, si finiva col parlare di un serio rischio di tensioni sociali nei prossimi mesi, ed ora che i luccichii delle festività di fine anno iniziano pian piano a spegnersi e gli effetti della “cura Monti” cominciano a pieno ritmo a far sentire la loro portata, non c’è da meravigliarsi più di tanto se l’esasperazione della gente presto si trasformerà in rabbia.
Leggo una frase del discorso di fine anno di Napolitano (che personalmente non ho seguito) riportata su più quotidiani e in vari siti internet, sempre la stessa: “l’Italia può e deve farcela”, la solita retorica di rito.

“l’Italia può e deve farcela”, d’accordo, ma a che prezzo?

Si parla di 300 mila posti di lavoro a rischio, di 2100 euro l’anno di spese in più a famiglia, di una recessione che avrà un impatto devastante a livello sociale, di un numero sempre crescente di nuovi poveri…ma “l’Italia può e deve farcela”. Non suona un po’ come una grande presa in giro? Ritorniamo al falso e decisamente inopportuno ottimismo di Berlusconi mentre si consuma un dramma che coinvolge milioni di persone?
Nel frattempo – tanto per non farci mancare niente – l’Istat informa che il divario tra l’aumento del costo della vita e i salari è sempre più marcato ma di adeguamento degli stessi e di redistribuzione delle ricchezze attraverso una tassa patrimoniale non se ne parla. Così, se già con l’entrata in vigore dell’euro i prezzi erano ampiamente raddoppiati (e qui in Italia il fenomeno si è fatto sentire da subito raddoppiando il costo della vita in tutti i settori, ma mantenendo gli stipendi per quel che erano), ora con queste nuove misure messe a punto dall’esecutivo Monti possono dirsi triplicati. Ma nelle tasche di chi lavora i soldi sono sempre quelli, così come nelle tasche dei pensionati. Ciò significa affamare la gente, generare apprensione, disperazione, rabbia; qui non si tratta di sacrifici, si tratta di dover soppesare ogni singola spesa anche rispetto ai beni di largo consumo. Si tratta di affrontare continue rinunce per dare una botta al cerchio e l’altra alla botte. Viaggiare in auto o in treno diventerà sempre più un lusso (la benzina sta arrivando quasi a quota 1,80 al litro); fare la spesa, pagare le bollette, ecc. sempre più un incubo. Chi vive con stipendi da 800 a 1500 euro al mese come dovrà organizzarsi non per i prossimi mesi, ma per i prossimi anni?
Ma “l’Italia può e deve farcela”.
Con questi presupposti, lo sviluppo di tensioni sociali sarà inevitabile checché ne dica Mario Monti. Le fasce di popolazione colpite da questa manovra sono troppo ampie e non credo che, nel tempo, sarà facile gestirne le reazioni. Qui è in gioco la dignità delle persone, il loro diritto ad una vita decorosa, il loro diritto ad una giustizia sociale che debelli per sempre quelle odiose differenze tra classi sociali che il governo Monti sta ripristinando in modo vergognoso.
E ricordiamoci una cosa cari compagni: tutti coloro che – anche a sinistra – avallano del misure del governo Monti, sono coloro che hanno un certo margine di sicurezza nel gestire economicamente la crisi e ne conosco parecchi che vanno in giro dicendo che i sacrifici sono necessari ma poi si portano a casa 3-4 mila euro al mese ed hanno conti in banca più che rispettabili. Io continuo a mettere al centro del mio interesse coloro che invece non hanno grandi risorse da cui attingere, non hanno conti in banca – al massimo qualche risparmio sul libretto postale – e quando arriva lo stipendio si ritrovano con 900-1200 euro netti in busta paga, buoni si e no per andare avanti una ventina di giorni se tutto va bene.
Mi auguro che in questo anno 2012, la sinistra italiana (quella vera, non il PD) inizi seriamente a rispolverare quelle iniziative di lotta sociale per troppo tempo rimaste silenti.
Non bastano più né i proclami e né le “nuove narrazioni”, è arrivata l’ora mettersi al fianco della gente e lavorare con la gente per creare una società più vivibile, più giusta, dove ognuno abbia la possibilità di vivere dignitosamente la propria vita, TUTTI, e non solo chi può permetterselo, magari facendo la morale agli altri.

Vito Saturno 2 gennaio 2012 - 11:54

Sì, proprio bravo Monti! E non mi basta la scusa che in pochi giorni non poteva fare niente di meglio. Poteva… sì che poteva! Zapatero due giorni dopo l’insediamento, ritirò le truppe dal Medio Oriente ed erano meno numerose di quelle che noi seguitiamo a mantenere laggiù. A proposito: si è mai saputo quanto costano, fra stipendi, indennità varie, carburanti, armamenti, vestiario speciale, vettovagliamento, che parte tutto dall’Italia? E in dieci giorni poteva mettere una patrimoniale seria. E, sempre in dieci giorni poteva disdire il contratto dei 131 inutili cacciabombardieri (a meno che qualcuno non ci spieghi chi e che cosa dovremmo andare a bombardare), anche pagando la penale, piuttosto che sostenere per chissà quanto tempo i costi di gestione, pare ammontanti a 200.000 euro al giorno.

Elson 2 gennaio 2012 - 10:12

Questi sono tutti uguali, come Di Pietro: vogliono gettarci fumo negli occhi per fregarsi l’arrosto: è l’arrosto, invece che non gli si deve fa toccare!
Messo in salvo l’arrosto, che i soldi li vadano a prendere dall’evasione fiscale, dalla corruzione, dalle frequenze tv, dal ponte sullo stretto, dai 18MLD dei caccia bombardieri… non ce ne potrà fregare di meno!
L’arrosto sono i 6 anni in più per andare in pensione e l’IMU!
Non c’è nessuna proposta “più equa”!
Una sola formula può determinare come equa una proposta: quella che non contiene 6 anni in più per andare in pensione e l’IMU!

Propongo quindi, per eliminare i 6 anni in più per andare in pensione, di ricalcolare la pensione, secondo il contributivo, anche per chi in pensione già ci è andato.
Stabilendo magari delle soglie minime per le ormai presenti pensioni baby e “cose” simili.

E i diritti acquisiti?
Scusate ma, a questo punto, chi se ne frega, dei diritti acquisiti?
In questo mare di “emme”, stiamo a fare gli schizzinosi con i diritti acquisiti?

Se si può essere governati da un esecutivo nominato da Napolitanio, senza che nessuno lo abbia legittimato col voto, se si può dover subire le angherie di detto esecutivo supportato da un Parlamento delegittimato dal solo fatto di essere espressione del voto del 2008, epoca, coalizioni, condizioni e programmi che nulla hanno a che vedere con la situazione attuale, se si può modificare il sistema pensionistico per fare cassa, se si possono mettere in atto disparità di trattamento tra chi in pensione ci è andato e chi non ci andrà mai… ebbene sì: si possono anche rimodulare le pensioni del passato col metodo contributivo!
I diritti acquisiti?
Calpestabili, proprio come tutto il resto!

Non era raro, per non dire “uso”, all’epoca del retributivo, che aziende ed enti pubblici facessero congrui aumenti di stipendio ai soliti raccomandati del piffero, proprio in vista del pensionamento, così che poi, a carico dello Stato, ovvero “di tutti noi”, potessero godersi per anni e anni la non meritata “pensione buona”, quella da leccarsi i baffi: è già tanto che non gli si vada a richiedere indietro quanto fino ad oggi percepito!

Per cui, “contro i 6 anni di lavoro in più”: “contributivo anche per chi sta già in pensione”!

Al seguente link pare si stia cercando di mettere in piedi un referendum alternativo a Montio, Napolitanio, Bersanio, Vendola, Berlusconio, Finio e Casinio, e alle loro “manovre”:
http://www.byoblu.com/post/2011/12/08/Un-Referendum-per-salvare-lItalia.aspx

L’articolo 18: secondo me è certo come il sole che nasce ogni giorno, che “lì”, stanno aspettando di andare a parare: sull’articolo 18!
È solo questione di temporeggiare il minimo indispensabile!
Io credo che la cosa da farsi, a questo punto, sia spingere con tutte le nostre forze affinché l’articolo 18 venga abolito!
Lo so che sembrerebbe una contraddizione: è invece l’unico modo per sperare che tutto il castello di soprusi e prevaricazioni, di protezione dei privilegi, messo su da Napolitanio, Montio, Bersanio, Finio, Casinio, Vendola, Di Pietrio e Berlusconio, crolli definitivamente e fragorosamente!
Mettersi a fare il tiro alla fune, è peggio!
lo si adotta, poi, infatti, proprio nel tiro alla fune, la tattica di mollare all’improvviso la corda per mandare gli avversari tutti per terra, no?
E allora? Perché contendere? Meglio mollare!

Ambri 2 gennaio 2012 - 09:42

x CF 31 dicembre 2011 – 12:02

condivido in parte il tuo intervento.
Non me la sento di salvare Monti solo perchè è li da 10 giorni.
in 10 giorni è stato un cecchino a colpire i deboli e non altrettanto con chi la crisi l’ha creata o chi ha una responsabilità altissima, parlo della della finanza creativa, degli evasori, dei responsabili del debito pubblico, dei marchionne di turno, della casta ecc ecc ecc.
Insomma, le cose da fare erano altre ma non c’è mai stata la volontà quindi……….. c’è ben poco da salvare. un saluto

Giuseppe 2 gennaio 2012 - 09:16

A Vito Saturno: Veltroni ha portato in parlamento anche un certo Calearo, ma il problema è che è il pd che coerentemente porta personaggi di quella parte sociale e politica.
A Michele: nazionalizzare le benche non è una misura moderata, infatti oggi, per uscire dalla crisi non serve il belletto e la moderazione, ma politiche dtrasticamente nuove e antiliberiste.
Circa il voto – non voto l’altro giorno sul corriere vi era un grafico che rappresentava il differenziale dello spread italiano e spagnolo, dove si vedeva benissimo che quello spagnolo è sceso di circa due punti sotto il nostro a partire dal giorno delle elezioni in quel paese.
giuseppe

Franco Astengo 1 gennaio 2012 - 07:38

Una seconda proposta. grazie per l’attenzione
2012: UN ANNIVERSARIO DA RICORDARE
I giorni che dipaneranno la matassa di questo 2012 appena iniziato contengono un anniversario importante, proprio da ricordare: 120 anni fa, nel 1892, fu fondato a Genova il Partito dei Lavoratori Italiani, poi diventato dodici mesi dopo, a Reggio Emilia, Partito Socialista.
Principiava in allora la lunga, gloriosa e drammatica storia della rappresentanza politica del movimento operaio italiano, tra grandi lotte, grandi divisioni tra riformisti, massimalisti, rivoluzionari, grandi conquiste e altrettante tragedie, in un Paese provinciale, diviso, dominato da quello che Antonio Gramsci definì il “sovversivismo delle classi dirigenti”, quel sovversivismo che abbiamo visto all’opera anche nei tempi più recenti e che è stato capace di generare il fascismo.
Non è certo questa la sede per ripercorrere una storia che tutti conoscono o di fornirne più o meno originali interpretazioni, stante anche la limitatezza culturale di chi prova a stendere queste poche note: la realtà di oggi è quella, incontrovertibile, che i lavoratori italiani, del braccio e della mente secondo le definizioni arcaiche, oppure quel complesso ”mondo del lavoro” come disegnato dalla moderna sociologia attenta ai nuovi processi di internazionalizzazione e di innovazione tecnologica, è oggi priva di una adeguata rappresentanza politica.
I 120 anni dalla fondazione del Partito dei Lavoratori debbono essere ricordati chiedendo a tutti di riflettere seriamente su questo dato di fondo.
Sono a conoscenza di seri tentativi di affrontare questo problema che stanno organizzando e studiando compagne e compagni molto attenti e preparati: non entro nel merito del loro lavoro, spero vivamente che da quel versante si possa produrre iniziative positive e importanti nella direzione di affrontare questo vuoto.
Una lettura della gravissima crisi economico – finanziaria che stiamo vivendo ci dice come, pur nelle mutate condizioni di quadro internazionale, di spostamento nella realtà del lavoro dovuto all’avvento dell’informatica, nel quadro assolutamente diverso dal passato del rapporto tra generazioni, il tentativo dell’avversario sia stato comunque quello di ristabilire condizioni di “classe”, ristabilire l’egemonia ideologica delle grandi banche e del grande padronato delle multinazionali, di farci arretrare da un quadro di conquiste strappate con le lotte, anche sul piano stesso del confronto democratico: questa è stata la sostanza della vicenda italiana di questi anni, in un Paese incapace di affrontare i grandi temi dello sviluppo e del futuro in un quadro internazionale adeguato, privo della capacità di individuare gli obiettivi principali, primo fra tutti quello dell’Europa come soggetto politico.
Non indago adesso, ovviamente, sulle ragioni per le quali negli altri paesi europei di grande tradizione industriale, il movimento operaio (intendo con questa definizione, egualmente “classica”, l’intero mondo del lavoro) abbia mantenuto, pur tra alti e bassi, i propri soggetti politici di riferimento anche in una forma e dimensione plurale, ancora legata alle divisioni storiche di un ‘900 da noi forse buttato via con un’ansia eccessiva.
Così come non affronto il tema dei contenuti prioritari e di fondo sui quali impostare fattivamente il dibattito su questi 120 anni, senza guardarsi alle spalle e rinfacciarsi la primigenie degli errori ma puntando in avanti :anche in questo caso però il richiamo ad alcuni antichi strumenti sicuramente riutilizzabili apparirebbe d’obbligo: respiro internazionale, idea della programmazione e dell’intervento pubblico in economia, welfare state, contrasto secco all’ideologia della crisi agitata dal liberismo monetarista agitata da banchieri, politici, gran commis che vivono in condizioni materiali tali da renderli moralmente impermeabili a qualsiasi idea che non sia quella del loro ulteriore arricchimento collettivo e personale, agire politico capace di esaltare il collettivo e la pluralità delle opinioni politiche, senza delegare nulla alla personalizzazione e al culto esasperato di una idea della governabilità ormai giunta ai limiti dell’agibilità democratica.
Il mio invito, invece, è molto semplice: utilizzare questa scadenza dei 120 anni dalla fondazione del Partito dei Lavoratori non semplicemente in chiave di ricostruzione storica ma, preso atto di questa evidente assenza di soggettività nel contesto di quel “caso italiano” (sempre da proiettarsi in Europa, beninteso) che dall’avanguardia e retrocesso, nel corso di questi ultimi anni, alla coda, ragionare collettivamente su di un concetto molto ampio di “ricostruzione dalle fondamenta”.
Mi aspetterei, forse ingenuamente, su questo terreno un atto di generosità da parte dei tanti dirigenti politici della sinistra che hanno condotto alle tante sconfitte propedeutiche a questo esito negativo: forse m’illudo, ma riflettendo su questa storia, sulle donne e sugli uomini che – umilmente, con grande fatica – l’hanno costruita e percorsa forse a qualcuno potranno venire in mente tre parole distintive del nostro agire politico: unità, eguaglianza, solidarietà.
Savona, li 1 gennaio 2012 Franco Astengo

Franco Astengo 31 dicembre 2011 - 21:13

Permettetemi di aggiungere una proposta:
TORNARE ALLO STATUTO
Il lascito più importante sul piano politico-istituzionale che il 2011 passerà al 2012 sarà sicuramente rappresentato dal conflitto, ormai palesemente aperto, tra Costituzione formale e Costituzione materiale.
Per una volta cercheremo di occuparci di questo punto tralasciando, invece, la pur doverosa analisi della crisi economico – finanziaria in atto che, a detta di molti esperti, si aggraverà ancora nell’anno che sta per iniziare colpendo duramente le condizioni di vita dei ceti più deboli.
D’altro canto è difficile, ormai, considerare i temi della struttura politica e dell’assetto istituzionale nella distinzione classica “struttura/sovrastruttura”, gli intrecci, infatti, sono molto più complessi di quanto un tempo non si potesse immaginare.
Il conflitto tra Costituzione formale e Costituzione materiale si è aperto, in Italia, almeno dagli anni’80 quando diventarono di linguaggio comune termini come “decisionismo” e “governabilità” e si procedette verso l’instaurazione di meccanismi di semplificazione nel rapporto tra politica e società, cercando di tagliare quello che era definito un “eccesso di domanda di democrazia”: separazione tra politica e amministrazione, elezione diretta di cariche monocratiche, sistema elettorale maggioritario, personalizzazione della politica.
Tutti fattori che, uniti all’implosione dei grandi partiti di massa avvenuta all’inizio degli anni’90 e con l’entrata in scena di personaggi capaci di governare il Paese incarnando un perfetto conflitto d’interessi, hanno assunto complessivamente i connotati del “presidenzialismo”.
Contemporaneamente l’esasperazione populistica di una rinnovata attualità della frattura “centro/periferia” ha portato, nell’arena politica, il tema della messa in discussione dell’unità del Paese: tema che, accompagnato da un forte e diffuso euroscetticismo appare tornato di grande attualità, almeno nelle intenzioni propagandistiche del partito che ne è stato interprete, pur tra fasi alterne tipiche di coloro che intendono interpretare ruoli di lotta e di governo.
Torniamo però al tema del presidenzialismo che appare, ora più che mai centrale nel conflitto tra Costituzione formale e Costituzione materiale: centrale perché negli ultimi mesi un ruolo di sostanziale forma presidenzialistica è stato esercitato dall’attuale Presidente della Repubblica in una dimensione che non esitiamo a definire come “border-line”, rispetto alla lettera della Costituzione vigente.
Orbene: la situazione poteva ben essere definita come eccezionale e come tale trattata.
Però questa valutazione di stato di emergenza non basta, e anzi può legittimamente inquietare quanti hanno a cuore un certo tipo di qualità della democrazia nel nostro Paese, tanto più che alcuni punti decisivi della vicenda sono avvenuti con un insufficiente tasso di trasparenza.
Esuliamo, in quest’occasione, dal tentativo di approfondire la possibilità che questo esercizio di presidenzialismo sia stato, in una qualche misura, fortemente sollecitato dall’esterno, il che renderebbe ancora più complesso il caso politico- istituzionale dell’Italia ed entriamo nel merito della situazione in atto.
Nella sostanza ci pare di poter riassumere in questo modo: l’ex-presidente del Consiglio è stato ferito proprio da quel meccanismo di tipo presidenzialista che, pure, aveva tante volte richiamato ed agognato, teorizzando il primato dell’uomo solo al comando sul collettivo del dibattito politico.
Alle forze politiche si pone, a questo punto, un interrogativo, che ci piacerebbe fosse esposto in pubblico e dibattuto a fondo: andare avanti con l’idea e la pratica presidenzialista modificando anche formalmente la Costituzione (ed elaborando una nuova legge elettorale in grado di accompagnare sul serio questo tipo di modifica, ponendosi su di un terreno compiutamente maggioritario) oppure tornare, non certo in senso “sonniniano”, allo “Statuto”, cioè alla lettera e alla pratica della Costituzione Repubblicana del ’48, laddove si stabilisce che l’Italia è una repubblica parlamentare?
Personalmente propenderemmo per questa seconda soluzione, tenendo conto che in passato coerentemente c’è capitato di sostenere come l’Italia non avesse bisogno di un Lord Protettore ai tempi di un Berlusconi trionfante e non ci pare, neppure il caso, di richiamare lo stesso ruolo di Lord Protettore adesso quando un’iniziativa di questo tipo è toccata ad un esponente dell’ex-PCI e neppure per il futuro, considerata l’evidente propensione a recitare questo ruolo anche da parte dell’attuale presidente del consiglio che pare proprio avere una grande propensione soggettiva rivolta in quella direzione.
Allora: come “tornare allo Statuto”?
Non è il caso di ricordare, se non per sommi capi, che l’Italia è una Repubblica Democratica per volontà del popolo che ne ha votato la forma di Stato in un Referendum, dopo che per un periodo non breve le forze politiche uscite vittoriose dalla lotta di Liberazione avevano oscillato tra l’idea di affidare al popolo la scelta decisiva oppure di attribuirla all’Assemblea Costituente che sarebbe stata eletta nella stessa data del 2 giugno 1946 (il decreto che fissa il referendum istituzionale porta la data del 10 marzo 1946: l’obiettivo era quello che, una volta sgombrato il capo dal nodo della forma dello stato l’Assemblea Costituente, sulla base del mandato ricevuto dai cittadini, avrebbe potuto dedicarsi completamente alla redazione della nuova Carta Costituzionale).
La scelta referendaria, inoltre, corrispondeva ad un’ulteriore esigenza: quella di completare il processo unitario risorgimentale, considerato nell’analisi gramsciana, in una qualche misura “monco” per la mancata partecipazione delle masse popolari.
Si sanciva così, per via diretta, l’unità del Paese, dopo che – nei tragici mesi trascorsi tra l’8 Settembre ed il 25 aprile-, l’Italia era rimasta divisa.
Si tratta di elementi che vanno sottoposti, ancor oggi, alla riflessione di tutti: in una fase in cui sembrano prevalere queste spinte a forme presidenzialistiche, a punti di mutamento costituzionale che possono far presagire la separazione, se non il disfacimento, dell’unità repubblicana, al sovvertimento del ruolo fondamentale della sovranità popolare, aprendo la strada ad avventure pericolose, forse improbabili, ma i cui segnali non possiamo sottovalutare.
E’ mutato, soprattutto, il ruolo del Parlamento, con un passaggio “forte” nella capacità di proposta legislativa nelle mani del Governo, attraverso un uso immotivato dello strumento dei decreti legge (uso immotivato che, ormai, come c’è già capitato di ricordare risale nel tempo fin dai primi anni’80 del secolo scorso: quando cioè si cominciò a parlare di “Grande Riforma” da attuarsi in nome di un cosiddetto “decisionismo”).
Vale allora la pena, dunque recuperare i passaggi fondamentali che, sulla materia del ruolo del Parlamento, furono compiuti in sede di Assemblea Costituente.
La Costituente accettò (in linea con l’esito referendario) l’individuazione antifascista delle responsabilità per le origini della dittatura nell’atteggiamento antiparlamentare della monarchia, sancendo così il definitivo primato delle Camera nel sistema, dando così vita ad una “repubblica parlamentare”.
Concentrando, infatti, nelle due Camere, rese entrambe elettive e pari nelle attribuzioni, i maggiori poteri, la Costituzione Repubblicana pone il Parlamento in una posizione di evidente supremazia rispetto agli altri organi dello Stato.
Il Governo, infatti, appare ad esso sottoposto sul piano formale, sia per il voto di fiducia che lo lega alle Camere in un rapporto di dipendenza politica, sia per il costante esercizio della funzione ispettiva e di controllo sui suoi atti da parte di quelle.
E’ anche nella determinazione delle modalità di esercizio della funzione legislativa che la Costituente parve voler impedire ogni pericolo di usurpazione da parte del Governo del potere normativo, memore sia dell’esperienza vissuta in età liberale sia di quella, ben più pesante al riguardo, dei tempi della dittatura fascista.
Tutto questo oggi, ripetiamo, è messo pesantemente in discussione e va ricordato, perché l’osservanza costituzionale è ancora legata a questi fondamentali principi che si sono esplicati nell’articolato della Carta Fondamentale, ricordando ancora come la Costituzione stabilisca che le Camere non possono procedere alla modifica o alla riforma del testo costituzionale senza l’osservanza di un preciso procedimento di revisione (articolo 138); in secondo luogo ha, poi, assoggettato l’attività legislativa ad un sindacato di legittimità costituzionale davanti ad un organo speciale, la Corte Costituzionale, al fine di evitare l’introduzione nell’ordinamento stesso di norme contrarie ai principi essenziali che l’ispirano; in terzo luogo ha fissato il ruolo delle comunità intermedie, in particolare delle Regioni, modificando la tradizione accentratrice dello Stato risorgimentale ma, nello stesso tempo, garantendo l’unità statuale (ed è questo, oltre a quello presidenzialista il punto di maggiore difficoltà che, oggi, forse ci troviamo di fronte nella prospettiva di un’idea federalista che nasconde l’ipotesi di secessione, in una condizione di vera e propria confusione ed in una prospettiva europea, non esistente al momento dello svolgimento dei lavori dell’Assemblea Costituente, che non riesce a superare un grave “deficit democratico”); infine va ricordata l’introduzione del referendum costituzionale e del referendum abrogativo delle leggi approvate dal Parlamento, il primo ad eventuale garanzia popolare contro una revisione della Costituzione che non venisse approvata da una maggioranza parlamentare troppo ampia, il secondo a tutela delle aspirazioni e degli interessi dell’elettorato contro un’attività legislativa ritenuta impopolare, affiancando così alla democrazia rappresentativa caratterizzante il sistema di un istituto di democrazia diretta, stabilendo nel contempo una sorta di controllo popolare sull’operato normativo della classe politica.
Non si trova, com’è noto, in Costituzione un capitolo riguardante le leggi elettorali: ma l’idea di un Parlamento sovrano richiederebbe una legge elettorale tale da consentire il massimo possibile delle espressioni delle culture e delle sensibilità politiche presenti nel Paese; si può ben dire che le modifiche alla legge elettorale avutesi nel 1993 e nel 2005 siano andate in direzione contraria, tentando di affermare il primato della governabilità rispetto a quello del dibattito parlamentare.
Ecco: abbiamo ricordato, forse pedantemente, queste cose al riguardo del ruolo del Parlamento perché si abbia chiaro, all’interno della ventata populistica e antipolitica che stiamo subendo, ciò che di più prezioso vada difeso nell’ambito della nostra democrazia repubblicana e alle quali non si può rispondere con la scorciatoia presidenzialista, ma sanando subito con dichiarazioni ed atti chiari la frattura aperta tra Costituzione formale e Costituzione materiale.
Savona, li 31 dicembre 2011 Franco Astengo

Nino 31 dicembre 2011 - 14:44

chiamparino è uno che, come piace ripetere a cf, ha contestualizzato molto la realtà, a tal punto che è pronto per entrare nel consiglio di amministrazione della banca intesa.
Diffido molto di coloro i quali, qualsiasi sia la loro ideologia politica, agli altri chiedono lacrime e sangue, a se stessi dolci e champagne.

Vito Saturno 31 dicembre 2011 - 12:54

E adesso che anche Chiamparino diventa banchiere (bella risorsa per il PD!), si arricchisce l’elenco di quelli che, speculando sulla storia gloriosa di un grande Partito e di un grande movimento operaio, hanno curato ESCLUSIVAMENTE e prioritariamente i loro interessi, diventando amici di Marchionne e sponsor della TAV, tanto per fare due esempi.
E’ per motivi come questo che dal 2008 non intendo avere più a che fare col PD e con i suoi uomini, ma neppure avere più a che fare con chi pensa che col PD si possa o, peggio, si debba avere ancora a che fare. A proposito: era una bella abitudine che tutti i Presidenti dela Repubblica, appena eletti, restituissero la tessera del loro partito di provenienza. Qualcuno sa se l’attuale presidente ha rispettato quella tradizione? Ma, a parte questa domanda, voglio ricordare ai compagni che al tempo del “voto utile” di Veltroni, in nessuna sezione dei DS/PD, non si levò una sola voce a dire: “ma che infamia stiamo commettendo?”. Erano tutti d’accordo per lo sterminio della Sinistra nel Parlamento e nel paese, vertici, quadri intermedi e base. E stasera, alle 20,30, invito tutti a spegnere i televisori per tutta la durata del messaggio di fine anno. Che lo ascolti chi ha voglia di sentire altre favole.

Michele 31 dicembre 2011 - 12:32

Il pd ha fatto una scelta che in linea con il suo percorso. Il nostro è ben diverso, non dico che dobbiamo isolarci a sinistra, ma dobbiamo progettare un’alternativa reale, non fittizia, al di là delle eventuali alleanze.
La linea da seguire può anche essere moderata, ma deve essere decisa e forte e soprattutto alternativa ed indipendente dai dettami dell’europa che difende le banche.
Nelcontesto attuale è necessario: NAZIONALIZZAZIONE delle banche e SVALUTAZIONE della moneta per salvare il LAVORO senza abbassare gli stipendi!

Cf 31 dicembre 2011 - 12:02

Personalmente trovo condivisibile la posiizone espressa da Smeriglio nell’articolo che mi auguro corrisponda a quella ufficiale di SEL (come mi auguro che sia largamente maggioritaria all’interno di SEL stessa, a prescindere dalla sua attuale dirigenza). Provo invece disagio nella lettura dei commenti, i quali (salvo rare eccezioni come gli interventi di Reggiano Scalzo, Mimmo e pochi altri) evidenziano una sostanziale incapacità (anche da parte di ex-dirigenti del PRC confluiti in SEL) di contestualizzare la realtà. Difficile classificare diversamente la sostanziale equiparazione tra il precedente governo e l’attuale, tra i suoi due premier che vengono spesso accomunati o comunque quasi sempre associati (mentre sono divisi da un abisso, non solo di stile e moralità, ma anche di capacità, eticità e senso dello stato) o i giudizi trancianti e le recriminazioni su quest’ultimo (il governo Monti in carica) dal quale si pretenderebbero scelte e cambiamenti in poco più di due mesi di governo che l’Italia (anche guidata daL CENTROSINISTRA e con esponenti della sinistra radicale tanto evocata a modello come ministri) non ha saputo fare negli ultimi 50 anni. A dimostrazione che l’ascesa e la durata di Berlusconi non solo non è stata un incidente di percorso nella storia di questo paese (e che dunque un sua riproposizione in altra forma è tutt’altro che scongiurata) ma che è il prodotto dell’incapacità di questo paese (nella sua maggioranza) di guardare oltre l’apparenza e di assumersi oneri e responsabilità, come se tutto dovesse essere dovuto; anche da parte – evidentemente – della maggioranza del cosidetto “popolo di sinistra” che a quanto pare (specularmente alla maggioranza degli elettori di Berlusconi) si aspetta dalla politica la soluzione di ogni loro problema, che sia essa a garantire tutti i diritti a cui aspira (meglio se senza doveri) al punto da essere subito pronta a seguire chi le “spara più grosse” (e non c’è differenza negli effetti sia che si tratti di sostenere di assicurare meno tasse per tutti o 10 milioni di nuovi posti di lavoro dall’oggi al domani o che da domani stesso sia debellata in un sol colpo l’evasione fiscale o che tutti avranno un reddito garantito a prescindere o altro) senza domandarsi se ci sia una relazione tra ciò che si sostiene e la realtà (perchè capire la realtà costa fatica, richiede apprendimento, obbliga ad informarsi attingendo ad una pluralità di fonti e non solo dalla gazzetta dello sport o dal quotidiano di partito). Salvo poi cadere dalle nuvole o stupirsi straccandosi le vesti (e scaricando la colpa TUTTA sugli stessi politici fino al giorno prima osannati) di essersi così indebitati da non sapere più neanche se riusciremo a sopravvivere (come stato nazionale nel suo complesso) o se dovremo riconoscere il nostro fallimento con tutto ciò che ne conseguirà(ed allora si che le conseguenze saranno davvero pesanti, al confronto la manovra “salva Italia” di Monti sembrerà uno forma di equa redistribuzione della ricchezza) per tutti noi.

Socialista Eretico 31 dicembre 2011 - 11:56

ma chi ha più di 35 anni deve morire?

Felice Di Giandomenico 31 dicembre 2011 - 11:50

Mi sembra cari compagni che su questo siamo tutti d’accordo: il governo Monti è un disastro, è ingiusti, non persegue assolutamente né l’equità tanto ventilata e né un briciolo di giustizia sociale.
Eppure tutti i maggiori economisti concordano sul fatto che le cosiddette manovre lacrime e sangue non servono assolutamente a nulla. Servono solo a creare un notevole disagio sociale, incrementando un’economia immobile, asfittica, che non gira, dove i consumi calano in modo significativo con tutte le conseguenze che ne derivano. E’ un circolo vizioso dal quale pare impossibile uscire; ma solo perchè manca la volontà politica di uscirne.
Attualmente l’Europa è in mano alle destre liberiste, alle banche, agli speculatori. Milioni di cittadini sono in affanno – soprattutto qui da noi in Italia – perchè non riescono a far fronte ad una quotidianità sempre più dura da affrontare.
L’impostazione tecnocrate e neoliberista che impera in Europa sembra monolitica, eppure è ormai assodato che sull’orlo del baratro ci siamo un po’ tutti; le ipotesi ventilate più volte di ritornare alla moneta d’origine la dicono assai lunga. Ma i dati di fatto su cui concentrare l’attenzione sono altri, primo tra tutti il fatto che il 25% della popolazione italiana vive una condizione di esclusione sociale o di povertà come osserva giustamente Loris Campetti su il Manifesto: “Disoccupati, precari, cassintegrati, in mobilità, lavoratori sommersi e al nero, costretti a vivere dentro una porta girevole, oggi lavoro e mangio, domani è un altro giorno”.

A Monti, a Napolitano, al PD, al PDL, all’UDC delle difficoltà a sopravvivere della gente non gliene può fregare di meno. E che dire poi degli aumenti previsti per il prossimo anno? Forse i compagni li conoscono già ma per far circolare meglio ciò che ci aspetta riporto per intero un’interessante tabellina dell’agenzia ANSA che ne riassume perfettamente la portata:

Tabella con le previsioni degli aumenti 2012 voce per voce.
ALIMENTAZIONE === > 392 euro
TRENI (ANCHE PENDOLARI) === > 81 euro
TRASPORTO PUBBLICO LOCALE === > 48 euro
SERVIZI BANCARI, MUTUI, BOLLI === > 93 euro
CARBURANTI (COMPRESE ACCISE REGIONI) === > 192 euro  
DERIVATI PETROLIO, DETERSIVI, PLASTICHE === > 123 euro
ASSICURAZIONE AUTO === > 78 euro
TARIFFE AUTOSTRADALI === > 53 euro   
TARIFFE GAS === > 113 euro
TARIFFE ELETTRICITA’ === > 72 euro 
TARIFFE ACQUA  === > 22 euro
TARIFFE RIFIUTI === > 53 euro
RISCALDAMENTO === > 195 euro
AUMENTO IVA (DA SETTEMBRE) === > 93 euro
ADDIZIONALI REGIONALI === > 90 euro
IMU PRIMA CASA  === > 405 euro
————————————————————-
TOTALE  === > 2.103 euro

Ecco i numeri iniqui, da contrastare, ecco le spese che metteranno in ginocchio milioni di famiglie, sono queste cifre a costituire la vera ingiustizia specialmente per chi deve fare affidamento su stipendi totalmente inadeguati. A cos’altro dovremo rinunciare in futuro? Quali altri sacrifici si preparano all’orizzonte per noi comuni mortali? Salteremo i pranzi? Non usciremo più di casa per non spendere? Ci vestiremo tutti ai mercatini dell’usato, sempre che ciò sia possibile?
Staremo attenti a non ammalarci per non dover pagare le medicine con tanto di ticket?
Definire il tutto immondo è veramente molto, molto poco.

Claudio Forzoni 30 dicembre 2011 - 23:12

MI SCUSO PER AVER DIMENTICATO LA CILIEGINA SULLA TORTA, HO DIMENTICATO CI CITARE QUEL CERTO SENATORE ICHINO (PD) CHE ANCH’ESSO SE NON RICORDO MALE LA SCELTA DI PORTARLO IN PARLAMENTO E’ STATA DI QUELLO SCIENZIATO DI VENTRONI. MA NON DOVEVA ANDARE A FARE IL MISSIONARIO IN AFRICA? AVREBBE FATTO FORSE UN OPERA MERITEVOLE INVECE DI CONTINUARE A DANNEGGIARE CON E SUE PROPOSTE IL FUTURO DEL CENTRO SINISTRA. MA TORNANDO A ICHINO LA SUA PROPOSTA, SULLA RIFORMA DEL MERCATO DE LAVORO, CHE PERALTRO SEMBRA LA PROPOSTA SU CUI STA LAVORANDO I GOVERNO MONTI RIPORTEREBBE INDIETRO I DIRITTI DEI LAVORATORI CONQUISTATI CON DURE LOTTE DI OLTRE QUARANTA ANNI. VORREI RICORDARE SOLAMENTE CHE LA PROPOSTA ICHINO E’ STATA ASPRAMENTE CRITICATA E BACCHETTATA IN UNA RECENTE TRASMISSIONE TELEVISIVA DALLO STESSO EX SEGRETARIO CGIL GOFFERATI, SICURAMENTE NON CONSIDERATO UN ESTREMISTA DI SINISTRA. ECCO PURTROPPO IL PD CHE ABBIAMO DI FRONTE. BERSANI DEVE AVERE IL CORASGGIO DI DIRE DA CHE PARTE STA ED SE VUOLE VERAMENTE CREARE UN CENTROSINISTRA ALTERNATIVO ALLE POLITICHE NEOLIBERISTE DELLE DESTRE SI DEVE LIBERARE DELLA ZAVORRA CHE HA AL SUO INTERNO IN PRIMO LUOGO DEL SUO VICE ENRICO LETTA, IL QUALE OGNI VOLTA CHE INTERVIENE,A MIO AVVISO, PERDE L’OCCASIONE PER NON FAR BRUTTA FIGURA, SE POI LETTA INSIEME AI SUOI COMPARI CREDE CHE L’ALLEANZA VINCENTE SIA COME MI RIPETO CON L’OPPORTUNISTA CASINI SI ACCOMODI PURE E FACCIA QUESTO MATRIMONIO, TANTO CREDO CHE IL CENTRO SINISTRA NON AVRA’ RIMPIANTI, E POTRA’ COSTRUIRE QUELLA CASA COMUNE PER COSTRUIRE QUELLA PROPOSTA DI CAMBIAMENTO RICHIESTA A GRAN VOCE DAL POPOLO DEL CENTROSINISTRA; ALTRIMENTI SONO TUTTI GIOCHI DI PALAZZO DEI QUALI GLI ELETTORI DEL CENTRO SINISTRA SONO ORMAI STANCHI ED INCAZZATI.

Antonio Da Bruino 30 dicembre 2011 - 17:45

Cosa non va del governo Monti?

Non c’è dubbio della presenza della crisi, se mai sono altri che da diverso tempo la negano.
La mancanza di un lavoro continuativo vedi precariato, cassa integrazione diffusa e tutti quei contratti atipici, causati dai non investimenti in innovazioni tecnologiche ed ricerca, sono le vere cause della crisi che si trascina ormai da troppi anni, i vari governi, a dire la verità negli ultimi 15/17 anni di dominio Pdl, per interesse di elettorato, in questo caso, di poteri forti e ricchi, non anno mai voluto affrontare.
Lacrime e sangue, non sono una novità del momento, l’ aumentate richieste per interventi nel sociale non sono degli ultimi giorni, le grida di allarme del’aumento di alcune fasce di popolazione che si affacciano alla soglia della povertà è da un po’ di anni che si sollevano.
Il governo tecnico di Monti dove, secondo il mio parere e non solo, sta sbagliando e se non interverranno fatti nuovi ci porterà alla recessione, è sul fatto che ancora una volta, il prezzo della crisi lo si fa pagare anche, per non dire solo, a quella fascia sociale, come detto primo, già martoriata da diversi anni e con le ultime manovre, forse, si darà il colpo di grazia finale o poca manca. Vedi la non indicizzazione anche delle pensioni al di sotto di 2000 euro cifra che oggi non si può più considerare privilegiata, reinserimento del’ICI sul prima casa anche se con alcune detrazioni a mio avviso non sufficienti perché non tiene conto del reddito finale delle famiglie, la quale si sono indebitati in proporzioni, vedi mutui e altre spese ed oggi non più sufficiente per arrivare alla fine del mese. Gli altri aumenti scateneranno delle conseguenze a catena che avremo l’apice negli anni a seguire.
Monti doveva dare segnali evidenti di discontinuità con il passato, prendendo i soldi da capitoli noti da sempre, vedi evasione fiscale, tassare le rendite finanziarie, mettere una tassa patrimoniale di solidarietà, considerando che i patrimoni sono frutto di profitti sulle classi lavoratrici.
Oggi è vero che molti imprenditori hanno difficoltà a resistere sul mercato per mancanza di domanda, altri perché sono in negativo di bilancio e le banche non le danno fido, ma perché Monti non fa un decreto da obbligare le banche ad aiutare quei settori che vengono riconosciuti competitivi? Dal’altronde lo Stato ha dato dei soldi alle banche.
Perché non si riducono le spese militari? E si investono queste risorse per uno sviluppo più sostenibile? Perche non si abbandonano i progetti di grandi opere che vengono considerate inutili non più al passo coi tempi e devastanti ancora una volta per il territorio? Ed investire i soldi ed impiegare la manodopera per bonificare il territorio Italiano così martoriato in modo da rifarlo diventare il Giardino d’Europa?
Si mettono le mani alle pensioni, facendo solo cassa, alle norme dei diritti acquisiti di tutti i lavoratori ancora una volta per fare profitto ai danni dei soliti noti ed arricchire chi le difficoltà della crisi neanche li sfiora aumentando la diseguaglianza tra le classi.
Negli ultimi anni la storia ha insegnato che gli eccessi del comunismo hanno portato al fallimento, ma è altrettanto noto il fallimento del capitalismo. Bisogna lavorare per un altro modello di sviluppo sostenibile sotto ogni aspetto, che tenga conto dell’ecologia della libertà e della solidarietà della pace, non porsi questi obbiettivi si fa l’errore di costruire un qualcosa che ci porterà ad un ennesimo fallimento dove ha pagare saranno sempre le classi più deboli come la storia ci insegna, con l’unica speranza che rispetto al passato, i cittadini stanno prendendo coscienza della situazione reagendo positivamente, vedi ultimi risultati elettorali e referendari.
Presto al voto.

Giuseppe 30 dicembre 2011 - 15:33

Sì Claudio, un centrosx con gli Ichino, i Fioroni…i Penati …non è molto dissimile da un centrodx con i vari Bossi, Berlusconi…i politici (con una p molto piccola) di entrambi gli schieramenti si sono fatti furbi: fare politica per loro significa mettere le mani nella marmellata per loro e per i loro amici, e poi ci vengono a raccontare… e fingono pure di litigare, anche se alla fine scopri che sono soci in affari ( e parlo a ragion veduta). Così capita pure che presidenti di cooperative siano riusciti a farle fallire …semplicemente perché rubavano. E’ una classe politico-sindacale completamente screditata quella che ci ha portato (non negli ultimi mesi, ma negli ultimi 20 anni) dove siamo.
Oggi sul Corriere c’è un bell’articolo della Gabanelli su Corrado Passera, ben documentato, alla Travaglio: il fallimento della politica ci ha portato in mano a gente che in quanto a conflitti di interesse e a interessi che rappresentano sono in perfetta continuità col passato, con in più una licenza di agire che i politici avevano in parte attenuata perché i governi erano frutto di coalizioni un po’ più eterogenee. Non credo che un governicchio qualunque con le stesse facce e gli stessi inconfessabili ma ineliminabili interessi da difendere ci potrà salvare dalla miseria. C’è bisogno davvero di voltare pagina e solo con un largo e deciso schieramento di sx (quindi senza pd, che sta perdendo ogni residua credibilità, per chi ancora si ostinava a dargliene, neppure il testamento biologico, che pure non tocca particolari interessi, avremmo con quelli) con un programma chiaro e alternativo al neoliberismo imperante potremo forse farcela. Anche perché la crisi radicalizzerà le posizioni future delle forze politiche, occorrerà davvero scegliere da quale parte stare, perché la gente non tollererà più l’ipocrisia di cui, purtroppo, spesso la gente stessa si è alimentata, e questo non solo in Italia ma in tutta l’Europa e anche oltre. Speriamo solo che dopo Berlusconi il nuovo centrosx non ci regali un Montezemolo per altri 20 anni, così resteranno immutati i meccanismi di questo sistema che permettono ai furbi e ai disonesti di fare affari o ottenere stipendi e liquidazioni da pascià, attingendo a piene mani dallo sfruttamento di chi davvero produce ricchezza ma vive in miseria, nell’800 si cantava “nelle miniera scaviamo l’oro/nelle soffitte ci manca il pan, oggi è come allora, solo che non si canta più, al massimo si ascolta qualcuno cantare perchè abbiamo delegato anche l’espressione dei nostri sentimenti.
giuseppe

Claudio Forzoni 30 dicembre 2011 - 13:44

CONCORDO CON COLORO CHE SOSTENGONO CHE SEL DEVE AVERE IL CORAGGIO DI PROPORRE PROGETTI DI SINISTRA E NON PIEGARSI AI DIKTAT DEL PD, O PEGGIO ANCORA APPIATTIRSI SULLE LORO POSIZIONI.
QUELLI VOGLIONO LO STATUS QUO. SE SEL,DA’ AI CITTADINI CHE HANNO VISTO NELLE NASCITA DI QUESTO PARTITO UNA NUOVA SPERANZA PER LA COSTRUIRE UN ITALIA MIGLIORE, LA SENSAZIONE CHE NON VI SIA NESSUNA DIFFERENZA TRA PD E SEL MI PONGO UNA DOMANDA CHE GIA’ HO SOLLEVATO IN ALTRI COMMEMTI PERCHE’ MAI UN ELETTORE DOVREBBE SCEGLIERE DI VOTARE SEL INVECE CHE IL PD. IO ELETTORE ED ISCRITTO A SEL MI CHIEDO ANCORA SE IL MIO PARTITO CHIEDERA’ DI RIDISCUTERE LA VERGOGNOSA RIFORMA DELLE PENSIONI COME PERALTRO CHIESTO DAI SINDACATI OPPURE ACCETTERA’ IL FATTO COMPIUTO. SE VI FOSSE UNA NECESSITA’, DISCUTIBIE A MIO AVVISO, DI RITOCCARE L’ETA’ PENSIONABILE SI DEVREBBE PROCEDERE IN MODO GRADUALE E FAR RESTARE AL LAVORO DOPO AVER RAGGIUNTO I REQUISITI DOVUTI SOLO COLORO CHE LO VORREBBERO ANCHE CON EVENTUALI INCENTIVI. PREMESSO CHE LA SITUAZIONE ATTUALE E’ STATA CREATA DAL GOVERNO BERLUSCONI- BOSSI, NON SI PUO’ PERMETTERE ALLA LEGA DI FARSI UNA NUOVA VERGINITA’ APPARENDO COME DIFENSORE DELLE PENSIONI DI ANZIANITA’ E COMBATTERE CONTRO QUEI PROVVEDIMENTI INIQUI INTRODOTTI DAL GOVERNO MONTI IL QUALE AFFERMA DI AVER FATTO UNA MANOVRA ” SALVA ITALIA” MA SICURAMENTE NON SALVA GLI ITALIANI ED IN PARTICOLAR MODO COLORO CHE HANNO SEMPRE PAGATO LE CLASSI SOCIALI PIU’ DEBOLI. TERMINO SOLLECITANDO IL GRUPPO DIRIGENTE NAZIONAE DI SEL DI RIVOLGERSI CON REALI PROPOSTE DI CAMBIAMENTO IN PARTICOLAR MODO A TUTTI GLI ELETTORI DEL CENTRO SINISTRA CHE HANNO PREMIATO LE PROPOSTE ALTERNATIVE NELLE ULTIME EEZIONI AMMINISTRATIVE VEDI MILANO – NAPOLI – CAGLIARI E NON INSISTERE CON LA RICONRSA AL GRUPPO DIRIGENTE DEL PD. PERCHE’ CREDO CHE NON CI SIA PIU’ SORDO DI COLUI CHE NON VUOL SENTIRE. L’IRRESPONSABILITA DI ALCUNI LORO DIRIGENTI (SCIENZIATI) QUALI VELTRONI LETTA FIORONI D’ALEMA ED ALTRI E LA LORO RINCORSA VERSO L’OPPORTUNISTA CASINI PORTERA’IL PD E TUTTO IL CENTRO SINISTRA ( ANCHE SE SPERO VIVAMENTE DI NO’ A FAR RIVINCERE LE PROSSIME ELEZIONI POLITICHE AL CENTRO DESTRA).

Ambri 30 dicembre 2011 - 12:44

SEL DEVE AVERE IL CORAGGIO DI PROPORRE PROGETTI DI SINISTRA E NON PIEGARSI AI DIKTAT DEL PD, QUELLI VOGLIONO UN’ALTRA COSA, MANTENERE LO STATUS QUO

Giuseppe 30 dicembre 2011 - 11:53

Negli ultimi anni si sono succeduti vari governi di centrodx e (sic!) centro sx. Avete mai visto qualcuno di questi cambiare anche solo una legge dell’altro? E perchè? Non solo perchè così auspicava il Presidente, ma perchè, che si trattasse di abolizione dei Comitati di Controllo o di abolizione di falso in bilancio, entrambi i politici dei due schieramenti e delle clientele ad essi aggrappati, ne traevano vantaggio. Si è trattato di vere e proprie “convergenze parallele” a tutti i livelli: nazionale e spesso anche locale (è di oggi il caso Ischia).
Ed è con questa gente che vorremmo cambiare l’Italia?
giuseppe

Ambri 30 dicembre 2011 - 08:56

LA DOMANDA CHE PONGO A SEL:

PER CASO SEL HA INTENZIONE DI CAMBIARE QUALCOSA PER QUANTO RIGUARDA LE MANOVRE FATTE DALLA DESTRA E LEGA E DAL GOVERNO MONTI OPPURE CI LIMITIAMO A GOVERNARE LE LEGGI E IL SISTEMA MESSO IN PIEDI DA QUESTI SIGNORI PERCHE’, SE COSI’ FOSSE, SAREBBE IMPOSSIBILE CAMBIARE IL PAESE.
PER FARE UNA POLITICA DIVERSA, DI SINISTRA, DOBBIAMO CAMBIARE LE BASI DEL NOSTRO PAESE ALTRIMENTI LAVORARE IN SUPERFICIE NON TI CONSENTIRA’ DI CAMBIARE NULLA.

Giuseppe 30 dicembre 2011 - 08:40

monti ha detto che non sarà necessaria un’altra manovra…se il pil non cambierà, in pratica ci ha detto che molto probabilmente un’altra manovra ci sarà. E cosa toccherà, ora che ormai negli ultimi 20 anni hanno distrutto tutto grazie alla benevolenza dei sindacati e all’attivismo dei partiti pro-sistema? Sarà la volta della sanità, l’ultima grande abbuffata che manca al capitale. Se non si capisce che questa è una crisi di sistema e che non se ne esce se non cambiandolo resteremo tutti legati a condizioni di vita miserabile, con i giovani senza prospettive, gli anziani senza tutele e qualcuno che rispolvererà i temi della letteratura sociale dell’ottocento perchè avrà ampia materia viva da cui attingere.
giuseppe

Vito Saturno 29 dicembre 2011 - 22:02

L’indignazione, si misura tra la gente ogni giorno di più. Prima o poi si manifesterà rumorosamente. L’11 febbraio suggerisco di trovarci tutti a Roma, davanti ai palazzi del potere, ciascuno con una casseruola vuota, da battere con mestoli, come fecero in Argentina e in Cile le massaie del movimento “de las cassarolas”. Chissà che a qualcuno della casta non facciano male le orecchie.
E intanto, al messaggio di Capodanno a reti unificate, rispondiamo spegnendo i televisori. Non facciamoci prendere più per i fondelli!

Mimmo 29 dicembre 2011 - 22:00

Rifaccio la domanda,e non sono un provocatore ma un iscritto a SEL: 200 miliardi di patrimoniale ,equivalenti al 15 % del Pil o giù di lì.a chi li si toglierebbero?
Se a un milione di cittadini,sarebbero 200.000 Euro a testa.
Praticabile?
Credo proprio che non ci sia questa liquidità:l’evasione fiscale è stimata per cifre molto minori.
E allora?
Ditemi che ho torto ,ma numeri alla mano,o astenersi da fantasticherie.

Angelo Broccolo 29 dicembre 2011 - 21:55

le proposte del nostro partito per una manovra piu giusta,hanno avuto un significativo riscontro nell’opinione pubblica,soprattutto di quella relativa ai soggetti piu’ esposti alle ricadute negative sia nel breve che nel lungo periodo,cova nel Paese una protesta allo stato ancora silente ma che non tarderà molto a farsi sentire.Credo sia giunto il momento di una grande manifestazione nazionale delle opposizioni politiche e sociali,preceduta da una larga e partecipata discussione nei territori e nei luoghi di vita e di lavoro.

Berardino Cesi 29 dicembre 2011 - 21:43

Cari tutti, credo che non possiamo eludere il problema del debito pubblico, che al momento si attesta al 120% del PIL, e che ci costringe a coprire i titoli di stato in scadenza nel 2012 con l’emissione di altri titoli che però ci costano interessi di circa il 7% (quando emessi a medio lungo termine, come BTP). Non è sostenibile, infatti, collocare titoli decennali al 7% con un tasso di decrescita reale del PIL che nella migliore delle ipotesi è attorno al 3% (recessione). Concordo con il punto che solleva Alfonso Gianni che in realtà mi sembra sia anche linea con il merito della proposta: associazione tra patrimoniale pesante/straordinaria e “leggera”/ordinaria. L’idea nella proposta è che la patrimoniale pesante, una tantum e da sola, non servirebbe. Rischieremo di ricadere nelle vecchie politiche una tantum di abbattimento del debito, vedi Amato, e poi come prima. Come mi sembra appaia nella proposta, una patrimoniale ordinaria è condizione necessaria affinché quella pesante possa operare nel verso giusto. L’importo di questa patrimoniale leggera, che può essere certamente declinato in base alle contingenze, libererebbe risorse per la crescita che per SeL vuol dire, prospettiva, sostenibilità, politiche dei redditi e del lavoro, aggiornamento fisco, welfare e pensioni, social exclusion posta al centro di nuove, mirate e alternative strategie di una necessaria spesa pubblica. Non possiamo però bypassare, come sottolinea spesso Alfonso Gianni nei suoi scritti, che finché la BCE non decide di diventare prestatore di istanza (che poi possiamo certamente declinare tecnicamente in vari modi), il problema del debito resta un’urgenza. Questa urgenza è una questione che un partito che mira a rappresentare un’alternativa seria e credibile ha l’obbligo di affrontare con proposte serie, ragionevoli ed efficaci. Un abbattimento pesante del debito nel breve, tramite una patrimoniale pesante, servirebbe come utile salvagente, perché la BCE e le destre Europee del rigore per i pezzenti d’Europa, ci stiano lasciando in mare bloccati nel loro rigorismo ideologico secondo cui imbottire di liquidità le banche (molte delle quali hanno contributo alla crisi) possa servire ad abbattere il debito europeo in modo non regressivo. Quest’abbattimento immediato attraverso una patrimoniale forte libererebbe anche risorse in termini di minori rendimenti da garantire quando collocheremo titoli di stato, risorse che serviranno poi per finanziare le nostre politiche, tutte quelle espresse, anche in maniera molto organica nei nostri social forum. Se non ci fosse la patrimoniale ordinaria poi a stimolare la prospettiva del paese è chiaro che nel medio breve periodo ci troveremo ancora con il fardello del debito sulle spalle. Il punto sulla defiscalizzazione under 35 mi sembra anch’esso molto forte e molto di sinistra. Una sinistra dalla parte dei giovani, non genuflessa a politiche fiscali che continuano a essere basate su un concetto vecchio e troppo formale di famiglia stile novecento. E’ chiaro come vada ripensata anche una politica globale sui redditi che sia accompagnata da forme di reintegro e accompagnamento alla pensione per chi è senza lavoro e quasi in età pensionabile. La strada maestra, a mio avviso, credo sia quella di scrollarsi di dosso questo perenne dualismo under/over. Consideriamo anche che alcuni di questi under sono costretti a vivere con alcuni di questi over che devono fungere anche da welfare. Cari tutti, io penso che le proposte che SeL sta presentando siano un ottimo punto di partenza in un processo di partecipazione e di ricostruzione di una nuova forza di Sinistra coraggiosa, forte e partecipativa, di cui SeL si fa Hegelianamente interprete, “la nottola di Minerva inizia il suo volo sul far del crepuscolo”.

Ambri 29 dicembre 2011 - 18:10

monti è solo un grande chiaccherone, un buono a nulla, questo non sa proprio cosa fare oltre ad agitare mani e piedi per provare a convincere qualcuno che ha la situazione sotto controllo.
se non risorge la sinistra è finita e se questo non dovesse accadere cari amici e compagni dobbiamo farlo noi, con una nuova primavera italiana.
dobbiamo farlo per noi e per i nostri figli, facciamo in modo che questi signori capiscano cosa vuol dire vivere con 1000 euro al mese, ciao a tutti

Michele 29 dicembre 2011 - 17:05

ripeto: tutte vere le cose dette, la patrimoniale, le spese militari, l’evasione, ma bisogna andare al nocciolo del problema, per ridare forza all’occupazione bisogna rinunciare ad essere una potenza economica e svalutare la moneta altrimenti la speculazione ci mangia vivi, si salverà solo il 10 % dei più facoltosi che trasformeranno il paese in un villaggio vacanze.
Salviamo il popolo italiano al più presto! Un programma forte, al di fuori della politica monetaria e ad elezioni il più presto possibile.
Le alleanze non devono essere troppo vincolanti per un programma di una sinistra che si dà il presupposto di ricostituirsi dal basso e senza retaggi ideologici.
Non ci fossilizziamo sulla diatriba andare al governo, andare all’opposizione, costruiamo un progetto di cambiamento forte, che ci sta bene, che non ci sta sticazzi!

Nino 29 dicembre 2011 - 15:00

monti ha detto che non ci sono soldi per le politiche di sviluppo. Il che significa che si cercherà di fare sviluppo, illusorio ovviamente,puntando sulla flessibilizzazione dei contratti di lavoro a tempo indeterminato in uscita e la svendita delle imprese pubbliche.
Altro che questo governo può essere spinto a sinistra, come qualcuno, illudendosi, va affermando!

Enzo 29 dicembre 2011 - 14:56

Mi sembra che sul contributo pubblico alla editoria oggi Monti
abbia detto che si dovra scegliere il contributo mirato, verificare la efficacia, utilità di tali testate giornalistiche ed altre definizioni che a me pare siano un po antidemocratiche.
Che sia la fase due quella di far sparire le voci critiche di sinistra al suo governo.

Ambri 29 dicembre 2011 - 14:28

lo ri-dico, o si cambia totalmente strategia oppure la sinistra non serve a nulla

Antonio 29 dicembre 2011 - 14:26

nella conferenza Monti ha detto che non ci sarà sviluppo con interventi esansivi perchè non ci sono soldi.

scusate ma continuiamo a girare su euro e pareggio di bikancio.
scerve una alternativa a questa europa

Marco Vitali 29 dicembre 2011 - 14:17

Mah! Continuo a pensare che forse era meglio andare subito al voto!

Pino 29 dicembre 2011 - 13:58

Forse manca qualche cosa tipo la TAV?? il reddito di cittadinanza ??’ e per tutti coloro che resteranno discoccupati a 50 anni ??’…e sull’innalzamento dell’aetà pensionabile???’
più che delle proposte alternative all’attuale governo …mi sembra uno svendersi al PD ..mi dispiace ma se questa è la posizione di SEL …addio

Ambri 29 dicembre 2011 - 13:41

CARA SEL,
siete in errore.
accettare che ci siano redditi annui di 6000 euro o la generazione 1000 euro, per una forza politica di sinistra è una sconfitta.
In questo modo non diamo un vero motivo alla gente per votarci, ci limitiamo a governare situazioni che la destra ha creato e non proporniamo una vera alternativa.
Intendo dire, che per essere credibili e per dare una speranza vera a chi attende con ansia il ritorno di una vera sinistra dobbiamo fissare l’asticella molto + in alto ai 1000 euro al mese e dobbiamo essere chiari quando proponiamo uno stato diverso in termini di diritti e doveri.
proporre una riforma delle pensioni, lavoro, ambiente diversa che almeno stuzzichi le curiosità della gente altrimenti, come ho detto in precedeza. siamo costretti a governare un sistema socio/economico di destra, costruito sapientemente in questi ultimi 20 anni.
in difinitiva o ci proponiamo come coloro che una volta al potere/governo promettiamo in breve tempo la cancellazione, ripeto, cancellazione, dell’attuale sistema oppure siamo destinati a soccombere.
il sistema attuale è stato costruito per non essere governato con metodi di sinistra, allora lo devi cancellare e proporre la vera alternativa.
un saluto a tutti

Eurorisparmio 29 dicembre 2011 - 13:02

Il lavoro per i giovani e importante! aumentare i tassi di interessi favorisce altra disoccupazione non ne migliora affatto la diminuzione Monti sta tassando gli italiani ma la Borsa va sempre più in negativo miglioramenti lievi si avvertono ma non hanno efficacia per risolvere il problema crisi che a lungo tyermine porterà solo disagi e fame!.
http://www.eurorisparmio.com

Mimmo 29 dicembre 2011 - 12:56

Sarebbe da indicare a chi si prendono i 200 miliardi:se ,facciamo un’ipotesi,si cercano su 1.000.000 di persone,sarebbero 200.000 euro a testa.Siamo sicuri che ci sia quella liquidità e che non si farebbe macelleria “sparando nel mucchio”?
Detta così mi sembra impraticabile.
O pensiamo che ci siano 1.000.000 di Kulaki da espropriare?
Bisogna fare ipotesi alternative praticabili senza sfasci sociali.
Personalmente,credo poco nelle misure eroiche,molto di più nella, lotta all’evasione e all’elusione,in patrimoniali importanti ma sostenibili,e anche nei comportamenti individuali di chi compra beni e servizi italiani ogni volta che può,migliorando così la bilancia commerciale ,il gettito fiscale,l’occupazione.

Nino 29 dicembre 2011 - 11:10

errata corrige:
se la bce fosse stata pensata come prestatore di ultima istanza ed incaricata di acquistare titoli di stato per fermare la speculazione finanziaria sugli stessi titoli.

Nino 29 dicembre 2011 - 10:54

A parte il fatto che le elezioni non sono un atto taumaturgico.
Andare, infatti, alle elezioni con un programma concordato col pd e l’idv è continuare sulla scia di prodi, berlusconi e monti.
Non cambierà nulla di nulla.
Si seguiranno alla lettera le imposizioni della commissione ue che puntano sul raggiungimento del debito pubblico al 60% del pil: un continuo smantellamento dello stato sociale.
Pensare, perciò, che le finanziarie lacrime e sangue di montiana memoria siano ormai alle spalle, quando sono davanti a noi,e che questo governo si possa spostare a sinistra, è veramente un esercizio di fantapolitica,pure demagogico.
La grecia, infine, è scesa in quell’abisso per costringerla a rispettare i parametri ormai noti di debito e deficit, che sono alla base della entrata e permanenza nella moneta unica e che sono richiesti dagli speculatori finanziari, che comprano titoli di stato.
Mica per altro!
Se la bce fosse stata pensata come banca centrale di acquisto dei titoli di stato dei paesi entrati nell’euro e i parametri fissati piu’ flessibili, tutto questo macello sociale non ci sarebbe, poichè gli speculatori sarebbero tenuti a debita distanza. Ma la volontà politica della commissione europea e dei trattati non va in questa direzione.

Giuseppe 29 dicembre 2011 - 10:37

Penso che le spese militari andrebbero portate ad un livello più basso dello 0,9%, che la patrimoniale dovrebbe essere strutturale (perchè solo l’IMU e le accise sulla benzina che pagano anche i poveri devono esserlo?).
A proposito di crescita e di denaro vi consiglio questo video:

http://www.youtube.com/watch?v=Y7Ygy7cOlWs

e stiamo attenti perchè la borghesia finanziaria che ha imposto MOnti è come un pescecane perennemente affamato: non si accontenterà di quanto ha già ottenuto nei primi giorni di questo governo, adesso verranno lo statuto dei lavoratori e più in generale l’eliminazione delle tutele che ancora esistono e che i padroni vedono solo come un impaccio alla loro dittatura economica e sociale; poi verrà il capitolo sanità mentre si svenderanno ancora ai privati gli ultimi pezzi appetibili del pubblico, (comprese demanio e concessioni) e infine, su queste macerie potrebbe anche essere dato un colpo alla democrazia (già oggi si stanno chiudendo i giornali che non godono del finanziamento del capitale). Questo è, a mio avviso, il rischio, ovviamente quella non è una strada obbligata, molto dipenderà anche da quanto la sinistra saprà opporsi a questo disegno. Non credo in un neutro agire dei “mercati”.
Giuseppe

Michele 29 dicembre 2011 - 10:24

Perché non prendere posizioni più coraggiose?
L’europa, questa europa ci obbliga ad imposizioni e rigidità che non tengono conto delle specificità locali regionali e nazionali, in agricoltura da anni sono stati obbligati tanti ad intraprendere attività che li hanno portati al collasso, tutto documentato. Ora ci stimo indebitando con la bce e lo fanno passare per un favore, ma siamo sempre più sudditi e meno forti di un’europa liberista e di destra. Per mantenere i posti di lavoro che sono la nostra priorità politica dobbiamo svalutare la nostra moneta, siamo obbligati, pena la chiusura del 50 per cento delle aziende tra medie grandi e piccole.
Questa europa ci mangia ha due velocità perché correre verso un precipizio? Fermiamoci pensiamo ad una moneta più piccola per i paesi mediterranea e ricominciamo a produrre, pensiamo alla possibilità di nazionalizzare le banche e insistiamo sulla redistribuzione delle ricchezze con forme credibili e sostanziali di patrimoniale altrimenti tra pochi mesi saremo come l’argentina del default.

Edoardotrotta 29 dicembre 2011 - 09:57

Per quanto riguarda la “manovra” condivido in pieno le posizioni di SEL, mi sembra che stiamo andando nella direzione giusta.
La richiesta di far pagare la “crisi” a chi non ha mai pagato non può essere annacquata all’infinito.
Questa classe “politica” ha fallito, lega compresa, bisogna andare a nuove elezioni.
Temo che con questa “casta” non andremo lontano, logoreremo il potenziale di cambiamento, andremo a “nuove forme di conservazione”.
Ma non per questo “tutta” la sinistra è “casta”, vanno salvaguardati coloro che guardano alle classi medie e ai più deboli non credo che l’alternativa sia il massimalismo ma nemmeno il minimalismo. AVANTI così.

Edoardotrotta 29 dicembre 2011 - 09:49

Sinistra Ecologia Libertà è nel Partito Socialista Europeo.
Ad esempio ha collegamenti, in Germania con la “Linke”, i “Piraten” e i Verdi. Si pone come forza di cambiamento e, in Europa spira prepotente questo vento.
In questo bisogna aver paziente la “cancelliera” e “Sarko’” non sono eterni e iniziano a zoppicare, una nuova EUROPA è possibile e necessaria e Noi ne facciamo parte.

Reggiano Scalzo 29 dicembre 2011 - 09:24

Caro Nino, sto solo dicendo che questo governo è meno iperliberista di quello che sembra. Ha agito in situazione di emergenza. Se fossimo andati alle elezioni saremmo andati in default e non ci sarebbero nemmeno state le pensioni e gli stipendi per dipendenti pubblici. Altro che aumento dell’età pensionabile. avremmo avuto l’Italia a ferro e fuoco peggio della Grecia. Questa è la realtà, non sono favole! Irrazionale sarà magari un certo populismo di chi dice che si poteva andare subito ad elezioni ignorando la speculazione! Senza governo da novembre ad aprile con una campagna elettorale da guerra civile.. Roba da matti, questo sì! Se il PDL è scontento di questa manovra perchè fa pagare troppo alla loro borghesia benpensante significa che si è aperta una breccia e su quella la sinistra deve spingere e aprire un varco. Non credo di stare facendo fantapolitica

Felice Di Giandomenico 29 dicembre 2011 - 09:16

Il problema, cari compagni, è che questo governo oltre a stangare la fasce di popolazione medio-basse continua a fare lo gnorri su aspetti quali le frequenze televisive ed ora anche sulle nuove licenze per le slot machine, che sembra stiano per essere assegnate gratis.
Considerando che il giro d’affari del cosiddetto “gioco legale” nel nostro Paese è di circa 42 miliardi di euro, risulta alquanto inquietante che Monti e il suo esecutivo non abbiano ancora assunto una chiara presa di posizione proprio riguardo al tema delle slot machine imponendo un’asta che impedisca a Sisal, Lottomatica, ecc. di ottenere gratis le concessioni.
Ha ragione il Fatto Quotidiano a sottolineare che non è più ammissibile in un’epoca di sacrifici che queste società continuino a macinare utili milionari grazie a un quadro normativo e politico che le favorisce. Si parla addirittura di un giro di affari superiore di dieci miliardi a quello realizzato in tutto il mondo dall’intero gruppo Fiat. Come vedete, bacini da cui attingere denaro ce ne sono e sono alquanto ricchi, ma quando manca la volontà politica di creare veramente equità, giustizia sociale e redistribuzione delle ricchezze, l’unica arma disponibile è una forte opposizione alle decisioni di governo, opposizione senza se e senza ma; la supina e poco convinta adesione del PD a norme inique dal punto di vista sociale, l’eccessivo entusiasmo del Terzo Polo (Casini ha ancora il coraggio di perorare le cause della famiglia), lo smembramento del PDL oramai spaccato in due, sono tutti aspetti che non garantiscono assolutamente nulla dal punto di vista politico.
A contrastare questo governo – almeno in parlamento – sono rimasti Di Pietro e Lega, anche se quest’ultima sta facendo una gran cagnara solo per rifarsi il trucco e tornare presentabile ai suoi elettori. Cari compagni, quello delle frequenze TV ed ora del gioco legale (che rimane a mio parere pur sempre laccato d’azzardo) sono due aspetti da tenere sotto controllo; si parla di miliardi di euro e mi sembra giusto almeno provare a pensare di andare ad attingere le risorse di risanamento da lì e non dalle nostre tasche già abbondantemente provate.

Antonio 28 dicembre 2011 - 23:08

io penso che la centralità sia nella riforma elettorale .
50 % maggioritario colleggio unico e primarie di collegio e 50 % proporzionale con preferenza unica.
nom dobbiamo dimenticare la società civile tipo amministrative Milano e napoli. e poi al voto.

sul programma ormai ci sono idee abbastanza condivise.

non condivido unico punto Europa ed Euro.
ci vuole ALTRA MUSICA.

è FONDAMENTALE CHE IN QUALCHE MODO LA BANCA D ‘ iTALIA POSSA STAMPARE MONETA.

non entro nel dettaglio, anche perchè il dettaglio lo lascio agli economisti.

ma per uscire da questa crisi abbiamo necessità di un piano del lavoro
riflettere su fiat grandi gruppi industriali banca pubblica del sud
turro questo è incompatibile con questa europa.
più europa vuol dire pareggio di bilancio !!

io sono europesta convinto quindi FUORI da QUESTA EUROPA.
su monti tiepido liberista , cattolico
Monti è tiepido perchè ha paura di perdere consenso.
egli è un neoliberista ESTREMO.

la manovra irap in questo momento è una estremizzazione della teoria dell’ offerta, aumenta solo gli extraprofitti , e la finanza ‘ creativa’.

Alfonso Gianni 28 dicembre 2011 - 22:56

Confesso che continuo a non capire perché’ , dopo avere sostenuto cose diverse nel confronto con il centrosinistra sulla patrimoniale, cioe’ appoggiando giustamente la proposta della CGIL, poi si sposi del tutto la tesi di Pietro Modiano, apprezzabile ma come tante altre, e soprattutto senza nessuna discussione sull’ argomento nel nostr forum. Oltretutto quanto si afferma in questo articolo, che si limita a riassumere quanto contenuto nel documento gia’ pubblicato, e’ contraddittorio in s’è. Se diciamo giustamente che non pensiamo di abbattere il debito rapidamente, perché proponiamo una patrimoniale straordinaria da 200 miliardi. Nei confronti di chi? Chi la deve pagare. E perche’ la patrimoniale ordinaria, quindi strutturale, dovrebbe valere solo 5 miliardi, quando invece dovremmo intervenire strutturalmente sul fisco per avviare una riduzione delle differenze reddituali? Mah …

Angelo 28 dicembre 2011 - 19:21

Ecco cosa si poteva fare senza toccare le pensioni e ceti deboli:

-forte patrimoniale sui beni dei superricchi che consentirebbe di recuperare subito diverse centinaia di miliardi (ricordo che il nostro debito, alibi della finanza, è di circa 1900 miliardi di euro),
-Mini patrimoniale sui beni ecclesiastici (che ammontano tra alberghi patrimoni immobiliari e finanziari a circa 3000 miliardi di euro) e nota bene questi non sfuggono all’estero ,BASTEREBBE un 5% per ricavare 150 miliardi…
-ici solo sulle seconde , terze case ecc. in progressione,
-abolizione ma da subito dei vitalizi parlamentari,
-tagli di tutti i costi e privilegi della politica,
-vendita nel tempo del patrimonio pubblico non artistico (previste entrate per 700 miliardi di euro nel tempo)
-utilizzo di minima parte riserve auree (ammontano complessivamente a circa 200 miliardi )
- abolizione del denaro ed uso di carte credito,proposta dalla Gabanelli (permetterebbe di recuperare centinaia di miliardi evasi)
-accordo con la Svizzera e relativa tassazione capitali li’ imboscati (altri 50 miliardi circa calcolati di resa),
- ed altre proposte che vengono dalla società civile (tassazione rendite finanziarie,transazioni d di borsa ecc.).
-naturalmente : lotta serrata a corruzione, evasione fiscale, nuova legge elettorale e altri provvedimenti per la crescita.

Tutto il resto sono balle di tecnocrati legati a confindustria e finanza privi di senso sociale

Angelo 28 dicembre 2011 - 19:20

Un buon programma,mancano alcuni punti importanti,compresa una revisione e modifica dell’iniqua manovra pensioni della Fornero.
Ecco cosa si poteva fare senza toccare le pensioni e ceti deboli:

-forte patrimoniale sui beni dei superricchi che consentirebbe di recuperare subito diverse centinaia di miliardi (ricordo che il nostro debito, alibi della finanza, è di circa 1900 miliardi di euro),
-Mini patrimoniale sui beni ecclesiastici (che ammontano tra alberghi patrimoni immobiliari e finanziari a circa 3000 miliardi di euro) e nota bene questi non sfuggono all’estero ,BASTEREBBE un 5% per ricavare 150 miliardi…
-ici solo sulle seconde , terze case ecc. in progressione,
-abolizione ma da subito dei vitalizi parlamentari,
-tagli di tutti i costi e privilegi della politica,
-vendita nel tempo del patrimonio pubblico non artistico (previste entrate per 700 miliardi di euro nel tempo)
-utilizzo di minima parte riserve auree (ammontano complessivamente a circa 200 miliardi )
- abolizione del denaro ed uso di carte credito,proposta dalla Gabanelli (permetterebbe di recuperare centinaia di miliardi evasi)
-accordo con la Svizzera e relativa tassazione capitali li’ imboscati (altri 50 miliardi circa calcolati di resa),
- ed altre proposte che vengono dalla società civile (tassazione rendite finanziarie,transazioni d di borsa ecc.).
-naturalmente : lotta serrata a corruzione, evasione fiscale, nuova legge elettorale e altri provvedimenti per la crescita.

Tutto il resto sono balle di tecnocrati legati a confindustria e finanza privi di ogni equità e senso sociale .Per questo servirebbe una sinistra allagata a idv ed altri soggetti per un progetto nuovo in autonomia rispetto alle caste pd ..

Enbo 28 dicembre 2011 - 18:32

Sicuramente queste proposte sono condivisibili perchè sono serie e non credo di essere un visionario,SEL deve sostenerle e farne la sua linea politica chiara senza se e sneza ma, certamente sarà difficile trovare alleanze nel centro sinistra ma non per questo, se,le riteniamo giuste bisogna rinunciarci.
In quanto al maldipancia del PDL io credo che sia tutto da vedere,io vedo che quando Berlusconi attacca, lui ed i suoi giornali,quasi tutti i giorni, Monti sulla manovra salta subito fuori il politico di turno del PD a gridare, la salviamo noi la manovra, ecco a questo puunto Berlusconi e tutto ilPDL il loro scopo lo abbiano già raggiunto.Quale sara questo scopo???????

Felice Di Giandomenico 28 dicembre 2011 - 18:21

Verissimo, con una manovra che soffoca i ceti medio-bassi, da questa crisi non ne usciremo anzi, le l’attuale stato di cose è destinato a peggiorare.
Concordo pienamente con le proposte di SEL ma ci sono altri punti che dovrebbero essere messi a fuoco e che riguardano proprio le classi sociali più deboli. Ad esempio l’adeguamento dei salari rispetto al costo della vita. Ha ragione Maurizio Landini a dire che in un paese dove chi lavora si ritrova povero è un paese pieno di anomalie. L’aumento dei ticket sanitari, la reintroduzione dell’IMU sulla prima casa, l’oscillazione dei prezzi di beni di largo consumo dettata dal libero mercato, l’aumento delle accise sui carburanti e il previsto innalzamento dell’aliquota Iva dal 20 al 23% graveranno in modo drammatico nelle tasche dei cittadini con redditi medio-bassi. L’economia non gira e quanto accaduto in queste feste natalizie ne è una dimostrazione lampante visto gli ultimi vertiginosi cali dei consumi.
Ma da un governo di tecnocrati e di banchieri cosa possiamo aspettarci? Cosa possiamo aspettarci da una politica claudicante, che si muove all’ombra di un esecutivo che sopravvive tra malumori e polemiche ma che tuttavia continua ad assestare colpi durissimi ai lavoratori, ai pensionati, ai giovani precari e disoccupati? Monti e co. sono disposti ad ascoltare le nostre ragioni, le nostre proposte, oppure queste sono destinate a rimanere parole, pensieri gettati al vento?
Da quanto tempo parliamo di patrimoniale, di tagli alle spese militari; avete visto voi qualche buona iniziativa di governo a riguardo? E quando se ne chiede ragione a qualcuno tanto dicono e tanto fanno da mischiare le carte in tavola esaltando sempre e comunque l’azione del governo.
Più si va avanti e più mi convinco che sarebbe stato molto meglio tornare alle urne.

Giovanni Mainetto 28 dicembre 2011 - 18:18

A parte il fatto che non capisco bene tecnicamente a chi li prendiate i 200miliardi di euro della patrimoniale e come, che non capisco perchè uno con uno stipendio da fame di 500euro al mese debba avere meno di 35anni per essere esentato dal pagamento della aliquota del 23% dell’IRPEF, etc. e perchè non scrivete che bisogna tassare: maggiormente la rendita finanziaria, MAGGIORMENTE le transazioni finanziarie, tassare gli spostamenti di capitali, mettere fuori legge i derivati tossici facendo fallire le banche che ci hanno giocato sopra, creare una banca centrale europea che acquisti direttamente il debito degli stati anziche’ finanziare le banche, etc. etc., quello che non riesco a capire è la speranza vana che Monti ci porti fuori dalla crisi.
Ma li leggete i giornali? L’anno prossimo è recessione in Italia con la perdita di un altro milione circa di posti di lavoro. Previsione unanime di tutti.
Inoltre, in questo parlamento la maggioranza è di centro-destra. Almeno così mi sembra di aver capito in questi anni. E allora come fa a fare manovre eque questo governo con questo parlamento, anche se ne avesse voglia? E’ impossibile.
Quindi l’unico problema è trovare il modo di andare alle elezioni il più presto possibile, con questo governo Monti in carica per l’ordinaria amministrazione, incalzando il PD fino a farlo recedere da questa posizione demenziale in cui si è ficcato, che sta ridando fiato a Berluska e alla Lega.
Non dovrebbe essere molto difficile, stante l’attuale situazione.
Ora la domanda delle domande. Ma se non pensiamo di vincere le elezioni nel momento in cui in capitalismo crolla e si fanno sentire gli effetti del suo fallimento sul popolo dei lavoratori, pensionati, precari, quando mai pensiamo che sia il momento in cui abbiamo la possibilità di vincere le elezioni?
Non dovrebbe essere difficile per il PD trovare un casus belli per togliere la fiducia ed andare alle elezioni: basta porre in modo ultimativo la questione della patrimoniale, dell’asta delle frequenze TV (che voi vi siete stranamente scordati), della tassazione dei grandi patrimoni, etc. O no? immobiliari, etc.

Mirko Lombardi 28 dicembre 2011 - 18:15

Scusate l’errore di battitura, intendevo dire che nei dieci anni scorsi siamo cresciuti del 2,7% , cioè dello 0,27% di media all’anno!!! cioè niente!

Mirko Lombardi 28 dicembre 2011 - 18:11

Ma le pensioni le lasciamo come le ha ridotte la Fornero? I giovani non avranno mai lavoro! A meno di pensare ad una crescita +3%….., ma se in 10 anni siamo cresciuti del 2’7% e’ serio illudersi?
E’ ovvio che il tema della equità e’ socialmente fondamentale soprattutto quando si tratta di prelevare risorse, ma se il prelievo serve a pagare il debito e non il welfare e il lavoro alla fine rischia di essere inutile, anche se equo. E questo e’ il vero punto del dibattito: prelievo equo ma dentro il paradigma liberista? Oppure tentare di uscire da ciò che ci ha portato a questo disastro?

Enzo 28 dicembre 2011 - 18:11

Sicuramente sono proposte serie che fa SEL ed è giusto che ci sia un impegno forte a battersi per questo e non credo che siamo visionare a crederci sucuramente si farà fatica a trovare alleanze a sinistra ma non per questo bisogna rinunciare a delle idee se si ritengono giuste.
In quanto al maldipancia del PDL è tutto da vedre, non vedete che quando Berlusconi ed i suoi giornali attaccano tutti i giorni Monti sulla manovra subito salta subito fuori il politico del PD di turno a gridare, la salviamo noi la manovra,ecco che Berlusconi e tutto il PDL hanno raggiunto il loro scopo, quale sra questo scopo?????

Nino 28 dicembre 2011 - 17:29

mah, sembra veramente che reggiano scalzo sia un grande lettore di favole.
Davanti a quello che il governo monti sta facendo, sogna ad occhi aperti che si possa spingere la fornero and company a sinistra. Ma si può essere così irrazionali?

Marco 28 dicembre 2011 - 15:55

Condivido tutto, aggiungerei pesanti (almeno il 50%) tagli ai costi della politica europea, nazionale, regionale, comunale, sia nei numeri dei politici, stipendi, pensioni, auto blu, dipendenti, abolizioni cnel, province, enti inutili etc…
Sia per gli organi esecutivi che legislativi e per il presidente della repubblica
Inoltre condivido riduzioni ai contributi pubblici per la chiesa, i sindacati (si un poco anche per loro) e i mass media
Ovviamente questo è molto ma non abbastanza, il grosso deve essere la riforma fiscale, la patrimoniale, i tagli alle spese militari ma sopratutto la lotta all’evasione e corruzione!

Reggiano Scalzo 28 dicembre 2011 - 15:10

Manovre giuste ma improponibili prima delle prossime elezioni. Dobbiamo stare con i piedi per terra magari approfittando del malpancismo del PDL: se i berlusconiani hanno la faccia tosta di dire che la manovra è troppo di sinistra e di gridare boia le tasse è l’occasione buona per svergognarli di fronte al popolo e a spingere Fornero & C. a spingere verso sinistra la fase 2.

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